Sciopero, Cgia: "Costo per il Paese vicino a 1 miliardo di euro"

Economia
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Introduzione

Lo sciopero nazionale del 30 ottobre, contro il carovita e il riarmo, che ha coinvolto 60 città italiane, potrebbe essere costato al sistema Paese fino a 817 milioni di euro. E se si considerano anche i costi indiretti, la perdita complessiva potrebbe attestarsi attorno al miliardo di euro. La stima arriva dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre, elaborata in attesa di conoscere ufficialmente il grado di adesione alla mobilitazione.

Quello che devi sapere

Gli scenari

Nello specifico, sulla base delle prime indicazioni, l'assenza dei lavoratori dipendenti potrebbe essersi aggirata attorno al 20%. Per arrivare a elaborare la sua stima, comunque, la Cgia ha preso in considerazione il valore aggiunto giornaliero prodotto in Italia, che nel 2026 dovrebbe attestarsi a 5,676 miliardi di euro, a fronte di un Pil giornaliero di 6,361 miliardi.

 

Ipotizzando diversi livelli di partecipazione allo sciopero, la perdita di valore aggiunto sarebbe pari a:

  • 409 milioni di euro con un'adesione del 10%,
  • a 817 milioni con un'adesione del 20%
  • e a 1,226 miliardi con una partecipazione del 30%.

 

Nello scenario centrale, un'assenza del 20% tra i dipendenti corrisponderebbe a un tasso di assenza del 14% sul totale degli occupati, considerando anche i lavoratori autonomi.

 

Per approfondire:

Sciopero generale 30 ottobre, scontri a Roma e Torino. Gli organizzatori: "Oltre 1 milione ai cortei"

Le differenze tra territorio: Lombardia la più colpita

A livello territoriale, la Lombardia sarebbe la regione più colpita, con una perdita stimata di 193,6 milioni di euro nell'ipotesi di un'adesione del 20%. In generale, le situazioni più critiche si concentrerebbero nelle aree maggiormente industrializzate del Paese.

 

Qui l'elenco delle regioni e delle perdite stimate:

  • il Lazio con 94,3 milioni, 
  • il Veneto con 75,3 milioni, 
  • l'Emilia-Romagna con 74,6 milioni 
  • e il Piemonte con 60,2 milioni. 
  • La Toscana registrerebbe una perdita di 52,1 milioni, 
  • la Campania di 49,9 milioni, 
  • la Sicilia di 40,2 milioni 
  • e la Puglia di 33,6 milioni. 
  • Segue il Trentino-Alto Adige con 22,1 milioni, 
  • Liguria con 21,3 milioni, 
  • Marche con 18,2 milioni, 
  • Friuli-Venezia Giulia con 17,8 milioni, 
  • Sardegna con 15,8 milioni, 
  • Abruzzo con 14,7 milioni, 
  • Calabria con 13,7 milioni, 
  • Umbria con 9,9 milioni, 
  • Basilicata con 5,3 milioni, 
  • Molise con 2,7 milioni 
  • e Valle d'Aosta con 2,1 milioni. 

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Come è stata fatta la simulazione

La simulazione della Cgia è costruita ipotizzando una produttività media per lavoratore pari a quella nazionale, indipendentemente dai settori economici coinvolti, che presentano livelli di produttività differenti. Nel calcolo si presume inoltre che i lavoratori autonomi non si siano assentati e abbiano mantenuto la stessa produttività media anche in assenza, totale o parziale, dei propri dipendenti. La stima riguarda la perdita di valore aggiunto giornaliero e non comprende i costi indiretti. Questi ultimi riguardano gli effetti dello sciopero su cittadini, imprese, conti pubblici e lavoratori. Anche il solo annuncio di una mobilitazione può condizionare il comportamento degli utenti dei servizi pubblici, spingendo alcune persone a rinunciare agli spostamenti per il timore di disagi, anche quando i mezzi circolano regolarmente. Per le imprese, in particolare quelle pubbliche, la riduzione delle ore lavorate comporta una perdita di produttività e può tradursi in minori entrate fiscali e contributive.

Le ripercussioni sulla Sanità

Va poi sottolineato che le conseguenze dello sciopero possono riguardare anche la Sanità, i trasporti e la scuola. Il Servizio sanitario nazionale eroga ogni giorno 2,5 milioni di prestazioni, secondo i dati Agenas riferiti al 2022, tra attività ambulatoriali, diagnostica, prestazioni terapeutiche e visite specialistiche. Le interruzioni possono comportare la riprogrammazione degli appuntamenti e l'allungamento delle liste d'attesa, con conseguenze soprattutto per i pazienti più fragili. 

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Le ripercussioni sui trasporti

Nel trasporto merci, il funzionamento a singhiozzo dei treni e la chiusura totale o parziale di porti e interporti possono bloccare i container e ritardare gli approvvigionamenti.

 

Non solo. Quando i mezzi pubblici non circolano, i lavoratori del settore privato possono essere costretti a utilizzare l'auto propria, sostenendo le spese per carburante, parcheggi e pedaggi autostradali. 

I problemi per la scuola

Mentre la mancata apertura delle scuole materne e dell'obbligo può costringere i genitori a chiedere permessi dal lavoro. 

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Il costo per chi sciopera

La Cgia ricorda inoltre che il costo immediato dello sciopero ricade anche sugli stessi lavoratori che vi aderiscono. La giornata non lavorata viene infatti trattenuta dalla retribuzione e corrisponde a circa un ventesimo dello stipendio mensile. Nella maggior parte dei contratti collettivi, inoltre, per quel periodo non matura la quota di tredicesima. L'associazione sottolinea tuttavia che il mancato valore della produzione in una giornata non coincide necessariamente con una perdita permanente per il sistema economico. Molte attività interrotte o cancellate, dalle visite mediche alla produzione industriale fino al trasporto delle merci, possono infatti essere recuperate nei giorni successivi. 

Sciopero diritto fondamentale

La Cgia comunque precisa che lo sciopero è un diritto fondamentale sancito dall'articolo 40 della Costituzione e uno strumento attraverso il quale i lavoratori possono esprimere le proprie rivendicazioni. La stima del costo economico della mobilitazione, sottolinea l'Ufficio studi, ha l'obiettivo di quantificarne gli effetti sul Paese e non di mettere in discussione la legittimità o il valore democratico e sociale di questo diritto.

 

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