E-commerce e nuove tasse sui pacchi in Ue, quanto incidono sui costi di spedizione
EconomiaIntroduzione
L'Italia, nell’articolo 30 della Legge di bilancio, ha deciso di abolire la tassa di 2 euro sui piccoli pacchi provenienti dai Paesi extra-Ue, che sarebbe scattata il 1° gennaio 2027. Viene cancellato, "ai fini del coordinamento con le disposizioni" europee, il prelievo nazionale sulle spedizioni di valore non superiore a 150 euro, introdotto appena un anno fa ma mai effettivamente applicato. Una rinuncia che vale 91,3 milioni di euro all'anno, secondo le stime aggiornate della relazione tecnica. La misura avrebbe dovuto debuttare all'inizio del 2026, interessando soprattutto gli acquisti dai colossi cinesi dell'e-commerce, come Shein e Temu, ma la sua entrata in vigore è slittata quattro volte, e ora è arrivato lo stop con la Manovra.
Nel frattempo Bruxelles ha introdotto, dal luglio scorso, un dazio forfettario di 3 euro sui piccoli acquisti extra-Ue, al quale si è aggiunta dall’1 novembre una commissione di gestione di 2 euro. Ma quanto pesano tutte queste nuove imposte sui prezzi delle spedizioni?
Quello che devi sapere
Le mosse dell’Unione europea
Dall’1 novembre è quindi partito il nuovo contributo di 2 euro, che si aggiunge al dazio forfettario di 3 euro introdotto a luglio sui pacchetti di valore inferiore a 150 euro. La stretta europea punta da un lato ad arginare l'invasione di prodotti a basso costo provenienti in gran parte dalla Cina, dall'altro a far fronte ai costi aggiuntivi che il boom del commercio online impone alle dogane dei Paesi dell’Unione europea, chiamate a gestire e controllare miliardi di spedizioni. L'Italia, con il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, è stata in prima linea nel chiedere di anticipare l'intervento europeo, senza attendere il completamento della riforma delle dogane previsto per il 2028.
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Quali sono le tasse in vigore e quanto pesano
La nuova handling fee, fissata dalla Commissione europea a 2 euro, si applica agli acquisti online spediti nell'Unione europea da Paesi terzi, indipendentemente dal valore della merce. Va aggiunta al dazio forfettario di 3 euro che, come spiegato sul sito del Consiglio europeo, "si applica a tutti i pacchi di valore inferiore a 150 euro che entrano nell'Ue ed è riscosso per categoria di merci e non per pacco. Ogni tipo di prodotto costituisce una categoria. Ad esempio, se un pacco contiene due giocattoli, un cappotto di lana e tre bottiglie di shampoo, sarà applicato un dazio doganale complessivo pari a 9 euro, poiché il pacco contiene tre categorie di merci". Quindi, per le spedizioni sotto i 150 euro, le due tasse stabilite dall'Ue si sommano, portando a 5 euro l'importo complessivo per ciascuna voce doganale. E alla somma totale va poi aggiunta anche l’Iva. A pagare formalmente saranno le piattaforme, i venditori o i loro intermediari, ma non è improbabile che i nuovi oneri siano trasferiti sui prezzi praticati ai consumatori.
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Queste tasse sui pacchi ci saranno per sempre?
La nuova commissione da 2 euro serve a coprire almeno in parte i costi delle verifiche doganali, dalla raccolta dei dati all'analisi dei rischi e fino ai controlli sulle merci. La misura è permanente e l'importo potrà essere rivisto ogni due anni. Transitoria è invece la fase attuale dei dazi: il forfait di 3 euro resterà in vigore fino al luglio 2028, quando entrerà in funzione il nuovo sistema informatico doganale europeo, il Customs Data Hub, che consentirà di applicare le tariffe ordinarie.
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La tassa Ue su pacchi va pagata anche in caso di reso
Adusbef poi ricorda che mentre il dazio temporaneo da 3 euro imposto dall'Unione europea dallo scorso 1° luglio vale solo per le spedizioni da Paesi extra-Ue di importo inferiore ai 150 euro, la tariffa doganale da 2 euro non ha limiti di valore né di durata e si applica a tutte le vendite di beni importati da Paesi situati al di fuori dell'Unione europea. Entrambe le misure, inoltre, sono soggette a Iva e devono essere pagate sempre, anche in caso di reso della merce acquistata. Ai sensi dell'art. 20, par. 6, del Regolamento (UE) 2026/2108 la tariffa di gestione da 2 euro è dovuta dal momento in cui la dogana accetta la dichiarazione, perché è da quel momento che l'amministrazione esegue i controlli - spiega Adusbef - Questo significa che la tariffa doganale non è rimborsabile nel caso in cui il consumatore proceda ad effettuare il reso della merce acquistata, ed è sempre dovuta anche se la merce non viene svincolata o la dichiarazione viene invalidata, perché la dogana ha comunque trattato la richiesta. Sia sul dazio che sulla tassa di gestione si paga poi l'Iva, ed è questa l'unica parte che può essere rimborsata in caso di reso.
Il boom dei piccoli pacchi
Nel 2025 sono entrati nell'Unione europea quasi 5,9 miliardi di articoli attraverso spedizioni di basso valore, quattro volte il volume registrato nel 2022 e pari a oltre 180 al secondo. Più del 90% di questi arrivava dalla Cina. Un flusso che ha messo sotto pressione le amministrazioni doganali e reso sempre più difficile individuare prodotti pericolosi, contraffatti o non conformi agli standard europei, alimentando anche le denunce di concorrenza sleale da parte delle imprese Ue.
Calo del 60% dei mini pacchi dopo il dazio di 3 euro di luglio
Ma già la stretta introdotta a luglio con i dazi di 3 euro sembra produrre i primi effetti. La Commissione europea stima che, dall'entrata in vigore, le importazioni dichiarate attraverso la procedura doganale semplificata H7, riservata alle spedizioni dell'e-commerce sotto i 150 euro, siano diminuite di circa il 64%. Un calo del 48% riguarda invece le vendite a distanza di prodotti di basso valore (dichiarate attraverso la procedura ordinaria H1). Nonostante ciò, l'Ue riceve ancora "5 milioni di articoli al giorno, che è ancora un numero considerevole di pacchi, e la pressione sulle nostre autorità doganali è molto alta", ha spiegato un funzionario della Commissione europea, ricordando "che nel 2025 sono stati importati nell'Ue 5,9 miliardi di pacchi e che questi rappresentavano un rischio per i consumatori. Abbiamo effettuato controlli coordinati da parte delle autorità doganali, che hanno evidenziato una non conformità del 60% di questi prodotti, con conseguente concorrenza sleale per l'economia e il sistema pensionistico dell'Ue".
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