Calcolo rivalutazione pensione 2027, come cambiano gli importi: le simulazioni

Economia
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Introduzione

Le pensioni potrebbero aumentare dal 1° gennaio 2027 per effetto della rivalutazione legata all'inflazione, ma resta da definire l'importo effettivo degli assegni. Mentre si attende la percentuale ufficiale, è possibile effettuare simulazioni con possibili aumenti del 2,5%, del 3% e del 3,5%. Sul tavolo della Manovra 2027, però, c'è anche l'ipotesi di un intervento sul meccanismo di rivalutazione per contenere la spesa pubblica. Se la misura venisse confermata, gli aumenti potrebbero essere inferiori alle stime. Ecco quanto potrebbero cambiare gli assegni nei diversi scenari.

Quello che devi sapere

La rivalutazione delle pensioni

La rivalutazione è il meccanismo che permette di adeguare gli assegni all'aumento dei prezzi, con l'obiettivo di proteggere il potere d'acquisto dei pensionati. Per il 2027, il calcolo si baserà sull'inflazione registrata nel 2026 rispetto al 2025. La percentuale definitiva non è ancora nota e sarà stabilita con un apposito decreto. Nel frattempo, Enac ha proposto tre scenari per capire quanto potrebbe aumentare la pensione dal prossimo gennaio: 2,5%, 3% e 3,5%.

 

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Le simulazioni

Gli aumenti cambiano in base all'importo della pensione. Stando agli scenari riportati da Enac, ecco quanto potrebbe aumentare la pensione mensile in base all'importo lordo attuale:

  • Con una pensione lorda mensile di 1.000 euro, l'aumento sarebbe di 25 euro al mese con una rivalutazione del 2,5%, di 30 euro con il 3% e di 35 euro con il 3,5%.
  • Per una pensione di 1.500 euro lordi, l'incremento sarebbe rispettivamente di 37,50 euro, 45 euro e 52,50 euro al mese.
  • Con un assegno di 2.000 euro lordi, l'aumento mensile potrebbe variare da 50 euro, nello scenario del 2,5%, a 60 euro con il 3%, fino a 70 euro con il 3,5%.

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Le altre simulazioni

  • Per una pensione di 2.500 euro lordi, gli aumenti stimati sarebbero di 62,37 euro al mese con una rivalutazione del 2,5%, 74,84 euro con il 3% e 87,32 euro con il 3,5%.
  • Con una pensione di 3.000 euro lordi, l'incremento potrebbe essere di 73,62 euro al mese nello scenario del 2,5%, di 88,34 euro con il 3% e di 103,07 euro con il 3,5%.
  • Per un assegno di 4.000 euro lordi, l'aumento stimato sarebbe di 92,59 euro al mese con una rivalutazione del 2,5%, di 111,11 euro con il 3% e di 129,63 euro con il 3,5%.

La rivalutazione per fasce

La rivalutazione non si applica sempre nella stessa misura sull'intera pensione, ma il sistema prevede percentuali diverse in base all'importo dell'assegno. In particolare, è previsto:

  • il 100% della rivalutazione sulla quota fino a quattro volte il trattamento minimo
  • il 90% sulla quota compresa tra quattro e cinque volte il trattamento minimo
  • il 75% sulla quota che supera cinque volte il trattamento minimo.

 

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Un esempio

Questo significa che, quando una pensione supera una delle soglie previste, la percentuale ridotta si applica soltanto alla parte eccedente. Per esempio, con una pensione lorda di 3.000 euro e una rivalutazione ipotetica del 3%, l'aumento stimato è di circa 88 euro al mese. L'assegno arriverebbe quindi a circa 3.088 euro lordi.

L'aumento delle pensioni minime

Anche gli assegni minimi potrebbero aumentare dal prossimo gennaio. Nel 2026 il trattamento minimo è pari a 611,85 euro al mese, mentre con l'incremento straordinario dell'1,3% può arrivare fino a 619,80 euro. Secondo le simulazioni di Enac, vi sono tre possibili importi mensili per il 2027, in base alla percentuale di rivalutazione applicata:

  • Con una rivalutazione del 2,5%, la pensione minima potrebbe arrivare a 627,15 euro al mese
  • Se l'aumento fosse del 3%, l'importo salirebbe a 630,21 euro mensili
  • Con una rivalutazione del 3,5% potrebbe raggiungere 633,26 euro al mese.

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Quando arrivano gli aumenti

La rivalutazione è prevista dal 1° gennaio 2027. Una volta definita la percentuale ufficiale, l'Inps applicherà gli aumenti agli assegni senza che i pensionati debbano presentare una domanda. Per conoscere l'importo effettivo bisognerà però attendere il decreto e le indicazioni operative dell'Inps e sarà inoltre necessario verificare se sono previsti conguagli per eventuali differenze tra la rivalutazione provvisoria e quella definitiva applicata nel 2026.

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