Rapporto Coop 2026, si consuma di meno e si lavora di più: "Italia incapace di crescere"
EconomiaIntroduzione
I ritmi di lavoro sempre più intensi, gli stipendi fermi al palo da circa 20 anni, il potere d’acquisto che continua a contrarsi in un Paese "incapace di crescere". Mentre aumenta la preoccupazione per il mondo di oggi: guerre, inflazione, i rincari vertiginosi del prezzo dell'energia. È il ritratto dei cittadini italiani che emerge dal Rapporto Coop 2026. Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani.
Quello che devi sapere
Rapporto Coop 2026: "Un Paese in stallo, classe media in difficoltà"
"Il quadro che emerge è quello di un Paese in stallo, contrassegnato da una sempre più forte polarizzazione sociale con una classe media in grande difficoltà. Chi come noi opera sul mercato deve fare particolare attenzione a una domanda che continua a essere debole. Una possibile ma non auspicabile ripresa dell'inflazione potrebbe innescare una spirale al ribasso negli acquisti sia quantitativa che qualitativa" e "non riusciremmo più ad assorbirla", ha avvertito Domenico Brisigotti, presidente Coop Italia, in occasione della presentazione del report.
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Si lavora di più ma si guadagna meno
In questo Paese "incapace di crescere", un grosso tema sono i salari. Gli italiani lavorano di più di un tempo ma guadagnano meno. Rispetto al 2019, sono un milione in più gli italiani al lavoro ed è aumentata contemporaneamente l'intensità lavorativa (35 ore in media lavorate in più all'anno tra 2019 e 2025). L’insoddisfazione è comunque un elemento comune praticamente a tutti: il 93% degli occupati vorrebbe cambiare "almeno un aspetto" del proprio lavoro.
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Si riducono consumi e convivialità fuori casa
Così, a fronte delle difficoltà economiche, il 65% degli intervistati per l’analisi dichiara di aver ridotto i consumi: combattere gli sprechi diventa un valore. Il 62% degli italiani dice di aver ridotto la convivialità fuori casa e il 66% denuncia il peso della difficoltà economica che impone queste difficili rinunce, con un buon 38% che arriva a dichiarare che il cibo pronto dei supermercati è di fatto una valida alternativa al ristorante.
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Il cibo è sempre più un affare domestico
Per quanto riguarda il fronte dei canali di acquisto del cibo, il rapporto indica dunque come il mangiare sia sempre più un affare domestico, "con le vendite a volume negli ultimi sei anni che si posizionano su un +5,6%, con la marca del distributore al 32% come quota di mercato raggiunta". Passando ai canali distributivi, "il discount non cresce più (+0,5% la variazione nelle vendite a parità di rete 2026 su 2025), il supermercato torna ad attrarre gli acquisti dei consumatori italiani (+2,4%)". Grande attenzione viene data al benessere quando si fa spesa, con prodotti freschi e prodotti vegan in crescita.
Una nuova sintassi dei consumi: via il superfluo
"Gli italiani ridisegnano la sintassi dei consumi. I due terzi concordano nella rinuncia del consumo superfluo o nel ridare una seconda vita ai prodotti. Il dato tracima dall'obbligo economico e sembra diventare un tratto culturale. Sono cresciuti per esempio enormemente gli acquisti di smartphone ricondizionati, quando ieri è stato presentato un nuovo iPhone al mercato da 2.300 euro ma nella quotidianità è un acquisto riservato a un'élite", spiega Albino Russo, direttore generale Ancc Coop.
"Timore" per guerre ed economia
Più in generale, il "timore" è il sentimento più sentito dagli italiani. A pesare sulla vita di tutti i giorni è innanzitutto il difficile contesto geopolitico in cui ci muoviamo. L’87% dei partecipanti all’analisi dichiara di aver paura delle guerre, il 77% delle tensioni geopolitiche e il 77% della situazione economica.
Sull’orlo del burnout
Un altro elemento che traspare dall'analisi è che per molti italiani sembra che il tempo a propria disposizione non basti mai. Il 30% dei partecipanti all’indagine si sente sopraffatto dallo stress e in zona burnout. Avere più tempo per sé stessi è il desiderio del 58%, ma il 37% pensa che non sia possibile riuscire ad averlo, con la percentuale che sale fino al 45% tra gli occupati.
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