Partite Iva in regime forfettario, acconti novembre 2026: scadenze e come pagare

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Entro il 30 novembre, le Partite Iva sono tenute al versamento del secondo acconto delle imposte sui redditi. Il pagamento riguarda tutti i contribuenti persone fisiche titolari di Partita Iva, le società di persone e assimilati, oltre ai soggetti Ires. Nello specifico, dunque, la scadenza coinvolge sia i lavoratori autonomi che i liberi professionisti, sia i contribuenti in regime forfettario, sia le imprese individuali e societarie.

Quello che devi sapere

Come funziona il sistema

Prima di tutto, facciamo un passo indietro e vediamo come funziona il sistema fiscale italiano. Per chi ha la Partita Iva le imposte si pagano in due momenti distinti:

  • il saldo a consuntivo
  • e gli acconti in anticipo.

 

Il saldo rappresenta le imposte dovute sull'anno precedente, in sostanza è la chiusura dei conti con il Fisco per l'anno appena trascorso. Si calcola nella dichiarazione dei redditi e rappresenta la differenza tra l'imposta effettivamente dovuta e quanto già versato a titolo di acconto nell'anno precedente. Se si è versato meno del dovuto, si paga la differenza. Se si è versato di più, si ha un credito che può essere utilizzato in compensazione.

 

L’acconto, invece, è l’anticipo sulle imposte dell’anno successivo, facendo una stima su quello che si presume si dovrà pagare nell’anno in corso. L’importo verrà poi sottratto dal saldo dell'anno successivo. Questo, in sostanza, è il meccanismo con cui lo Stato si assicura un flusso di entrate fiscali durante l'anno, senza attendere la dichiarazione finale.

 

Per approfondire:

Manovra 2027, novità allo studio per partite Iva e lavoratori: da flat tax a taglio Irpef

Cosa si paga e differenze tra regime ordinario e forfettario

Chi è in regime ordinario paga l'IRPEF progressiva per scaglioni sul proprio reddito imponibile. L'acconto IRPEF è pari al 100% dell'imposta dovuta nell'anno precedente, calcolata al netto delle detrazioni. Si versa in due rate se l'importo supera 257,52 euro, mentre in un'unica rata a novembre se è compreso tra 52 e 257,52 euro. Non è dovuto se inferiore a 52 euro.

 

I forfettari, cioè coloro che hanno conseguito ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro, invece, non pagano l'IRPEF, ma un'imposta sostitutiva: il 15% sul reddito imponibile forfettario, ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività. Anche per l'imposta sostitutiva si versano saldo e acconti con le stesse scadenze dell'IRPEF. Le soglie sono identiche a quelle elencate nel paragrafo precedente.

pubblicità

I due metodi di calcolo

Per determinare la somma di acconto esatta da versare tramite F24, si può scegliere tra due diverse modalità di calcolo:

  • il metodo storico: si basa sull’imposta totale dovuta per l’anno precedente e prevede il pagamento del 100% dell’importo, dividendo la quota tra primo e secondo acconto;
  • il metodo previsionale: permette di ricalcolare l’acconto sulla base del reddito effettivo stimato per l’anno in corso, utile nei casi in cui si preveda un calo del fatturato o un aumento delle spese deducibili.

 

Il metodo previsionale però comporta che, se il ricalcolo al ribasso dovesse rivelarsi errato e l’imposta versata risultasse inferiore a quella effettivamente dovuta a consuntivo, l’Agenzia delle Entrate applichi le sanzioni amministrative per omesso o insufficiente versamento.

Come si effettua il pagamento

Per il secondo acconto si utilizza il codice tributo specifico, da indicare nella sezione Erario del modello F24. Come anno di riferimento va riportato il 2026. Il pagamento - da fare entro il 30 novembre - deve essere effettuato con modalità telematiche, attraverso i servizi dell’Agenzia delle Entrate, i canali bancari consentiti oppure un intermediario abilitato. Per i crediti utilizzati in compensazione vanno rispettate le regole che impongono l’utilizzo dei servizi telematici dell’Agenzia.

 

Il versamento deve essere effettuato in un’unica soluzione. Non è infatti prevista la rateizzazione del secondo acconto.

pubblicità

Cosa deve fare chi ha appena aperto la Partita Iva

Va poi ricordato che se si è aperta la Partita Iva nell’anno corrente, non bisogna pagare acconti: nel primo anno di attività non esiste un anno precedente di riferimento per il calcolo degli acconti, quindi non sono dovuti versamenti anticipati per quell'anno. Dal secondo anno in poi, invece, scatta l'obbligo di versare saldo e acconti regolarmente.

 

Per approfondire:

Partite Iva chiuse d’ufficio, ora si può chiedere la riattivazione: le novità

pubblicità