Fisco, taglio compensi Caf con effetto retroattivo: le possibili conseguenze

Economia
Ipa/Ansa

Introduzione

Gli interventi in legge di Bilancio e poi nel decreto del Mef indicano che le risorse da destinare all'erogazione dei compensi ai Caf e ai professionisti abilitati non possono eccedere il limite di circa 195,3 milioni a decorrere dal 2026, relativamente alle attività rese nel 2025. La Consulta dei centri di assistenza fiscale non ci sta e protesta. Ecco cosa sapere.

Quello che devi sapere

Il taglio

L’ultima legge di Bilancio ha previsto un taglio dei compensi con effetto retroattivo di 21,6 milioni di euro. L’attuazione di questa stretta è stata ufficializzata nel decreto ministeriale dello scorso 29 aprile pubblicato la settimana scorso nella Gazzetta Ufficiale.

 

Per approfondireCu 2026, Inps corregge errori su 2 milioni di documenti: a rischio bonus fiscale. Il punto

Cosa prevede la norma

Come spiega Il Sole 24 Ore, il provvedimento stabilisce che le risorse per i compensi a Caf e professionisti abilitati non possono eccedere il limite di circa 195,3 milioni di euro “a decorrere dall’anno 2026, relativamente alle attività rese nell’anno 2025”. Nel caso in cui per effetto “dei compensi unitari” l’importo complessivo delle somme spettanti sia superiore al limite di spesa annuale, “gli importi dovuti a ciascun avente diritto sono proporzionalmente ridotti”.

 

Per approfondireDichiarazione redditi, modifiche al 730 precompilato dal 14 maggio: cosa sapere

pubblicità

La preoccupazione dei Caf

Si tratta quindi di un meccanismo che impatta sulle attività di assistenza fiscale già fornite. La Consulta nazionale dei Caf ha espresso "forte preoccupazione a seguito della pubblicazione del decreto che rende operativo il taglio dei compensi per le attività svolte nel 2025. Si tratta di un intervento che, per modalità e tempistica, presenta un elemento particolarmente critico: la sua applicazione incide su prestazioni già effettuate e concluse, configurando di fatto un effetto retroattivo”, si legge in una nota.

 

Per approfondireFisco, le scadenze di maggio 2026: calendario completo

La retroattività

"Le attività relative alle dichiarazioni fiscali 2025 sono state pianificate, organizzate e realizzate dai Caf - prosegue la Consulta nazionale - sulla base di un quadro normativo e di risorse definite in precedenza. Intervenire ex post su tali condizioni significa incidere direttamente sul principio di affidamento, che rappresenta un elemento fondamentale per qualsiasi sistema regolato e stabile”.

pubblicità

Le conseguenze

“L'intervento sui compensi, oltre a ridurre ulteriormente un valore già significativamente compresso negli anni, introduce un elemento di incertezza che incide sulla sostenibilità complessiva del servizio. Il rischio concreto è che tali effetti si riflettano, nel tempo, anche sui cittadini, attraverso un possibile aumento dei costi o una riduzione della capillarità del servizio”, è l’allarme dei Caf.

Cosa era successo in passato

La Consulta nazionale dei Caf ribadisce che in passato, quando sono state ipotizzate misure simili, i principi di retroattività “sono stati esplicitamente esclusi”. Questa volta, durante l’iter di approvazione della legge di Bilancio (e poi del Milleproroghe), era stata avviata un’interlocuzione istituzionale con esponenti politici e rappresentanti dell’esecutivo: “L’emendamento relativo ai Caf è rimasto in discussione fino alla scelta del ricorso al voto di fiducia ed è stato poi trasformato in un ordine del giorno approvato”, spiegano i Caf.

pubblicità

Il ruolo centrale dei Caf

I Caf precisano l’importanza del proprio lavoro quotidiano sottolineando ad esempio che “il rilascio del visto di conformità comporta l’assunzione di responsabilità anche economiche in caso di errori, con un livello di esposizione che non trova equivalenti in altri ambiti dell’intermediazione. Questo si traduce in un’attività quotidiana estremamente complessa, che richiede controlli puntuali su una mole imponente di documentazione”. Inoltre c’è il caso “precompilata” che nel decreto attuativo viene evocata per far notare “l’aumento del numero di dichiarazioni accettate senza l’apporto di modifiche da parte dei contribuenti”. I Caf ribattono: “La grande maggioranza delle dichiarazioni precompilate richiede infatti modifiche o integrazioni, confermando la centralità del contributo dei Caf nel sistema”.

Richiesta di un confronto istituzionale

L'auspicio, conclude la nota, è che "si possa avviare un confronto costruttivo con le istituzioni, finalizzato a ristabilire condizioni di certezza, sostenibilità e pieno riconoscimento del valore di un servizio che continua a svolgere un ruolo fondamentale nel funzionamento del sistema fiscale italiano”.

 

Per approfondire730 Precompilato 2026, gli errori da evitare per non perdere le detrazioni. Cosa sapere

pubblicità