Lavoro, i contratti a tempo determinato sono calati in Italia dopo la pandemia: i dati
EconomiaIntroduzione
La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha recentemente fatto emergere che Italia e Spagna sono tra i Paesi europei in cui l’occupazione è cresciuta di più nel triennio 2023-2026 e, in particolare nello Stivale, aumenta il numero di contratti a tempo indeterminato. Un report realizzato da Adapt, su dati di fonte Eurostat, sembra confermare lo studio della fondazione evidenziando che in Italia si è registrata una riduzione netta del lavoro temporaneo rispetto alla situazione pre pandemia.
Quello che devi sapere
I dati sui contratti a tempo determinato
Nel 2019 i dipendenti a tempo determinato erano circa 3 milioni, nel 2025 sono scesi a 2 milioni e 517mila, ovvero circa 483mila in meno con una flessione del 16,1%: il valore più basso dal 2016. La diminuzione negli anni non è però stata lineare. Nel 2020, con la crisi pandemica, il numero degli occupati a termine era sceso a 2,61 milioni, ma è poi risalito fino a superare nuovamente i 3 milioni nel 2022, per ridursi nei tre anni successivi. Nel 2023 è calato a 2,94 milioni, nel 2024 a 2,74 milioni e nel 2025 a 2,52 milioni.
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La risalita dei contratti a termine
Il Sole 24 ore segnala però che l’ultimo dato Istat relativo al mese di giugno 2026 ha evidenziato una ripresa dei contratti a termine, saliti a 2,542 milioni, 91mila in più di maggio, un balzo mensile che non si vedeva da settembre 2021, e 33mila in più di giugno 2025. Non è ancora chiaro se questa ripresa sia strutturale o se si tratta di un aumeto congiunturale legato alla stagione estiva.
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L’incidenza degli occupati a tempo determinato
È calata anche l’incidenza degli occupati a tempo determinato sul totale dei dipendenti. Se nel 2019 era pari al 17%, nel 2025 si è fermata al 13,6% con una riduzione di 3,4 punti percentuali. Secondo Francesco Seghezzi, presidente di Adapt, “il dato suggerisce che la crescita recente dell’occupazione dipendente non è stata trainata principalmente dai contratti a termine. Una parte consistente dell’aumento ha riguardato rapporti di lavoro permanenti”.
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Contratti a tempo determinato tra i giovani e per genere
Nel 2019 il 48,1% dei dipendenti tra 15 e 29 anni aveva un contratto temporaneo. Nel 2025 la quota è scesa al 36,6%. Resta ampia la differenza tra uomini e donne. Nel 2025 le donne rappresentano poco più della metà dei dipendenti temporanei: circa 1,28 milioni, contro 1,24 milioni di uomini. Tra le giovani donne l’incidenza del lavoro con contratto a termine è passata dal 51,1% al 41,3%. Tra i giovani uomini è scesa dal 45,9% al 33,2%. Le donne continuano a essere la quota di lavoratori a tempo determinato maggiore: nel 2025 il divario tra giovani lavoratrici e lavoratori è superiore a 8 punti (era poco più di 5 punti nel 2019). Per l’intera fascia 15-64 anni, la quota degli occupati con contratto a tempo determinato è passata dal 16,7 al 12,2% tra gli uomini e dal 17,5 al 15,3% tra le donne. La riduzione del ricorso ai contratti temporanei è quindi stata più marcata per gli uomini.
I lavoratori stranieri
I contratti a tempo determinato sono fatti maggiormente agli stranieri. Nel 2025 è occupato con contratto a termine il 17,8% dei dipendenti cittadini di altri Paesi dell’Unione europea e il 20,9% dei cittadini extra-Ue, contro una media complessiva nazionale del 13,6%. Rispetto al 2019 la quota dei contratti a tempo determinato, però, è diminuita anche tra gli stranieri: dal 21,9 al 17,8% per i cittadini comunitari e dal 23 al 20,9% per quelli extra-Ue. La distanza rispetto alla media, tuttavia, rimane elevata. Per i lavoratori extra-Ue la probabilità di avere un contratto temporaneo è superiore di oltre sette punti alla media italiana.
Quanto incidono i titoli di studio?
Come riporta Il Sole 24 Ore, la composizione per titolo di studio aiuta a capire dove si concentra la contrazione. Tra le persone con un livello di istruzione basso, i dipendenti temporanei sono passati da circa 961mila nel 2019 a 733mila nel 2025, con un calo vicino al 24 per cento. Tra chi possiede un diploma o un titolo post-secondario non terziario sono scesi da 1,43 milioni a 1,22 milioni, circa il 14% in meno. Dal 2021 Eurostat distingue, all’interno di questo secondo gruppo, tra istruzione generale e professionale. I temporanei con un percorso professionale sono diminuiti da poco più di un milione nel 2021 a circa 852mila nel 2025. Quelli provenienti da percorsi generali sono invece aumentati da 313mila a 368mil. (Adapt invita tuttavia a leggere questi dati con cautela perché la serie disaggregata è disponibile soltanto dal 2021).
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