Imu, doppia esenzione per i coniugi: i requisiti, le scadenze, i controlli e cosa sapere
EconomiaIntroduzione
Anche per il 2026 resta valida la possibilità, per i coniugi che vivono in abitazioni differenti, di beneficiare dell’esenzione Imu su entrambe le case. La disciplina attuale consente infatti di non versare l’imposta per ciascun immobile utilizzato come abitazione principale, a condizione che per ognuno sussistano realmente i requisiti richiesti dalla normativa.
Quello che devi sapere
La svolta
La svolta è arrivata con la sentenza n. 209 del 13 ottobre 2022 della Corte costituzionale, che ha eliminato la disposizione secondo cui il beneficio poteva essere riconosciuto a una sola abitazione del nucleo familiare. Da allora l’agevolazione può essere applicata a entrambe le case, indipendentemente dal fatto che si trovino nello stesso Comune oppure in Comuni diversi.
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I requisiti da rispettare
Per ottenere l’esenzione non è sufficiente il semplice trasferimento della residenza anagrafica. È necessario che ciascun coniuge dimori abitualmente nell’immobile per il quale richiede il beneficio fiscale. Di conseguenza, le abitazioni che risultano soltanto formalmente intestate come luogo di residenza, ma che non rappresentano l’effettiva dimora del contribuente, non possono essere considerate esenti. In tali situazioni l’Imu continua a essere dovuta.
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Come dimostrare la dimora abituale
L’effettiva presenza nell’immobile può essere documentata attraverso diversi elementi. Tra quelli più rilevanti figurano le utenze domestiche, come acqua, luce e gas, purché evidenzino consumi compatibili con un utilizzo costante dell’abitazione durante l’anno. Ulteriori indizi utili possono derivare anche dalla scelta del medico di medicina generale nel territorio in cui è situata la casa. Si tratta di elementi che contribuiscono a comprovare il reale utilizzo dell’immobile come abitazione principale.
Dichiarazione entro il 30 giugno
Chi nel corso del 2025 ha registrato modifiche rilevanti riguardanti i propri immobili rispetto agli anni precedenti deve verificare l’eventuale obbligo di presentare la dichiarazione Imu. L’adempimento va effettuato entro il 30 giugno e riguarda un numero piuttosto limitato di contribuenti. Il modello da utilizzare non ha subito aggiornamenti rispetto al passato e resta invariato anche per quest’anno.
Lo sconto per gli immobili in comodato
Resta in vigore anche per quest’anno l'agevolazione prevista per le abitazioni concesse in comodato d’uso gratuito ai familiari più stretti. Più che di una vera e propria esenzione, si tratta di una riduzione del carico fiscale, dal momento che il beneficio consiste nell’abbattimento del 50% della base imponibile su cui viene calcolata l’Imu. La misura è stata introdotta per agevolare il trasferimento degli immobili all’interno del nucleo familiare e riguarda esclusivamente le abitazioni concesse senza corrispettivo tra genitori e figli.
Gli immobili esclusi
Sono invece escluse le unità immobiliari considerate di pregio, appartenenti alle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, così come gli immobili locati a terzi e quelli destinati a usi diversi da quello abitativo. Lo sconto si applica anche alle relative pertinenze, come autorimesse, cantine e locali di deposito, fermo restando il limite di una sola pertinenza per ciascuna categoria catastale. Per poter usufruire dell’agevolazione è necessario che siano rispettati contemporaneamente alcuni requisiti: il proprietario deve risiedere nello stesso Comune in cui si trova l’immobile dato in comodato, il familiare che lo riceve deve utilizzarlo come propria abitazione di residenza e il comodante non può possedere più di due immobili abitativi complessivi.
Gli altri casi in cui si paga meno per l'Imu
Va però ricordato che lo sconto Imu al 50% non è previsto solo per immobili concessi in comodato d’uso gratuito a genitori e figli, ma anche in altri casi. Nello specifico, si paga metà dell’imposta, come stabilito dalla Legge di Bilancio 2020 anche per:
- fabbricati dichiarati di interesse storico o artistico;
- fabbricati inagibili, inabitabili che non possono essere utilizzati.
E poi, anche per il 2026, rimane in vigore l’esenzione Imu per immobili occupati abusivamente da terzi. In questo caso, per avere diritto all’esonero del pagamento, è necessario presentare denuncia all’Autorità giudiziaria per violazione di domicilio, occupazione abusiva o invasione di terreni o edifici.
La dichiarazione
Con il decreto Crescita non c'è più l'obbligo dell’invio della dichiarazione per la riduzione. La dichiarazione non deve essere presentata per averne diritto, perché il Comune già conosce il presupposto per l’agevolazione visto che la stessa spetta solo per contratti registrati e dei quali, quindi, sia l’Agenzia delle Entrate che il Comune conoscono gli estremi che servono per beneficiare della riduzione. La dichiarazione Imu va però presentata se ci sono state variazioni rispetto a quanto risulta dalle dichiarazioni già presentate o se ci sono state delle variazioni di cui il Comune non può essere a conoscenza.
Per approfondire: Imu 2026, quali sono le esenzioni, le riduzioni e le agevolazioni previste