Ora solare e ora legale, il "doppio binario" è ancora conveniente? Quanto fa risparmiare?
EconomiaIntroduzione
Sta per tornare l’ora solare. Nella notte a cavallo tra sabato 24 e domenica 25 ottobre le lancette degli orologi si spostano indietro di un’ora: quando scatteranno le 3.00 si tornerà indietro alle 2.00. Si dormirà quindi, almeno formalmente, 60 minuti in più. Da quel giorno in poi si avrà un’ora in più di luce al mattino e un’ora in meno di luce alla sera, fino a quando, nel marzo del 2027, non ci sarà il nuovo passaggio all’ora legale.
Il dibattito sul mantenere un sistema con due orari diversi è più acceso che mai: da tempo in molti spingono per mantenere soltanto l’ora legale o soltanto l’ora solare. Perché?
Quello che devi sapere
Ora solare o ora legale? L’audizione alla Camera dei Deputati
Ieri, 15 ottobre, sono stati presentati i risultati dell’ultima indagine istituzionale sul tema. La X Commissione della Camera dei Deputati (Attività produttive, Commercio e Turismo) si è espressa a favore del superamento del doppio binario tra ora legale e ora solare.
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Le differenze tra ora solare e ora legale
Prima di arrivare al risultato dell’indagine, va ricordato che l’ora solare indica l'orario standard (chiamato anche tempo civile convenzionale o ora legale standard) associato al meridiano di riferimento del fuso orario di un Paese: in Italia corrisponde a UTC+1 ed è in vigore nei mesi autunnali e invernali. L’ora legale è invece la convenzione con cui si anticipano gli orologi di 60 minuti (portandosi a UTC+2 in Italia) per un periodo limitato dell'anno, principalmente allo scopo di ridurre i consumi energetici legati all'illuminazione artificiale nelle ore serali.
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Quando e perché è nata l’ora legale
Nel corso dell'audizione è stata richiamata l'origine settecentesca dell'ora legale, che poi ha trovato la sua prima applicazione normativa durante la Prima guerra mondiale: nel 1916 il Regno Unito adottò il British Summer Time e gli Stati Uniti introdussero, nel 1918, il Daylight Saving Time, due escamotage per “guadagnare” un’ora di luce in più nel tardo pomeriggio. In Italia l'ora legale fu introdotta la prima volta, per le stesse ragioni belliche, nel 1916. Andando avanti nel tempo, l’ora legale è diventata uno strumento per risparmiare energia: spostando in avanti l'orario per sfruttare meglio la luce naturale si andavano a ridurre le ore di illuminazione artificiale nelle ore serali.
Quanta energia si risparmia con l’ora legale?
Nel corso delle audizioni in Commissione alla Camera è stata presentata una memoria di Terna S.p.a., gestore della rete di trasmissione elettrica nazionale, basata sull'analisi di tre scenari: il regime vigente con doppio cambio stagionale, un ipotetico regime di ora solare permanente e un ipotetico regime di ora legale permanente. “Dall'analisi svolta con riferimento al periodo 2015-2026, e con una proiezione al 2030 che tiene conto della crescente diffusione delle fonti rinnovabili non programmabili, è emerso che la curva di fabbisogno elettrico relativa allo scenario di ora legale permanente risulta sempre la più contenuta tra i tre scenari considerati, sebbene le tre curve abbiano subito un progressivo ravvicinamento nel corso degli anni più recenti”, si legge nei risultati dell’indagine. Il motivo, “molto probabilmente”, è la maggiore efficienza energetica dei sistemi di illuminazione rispetto al passato.
Terna ha stimato che per il 2026 il regime vigente (sette mesi di ora legale) comporterebbe una riduzione dei consumi di circa 302 GWh, alla quale si aggiungerebbero ulteriori 160 GWh circa qualora l'ora legale fosse estesa anche ai mesi invernali, per un beneficio complessivo annuo di circa 462 GWh (secondo i dati resi noti da Terna nel gennaio 2026, il fabbisogno elettrico nazionale complessivo risulta pari a circa 311,3 TWh nel 2025).
I risparmi in percentuale
I 302 GWh di risparmio stimati per il regime vigente rappresentano circa lo 0,10% del fabbisogno nazionale, i 160 GWh aggiuntivi legati a un'eventuale estensione ai mesi invernali circa lo 0,05% e il beneficio complessivo di 462 GWh circa lo 0,15%. Si tratta di cifre che poco impattano sul consumo energetico totale.
Le proiezioni per il 2030
Per il 2030, a fronte di un beneficio di circa 285 GWh nello scenario con doppio cambio orario, l'estensione dell'ora legale a tutto l'anno determinerebbe un beneficio aggiuntivo, in termini di minor consumo, di circa 153 GWh, per un totale di circa 438 GWh.
I risparmi in euro
Ecco quindi che la Commissione scrive come “sulla base del costo medio del kilowattora per il cliente domestico tipo, secondo i dati ARERA, tali risparmi corrisponderebbero a un beneficio economico per il sistema di circa 120 milioni di euro per il 2026 (di cui 80 milioni riferiti al periodo aprile-ottobre già in vigore) e di circa 100 milioni di euro per il 2030”.
Le conclusioni
In definitiva, la Commissione raccomanda di superare il doppio binario, ipotizzando o un regime di ora solare permanente o un regime di ora legale permanente. Non è infatti emersa una posizione univoca in un senso o nell’altro.
- Il regime di ora legale permanente, secondo alcuni, porterebbe un beneficio energetico ed economico, favorirebbe i comparti del commercio e del turismo (grazie all’estensione della luce pomeridiana e serale). Si segnala però come potrebbe comportare difficoltà legate al ritardo dell’alba durante l’inverno, impattando ad esempio sui lavori che si svolgono all’aperto (come quelli agricoli ed edili) e per il turismo in montagna.
- Il regime di ora solare permanente viene consigliato soprattutto dalla comunità scientifica, perché è quello che ricalca i ritmi naturali. C’è chi però sottolinea come si andrebbe a perdere almeno in parte il beneficio energetico ed economico connesso alla maggiore disponibilità di luce durante la sera, con le conseguenti ricadute sul settore turistico-commerciale.
Per approfondire: Ora solare 2026, quando torna: come spostare le lancette e cosa cambia