Imu, tra pochi giorni scade l’acconto: ecco le città dove si paga di più e di meno
EconomiaIntroduzione
L’acconto Imu sulle seconde case è in scadenza martedì 16 giugno, ma il peso dell’imposta continua a variare in modo significativo da città a città. A evidenziarlo è uno studio del Dipartimento Stato sociale della Uil, secondo cui proprietari di immobili con caratteristiche simili possono trovarsi a sostenere livelli di tassazione molto diversi esclusivamente in base alla localizzazione dell’immobile. Ecco cosa sapere.
Quello che devi sapere
Le città dove si paga di più
La media nazionale dell’Imu sulle seconde case si attesta a 979 euro l’anno, ma il divario tra i diversi territori è ampio. Roma si conferma la città più costosa, con un’imposta annua di 3.499 euro e un acconto di 1.749 euro. Seguono Milano, dove il prelievo raggiunge 2.957 euro annui (1.479 euro di acconto), e Venezia con 2.335 euro (1.168 euro di acconto). Tra i capoluoghi più onerosi figurano anche Torino, con 1.984 euro l’anno, e Firenze, con 1.973 euro.
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Le città dove si paga di meno
All’estremo opposto della classifica si trovano Palermo, dove l’Imu sulle seconde case ammonta a 391 euro annui (195 euro di acconto), Cosenza con 395 euro, Enna con 460 euro, Gorizia con 484 euro e Caltanissetta con 485 euro.
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Le abitazioni di lusso
Lo studio analizza anche il carico fiscale sulle abitazioni principali di lusso, appartenenti alle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, per le quali l’Imu resta dovuta anche quando si tratta della residenza principale. In questo caso la città più cara è Venezia, con un costo medio annuo di 3.001 euro e un acconto di 1.501 euro. Seguono Roma con 2.888 euro e Milano con 2.777 euro, a fronte di una media nazionale pari a 932 euro. Le città più convenienti per questa categoria di immobili risultano invece Agrigento, con 278 euro annui, seguita da Caltanissetta e Cosenza, entrambe con un’imposta di 385 euro.
Le cause delle disparità
Secondo la Uil, queste differenze derivano da una combinazione di fattori. Tra i principali vi sono i diversi fabbisogni finanziari degli enti locali e le scelte adottate dalle singole amministrazioni comunali in materia tributaria. Il risultato è un sistema che, a parità di patrimonio immobiliare, può generare oneri molto differenti per i contribuenti. L’organizzazione sindacale sottolinea inoltre che il tema non riguarda esclusivamente i grandi proprietari immobiliari. In molti casi, infatti, i soggetti interessati sono lavoratori e pensionati che hanno investito i risparmi accumulati nel corso della vita nell’acquisto di una seconda abitazione.
Il ruolo dei Comuni e la pressione fiscale
L’Imu rappresenta una delle principali fonti di finanziamento per i Comuni e contribuisce a sostenere servizi essenziali per i cittadini. Tuttavia, osserva la Uil, di fronte alla crescente necessità di reperire risorse, molti enti locali tendono a mantenere elevata o ad aumentare la pressione fiscale. Secondo lo studio, tale dinamica non sempre si accompagna a investimenti percepibili nella manutenzione urbana, nella mobilità, nella sicurezza, nei servizi sociali, nella tutela ambientale o nella qualità degli spazi pubblici. Una situazione che, secondo il sindacato, alimenta la percezione di un sistema tributario poco equo e scarsamente trasparente. Un dato evidenziato dall’analisi delle delibere per il 2026 riguarda le abitazioni di lusso: tra i Comuni esaminati, soltanto Siena ha previsto una riduzione dell’aliquota applicata agli immobili delle categorie A/1, A/8 e A/9.
Il nodo del catasto
Per la Uil, una parte delle disuguaglianze è riconducibile anche all’attuale sistema catastale. In molte aree urbane, infatti, immobili situati in zone particolarmente pregiate continuano a beneficiare di rendite catastali storicamente basse, mentre abitazioni collocate in contesti meno valorizzati dal mercato risultano gravate da valori relativamente più elevati. Questa anomalia, secondo il sindacato, incide non soltanto sull’equità dell’Imu, ma anche sulle altre imposte collegate al patrimonio immobiliare. Non a caso, viene ricordato come anche la Commissione europea abbia recentemente invitato l’Italia a intervenire sul sistema catastale.
La richiesta di una riforma
Per il segretario confederale della Uil, Santo Biondo, è necessario avviare una riforma strutturale del sistema fiscale che rafforzi il principio di progressività, riduca il peso dell’imposizione sui redditi da lavoro e da pensione e renda più efficace il contrasto all’evasione fiscale, ampliando la base imponibile e distribuendo il carico tributario secondo criteri di maggiore equità. Lo stesso Biondo ritiene indispensabile un aggiornamento dei valori catastali, precisando però che l’operazione dovrebbe essere accompagnata da adeguati meccanismi di salvaguardia, in modo da evitare aumenti automatici delle imposte, garantire l’invarianza del gettito complessivo e proteggere le fasce sociali più vulnerabili.
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