Sciopero generale, scontri a Roma e Torino. Gli organizzatori: "Oltre 1 milione ai cortei"
CronacaLe proteste del 31 ottobre hanno coinvolto oltre sessanta piazze e un milione e mezzo di partecipanti secondo le stime dell'Usb. In strada studenti, lavoratori, pensionati e movimenti sociali. Cortei pacifici nella maggior parte delle città, ma tensioni a Roma e Torino. Scontri anche a Mestre e Vicenza, disagi a Milano
I più piccoli hanno sfilato nei passeggini spinti dalle loro mamme, qualche bimbo delle elementari con un cartello in mano: "Ho 10 anni e sciopero per il mio domani". Accanto a loro studenti, lavoratori, precari, agricoltori, pensionati, movimenti per la casa, pro-Pal e sindacati di base per dire no al riarmo e al carovita. Una mobilitazione nel giorno dello sciopero generale indetto dall'Usb che ha unito diverse generazioni in oltre sessanta piazze pacifiche, ma è sfociata in serata nelle tensioni - con lanci di bottiglie contro agenti, cariche e idranti in azione - nel centro di Roma e Torino.
Un milione e mezzo in piazza secondo l'Usb
Un milione e mezzo i partecipanti, secondo le stime dell'Usb, che evidenzia "un'enorme presenza di studenti e giovani" e assicura: "Non ci fermiamo certamente qui". Alla giornata di protesta, per cui l'allerta sicurezza era alta, hanno aderito diversi settori: dagli agricoltori alla scuola, fino al cinema e all'audiovisivo. Migliaia di persone si sono riversate nelle piazze e nelle strade di decine di città, sfilando pacificamente e senza creare problemi per l'ordine pubblico.
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Roma e Torino, tensioni e scontri in serata
Hanno fatto eccezione Roma e Torino. I cortei della mattina si sono svolti senza problemi, poi sono salite le tensioni. Nella Capitale uno spezzone si è staccato dal corteo principale nei pressi del Colosseo, lanciando oggetti contro gli agenti e dando fuoco ad alcuni cassonetti: le forze dell'ordine hanno risposto con una carica di alleggerimento. La tensione è salita di nuovo qualche ora più tardi, prima su Ponte Sisto, a Trastevere, quando un gruppo consistente voleva dirigersi verso il Parlamento, e poi sul Lungotevere Testaccio, dove sono stati attivati gli idranti per disperdere la folla. Chiuse e presidiate da agenti in tenuta antisommossa piazza Montecitorio, davanti alla Camera, e piazza Colonna, davanti a Palazzo Chigi. Il bilancio è di 8 fermati per aver tentato più volte di sfondare gli "sbarramenti". Idrante in azione, lancio di uova e cariche anche in piazza Castello a Torino per respingere i manifestanti che si erano avvicinati ai cordoni a protezione della Prefettura. Poi nuovi scontri in serata, sempre nel centro storico, quando dal corteo è partito un fitto lancio di bottiglie al quale gli agenti hanno risposto con i lacrimogeni. Qualche tensione anche a Mestre, dove sette agenti hanno riportato contusioni e tagli quando il corteo ha cercato di sfondare il cordone che sbarrava la strada, e a Vicenza, dove sono dieci i contusi tra manifestanti e agenti nei disordini che si sono verificati quando hanno cercato di occupare la tangenziale.
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Milano, corteo sulla tangenziale est. Protesta nei porti a Genova e Napoli
Solo disagi, invece, a Milano, teatro delle violenze e dei saccheggi di due settimane fa: dopo aver percorso più di due chilometri lungo la tangenziale est - bloccandola per un'ora e mezza - i partecipanti sono rientrati in città lasciandosi alle spalle scritte con la vernice, ai lati della carreggiata: "Salvini appeso" e "Meloni appesa". La protesta è arrivata anche nei porti con un'iniziativa di lotta lanciata da più organizzazioni sindacali che ha coinvolto oltre 100 scali in 17 Paesi contro il traffico di armi. A Genova e Napoli studenti e lavoratori sono entrati nelle aree portuali in corteo senza creare problemi.
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Sicurezza, il bilancio del Viminale
E ieri è stato un nuovo banco di prova per la sicurezza. Il Viminale aveva assicurato che avrebbe messo in campo un "articolato dispositivo per tutelare il diritto di manifestare pacificamente" e isolare i violenti. E in effetti la maggior parte dei cortei si è conclusa senza particolari criticità, con manifestanti e forze di polizia mai venuti a contatto. Un dispositivo, quello messo in piedi dal Viminale, concordato con i prefetti, i questori e i vertici delle altre forze dell'ordine di tutti i capoluoghi di regione.