Ferie statali, ecco cosa cambia con il decreto PA per i giorni non goduti

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Nelle scorse settimane il governo guidato da Giorgia Meloni ha approvato alcune importanti novità per quanto concerne la Pubblica amministrazione. In particolare l’ultimo Cdm prima delle vacanze estive - quello che tra le altre cose ha visto la proroga degli sconti sul diesel per far fronte al caro carburanti - ha licenziato anche un decreto legge sulla PA, che è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale nei giorni scorsi: nel testo, tra le diverse misure, è prevista anche la fine del divieto di monetizzazione delle ferie non godute per i dipendenti della Pubblica amministrazione.

Quello che devi sapere

Il divieto di monetizzazione delle ferie

Nel dettaglio le novità sono contenute nel decreto legge numero 144 che è entrato in vigore l’8 agosto, e che va a modificare la legge del 7 agosto 2012 voluta dall’allora esecutivo guidato da Mario Monti. Questa prevedeva che in nessun caso le ferie non godute potessero essere monetizzate, mentre il dl del governo Meloni prevede che "le parole: «e non danno luogo in nessun caso alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi» sono soppresse". Dunque cade il divieto tassativo precedentemente in vigore.

 

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Cosa cambia adesso

Nel testo del decreto legge del governo Meloni si legge anche che "il datore di lavoro è responsabile, attraverso i propri poteri organizzativi, di garantire al personale la possibilità di fruire pienamente" delle ferie maturate. Inoltre "il periodo di ferie determinato per ciascuna categoria di personale dalla contrattazione collettiva di comparto può essere sostituito dalla corresponsione della relativa indennità finanziaria solo in caso di cessazione del rapporto di lavoro e nei limiti di seguito indicati".

 

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L’onere della prova

"Il datore di lavoro", prevede ancora la nuova norma "invita formalmente il personale a fruire delle ferie annuali informandolo in tempo utile che, se non fruite, le ferie andranno perse al termine del periodo di riferimento o del periodo di riporto eventualmente autorizzato e non potranno essere sostituite da indennità finanziaria". E qui si inserisce la novità più rilevante: "La mancata fruizione delle ferie che dipenda dalla scelta consapevole del lavoratore, con onere della prova a carico del datore di lavoro, non comporta la corresponsione di trattamenti economici sostitutivi alla cessazione del rapporto di lavoro".

 

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La novità introdotta dalla legge

Insomma, la nuova formulazione della legge prevede che sia il datore di lavoro a dover invitare il lavoratore a godere delle sue ferie e informarlo dell’impossibilità di monetizzarle. Solo qualora questo sia effettivamente avvenuto - e sta al datore di lavoro dimostrarlo, non al dipendente - e il lavoratore abbia deciso di non goderne, le ferie non potranno essere trasformate in una indennità finanziaria.

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Le parole del ministro Zangrillo

A inizio agosto il ministro della Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, nel corso della conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri che ha approvato questo decreto, ha spiegato che con questa norma è stata "uniformata la normativa italiana con quella europea, quindi anche da noi in Italia la possibilità di non riconoscere le ferie non godute passa attraverso la condizione che sia stato un comportamento deliberatamente scelto dal dipendente".

L’opinione dei sindacati sul decreto PA

Il decreto sulla Pubblica amministrazione di cui si è parlato finora è stato oggetto anche dell’attenzione dei sindacati. Nei giorni scorsi infatti i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi, hanno dichiarato: "Ancora una volta ci troviamo di fronte a un provvedimento omnibus che affronta, anche in modo positivo, questioni importanti come l'autorizzazione a nuove assunzioni, l'eliminazione di un doppio vincolo di spesa per alcuni enti locali e la proroga delle graduatorie. Si tratta di interventi utili, ma che non rispondono completamente alle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori dei servizi pubblici e non incidono sui nodi più problematici che da tempo indeboliscono il lavoro pubblico".

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"Irrisolti i vincoli sulle retribuzioni"

Secondo le sigle sindacali "restano infatti irrisolti i vincoli sul versante delle retribuzioni, a partire dai limiti sul salario accessorio, così come quelli che continuano a frenare i percorsi di carriera e la valorizzazione professionale del personale. Su questi temi servono scelte più coraggiose e interventi strutturali". Per i sindacati "è indispensabile intervenire tempestivamente per dare dignità e prospettive a un pezzo essenziale del lavoro pubblico", e "su tutte queste questioni ci aspettiamo che le nostre proposte trovino spazio già nell'iter di conversione in legge del decreto. È questo il momento per correggere le criticità ancora presenti e dare risposte concrete alle lavoratrici e ai lavoratori dei servizi pubblici".

 

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