Cu 2026, Inps corregge errori su 2 milioni di documenti: a rischio bonus fiscale. Il punto

Economia
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Introduzione

Le Certificazioni Uniche (Cu) 2026, fondamentali per la dichiarazione dei redditi relativa al 2025, sono finite al centro di numerose criticità a causa di alcuni errori nella compilazione. Il problema ha avuto un impatto diretto sul riconoscimento di alcuni benefici fiscali, in particolare quelli legati al nuovo taglio del cuneo fiscale. L’anomalia più rilevante ha riguardato anche l’Inps, che ha emesso circa due milioni di certificazioni con dati inesatti, compromettendo la corretta attribuzione di bonus e detrazioni per milioni di contribuenti. Ecco cosa sapere

Quello che devi sapere

Il nuovo taglio del cuneo fiscale

La riforma prevista dal governo ha trasformato il taglio del cuneo da contributivo a fiscale. In pratica, non si tratta più di uno sconto sui contributi previdenziali, ma di un beneficio che agisce sull’Irpef. Per i lavoratori dipendenti con redditi fino a 20mila euro è prevista una quota non imponibile, variabile tra il 7,1%, il 5,3% e il 4,8% del reddito annuo, fino a un massimo di 960 euro. Per chi si colloca tra 20 mila e 40 mila euro, invece, è riconosciuta una detrazione aggiuntiva: pari a 1.000 euro fino a 32 mila euro, poi progressivamente ridotta fino ad azzerarsi. Si tratta di un beneficio potenzialmente esteso a milioni di lavoratori, ma che può essere riconosciuto correttamente solo se i dati contenuti nella Cu sono esatti.

 

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Il ruolo della Certificazione Unica e le nuove caselle

La Certificazione Unica è il documento fiscale che certifica i redditi percepiti e le ritenute subite. Viene rilasciata dal datore di lavoro o da un ente come l’Inps e costituisce la base per la dichiarazione precompilata. Nel modello 2026 sono state introdotte nuove sezioni (dalla casella 718 alla 725) dedicate alle somme che non concorrono alla formazione del reddito. Questi campi sono determinanti per stabilire se un contribuente ha diritto ai nuovi benefici fiscali. In particolare, la casella 718 rappresenta un punto cruciale: un codice errato può comportare la perdita di agevolazioni spettanti o, al contrario, l’attribuzione indebita di bonus.

 

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L’errore dell’Inps e la successiva correzione

Il caso più evidente ha riguardato le prestazioni erogate dall’Inps, come Naspi, cassa integrazione, disoccupazione agricola, maternità e malattia. In molte Cu era stato inserito un codice errato che escludeva queste somme dal calcolo utile per il beneficio fiscale. Si tratta di un errore rilevante, perché tali indennità sostituiscono redditi da lavoro dipendente e, quindi, dovrebbero essere considerate ai fini del bonus. Dopo le segnalazioni dei Caf e della Cgil, l’Inps è intervenuto correggendo i dati: le nuove certificazioni sono state rese disponibili entro fine marzo e le informazioni aggiornate sono confluite automaticamente nella dichiarazione precompilata, disponibile dallo scorso 30 aprile. Questo intervento ha consentito di sanare una parte consistente delle anomalie iniziali.

Errori opposti e chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

Accanto agli errori che penalizzavano i contribuenti, si sono verificati anche casi inversi. Alcune indennità, come la Discoll (destinata ai collaboratori), sono state classificate in modo tale da far risultare benefici fiscali non spettanti. L’Agenzia delle Entrate è intervenuta chiarendo che i nuovi vantaggi fiscali si applicano ai redditi da lavoro dipendente e alle indennità che li sostituiscono, mentre restano esclusi i redditi assimilati. Questo discrimine è fondamentale per evitare errori sia in difetto sia in eccesso.

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Il caso dei sostituti privati

Nonostante la correzione effettuata dall’Inps, i problemi non sono completamente risolti. Secondo i Caf, persistono numerose anomalie tra i sostituti d’imposta privati e altri enti. Le criticità riguardano, ad esempio:

  • il settore edilizio, in particolare l’Ape (anzianità professionale edile);
  • le agenzie per il lavoro e i fondi come Formatemp;
  • i lavoratori precari della scuola;
  • alcune casse e fondi integrativi;
  • situazioni specifiche come quelle dei lavoratori detenuti o dei collaboratori.

In questi casi, le Certificazioni Uniche potrebbero non essere state aggiornate, con il rischio che dati inesatti finiscano nella dichiarazione dei redditi.

Il rischio per i contribuenti e il nodo della precompilata

Uno dei principali rischi riguarda i contribuenti che accettano il modello 730 precompilato senza apportare modifiche. Se i dati di partenza sono sbagliati, anche la dichiarazione finale risulterà errata. Chi si rivolge a un Caf ha maggiori probabilità di individuare eventuali anomalie, ma questi intermediari non possono correggere autonomamente una Cu: la rettifica deve essere effettuata dal soggetto che l’ha emessa. Le conseguenze possono essere significative: perdita di detrazioni, mancato accesso ai benefici fiscali o, nei casi opposti, obbligo di restituire somme non dovute. Un rischio per milioni di cittadini: circa 20 milioni di dichiarazioni passano infatti dai Caf, mentre 6 milioni di contribuenti inviano direttamente la precompilata.

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Cosa devono fare datori di lavoro e contribuenti

La soluzione indicata dagli esperti è chiara: i sostituti d’imposta devono procedere alla riemissione delle Certificazioni Uniche corrette. È l’unico modo per garantire dati affidabili e tutelare i contribuenti. Dal canto loro, i lavoratori dovrebbero:

  • verificare attentamente la propria Cu 2026;
  • controllare in particolare le nuove caselle relative alle somme non imponibili;
  • scaricare nuovamente il documento, soprattutto se ottenuto prima delle correzioni di fine marzo;
  • rivolgersi a un Caf o a un consulente in caso di dubbi.

Il problema delle sanzioni

Un ulteriore elemento di criticità riguarda le sanzioni previste per la correzione delle Cu. Attualmente, la riemissione di una certificazione può comportare una multa di 100 euro per ciascun documento, ridotta a circa 33 euro se la rettifica avviene entro metà maggio. Per aziende o enti che devono correggere migliaia di certificazioni, l’impatto economico può essere molto elevato. Per questo motivo, sindacati e Caf hanno chiesto al Ministero dell’Economia di intervenire, proponendo la sospensione o l’esclusione delle sanzioni in questi casi specifici, così da favorire la correzione degli errori senza penalizzare i soggetti coinvolti.

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Una partita ancora aperta

Nonostante i primi interventi correttivi, la situazione resta complessa e in evoluzione. L’adeguamento delle Certificazioni Uniche è essenziale per garantire l’equità del sistema fiscale e il corretto riconoscimento dei benefici. Molto dipenderà dalla rapidità con cui i sostituti d’imposta provvederanno alle correzioni e da eventuali interventi normativi sulle sanzioni. 

 

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