Tari, previsti sconti in caso di disservizi nella raccolta dei rifiuti: come funzionano
EconomiaIntroduzione
La Tari è il tributo destinato a finanziare il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani e deve essere versata da chi occupa o detiene un immobile. L'obbligo di pagamento, infatti, non dipende dall'effettivo utilizzo del servizio, ma dalla sua istituzione e dalla possibilità di usufruirne. Per questo in caso di disservizi è possibile ottenere uno sconto sostanzioso. Ecco cosa sapere.
Quello che devi sapere
Lo sconto sulla Tari
Il contribuente non è obbligato a corrispondere sempre l'intero importo. Se la raccolta dei rifiuti è assente, gravemente irregolare o viene svolta in modo non conforme alle norme, la legge e la giurisprudenza riconoscono il diritto a una riduzione della tassa. Prima di intraprendere un'azione giudiziaria, è consigliabile inviare una diffida al Comune chiedendo il ripristino del servizio e, se il problema persiste, raccogliere prove del disservizio, come fotografie, video e segnalazioni scritte, da utilizzare anche in un eventuale esposto alla Procura della Repubblica.
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La Cassazione nel 2020: il servizio conta più dell'utilizzo
Uno dei principali punti di riferimento è rappresentato dalla sentenza n. 19767 del 22 settembre 2020 della Corte di Cassazione, pronunciata in una controversia che coinvolgeva un'impresa del Comune di Nola. I giudici hanno ribadito che la Tari resta dovuta anche se il contribuente non utilizza concretamente il servizio di raccolta, salvo i casi in cui l'amministrazione abbia autorizzato modalità alternative di smaltimento. La Corte ha però precisato che, quando il servizio non viene garantito in modo regolare o risulta talmente carente da impedirne un'effettiva fruizione, il contribuente può beneficiare della riduzione prevista dalla legge. Nella stessa decisione è stato richiamato anche un precedente del 2005 (sentenza n. 21508), secondo cui non sarebbe compatibile con il sistema tributario subordinare il pagamento della tassa a una verifica puntuale della qualità del servizio caso per caso. La sentenza evidenzia inoltre come il legislatore distingua tra riduzioni obbligatorie, previste direttamente dalla normativa, e agevolazioni facoltative, applicabili soltanto se inserite nel regolamento del singolo Comune. Per determinare la misura dello sconto assume particolare rilievo anche la distanza dell'immobile dal punto di raccolta più vicino.
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L'ordinanza del 2023: la riduzione è un obbligo previsto dalla legge
La Corte di Cassazione è tornata sul tema con l'ordinanza n. 2374 del 2023, confermando che, nei casi di grave disservizio, il Comune non può scegliere discrezionalmente se concedere o meno la riduzione della Tari. L'obbligo deriva direttamente dall'articolo 59, comma 4, del Decreto Legislativo n. 507 del 1993. La riduzione spetta quando il servizio, pur formalmente istituito, non viene svolto nella zona interessata oppure viene erogato con gravi violazioni delle regole sull'igiene urbana, tali da renderne impossibile o particolarmente difficoltoso l'utilizzo. L'ente locale resta quindi responsabile della corretta organizzazione della raccolta dei rifiuti e, se il disservizio si protrae nel tempo, l'importo della Tari deve essere ridotto.
L’ordinanza 19116 del giugno 2026: servono prove del disservizio
Nel 2026 la Cassazione è intervenuta nuovamente con due ordinanze che hanno precisato ulteriormente i requisiti necessari per ottenere lo sconto. Con l'ordinanza n. 19116 dell'11 giugno 2026, i giudici hanno chiarito che il contribuente non può limitarsi a richiamare il cattivo funzionamento del servizio o a dimostrare di aver conferito i rifiuti a un operatore privato. Questo elemento, da solo, non prova che la raccolta comunale sia stata omessa o svolta in grave difformità rispetto alle disposizioni di legge e ai regolamenti. L'onere della prova resta quindi a carico del contribuente, che deve documentare concretamente il disservizio.
L’ordinanza n.5887/2026: niente esenzione totale per disservizio
L'ordinanza n. 5887 del 2026 ha invece ribadito che il disservizio non comporta mai l'esenzione totale dalla Tari. Il tributo conserva infatti la propria natura di prelievo destinato a finanziare un servizio di interesse collettivo e non rappresenta il corrispettivo di una prestazione individuale. La riduzione prevista dalla legge costituisce quindi un correttivo della tassazione e non un risarcimento del danno o una sanzione nei confronti del Comune. La Corte ha ricordato inoltre che la produzione di rifiuti è presunta, salvo che il contribuente dimostri l'esistenza di circostanze particolari, come immobili inagibili, interclusi o in stato di abbandono, che possono portare all'esclusione dal tributo.
Quanto può essere ridotta la Tari in caso di irregolarità
Quando ricorrono i presupposti previsti dalla legge, il contribuente può ottenere una consistente riduzione della Tari. Se il servizio di raccolta o smaltimento è svolto in modo gravemente irregolare oppure non è concretamente fruibile per cause indipendenti dalla volontà dell'utente è previsto uno sconto fino al 60% rispetto all'importo ordinario.
Quanto può essere ridotta la Tari in caso di mancato svolgimento
Nei casi di totale mancato svolgimento del servizio la normativa prevede che il tributo sia dovuto nella misura del 20%, con uno sconto dell’80%. Va detto, però, come la percentuale applicabile dipende anche dalla distanza tra l'immobile e il più vicino punto di raccolta previsto dal Comune. E per ottenere la riduzione è fondamentale documentare il disservizio con elementi concreti, dimostrando che la raccolta è stata svolta in condizioni di grave difformità rispetto agli standard previsti dalla legge e dal regolamento comunale.
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