La settimana dei mercati, occhi sul nuovo governatore Fed e sul faccia a faccia Trump-Xi
EconomiaIntroduzione
La nomina di Kevin Warsh al posto di Jerome Powell come governatore della Federal Reserve, ma anche l’incontro fra i presidenti di Stati Uniti e Cina a Pechino. E ancora: i dati sull'inflazione europea, compresa quella armonizzata italiana, e le ultime trimestrali. Sono diversi gli spunti per i mercati nel corso di questa settimana, oltre agli sviluppi dal Golfo Persico.
Quello che devi sapere
Da Jerome Powell a Kevin Warsh
La settimana dei mercati si apre nella notte di lunedì con l'inflazione cinese e il voto del Senato Usa per l'avvicendamento Warsh-Powell, dopo l'approvazione da parte della commissione bancaria. "Per il 2026 continuiamo a non prevedere cambiamenti nella politica della Fed, sebbene si possa iniziare a pensare che la prossima mossa sui tassi sarà al ribasso piuttosto che al rialzo, una volta che l'inflazione inizierà a scendere nel corso del 2027", ha osservato un analista di Rbc BlueBay. Il passaggio di consegne formale alla Federal Reserve sarà poi giovedì, con Powell che ha comunque già indicato di voler rimanere all'interno del board.
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Trump vuole un taglio dei tassi per rinforzare la crescita
Jerome Powell si è congedato dalla Federal Reserve lo scorso 29 aprile, rivendicando la sua visione di indipendenza dell'istituzione che ha guidato per sei anni. "Sono fiducioso che l'istituzione continuerà a svolgere il proprio lavoro con obiettività, integrità e un profondo impegno al servizio del popolo americano", ha affermato nella conferenza stampa seguita al board di politica monetaria, l'ultimo da lui presieduto, che ha lasciato invariati i tassi per la terza seduta di fila, tra il 3,50% e il 3,75%. L'economia americana ha visto la tenuta dei consumi, ma è esposta alle turbolenze dei prezzi, con un'inflazione elevata a causa dei costi dell'energia in aumento per la guerra in Medio Oriente. Powell non ha tolto le castagne dal fuoco al successore Walsh, su cui ricadrà tutta l'attenzione e la pressione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per un taglio dei tassi, allo scopo di rinforzare la crescita.
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I dati macroeconomici di Usa ed Eurozona
"Tra i dati macroeconomici i più attesi ci sono quelli di martedì sull'inflazione statunitense di aprile, che come quella dell'area euro è attesa in rialzo principalmente per l'aumento dei prezzi energetici", hanno osservato dal Market strategy team di Mps. Il consenso del mercato vede infatti negli Usa un incremento del 3,7% del dato principale (dal 3,3%) mentre per l'inflazione il rialzo atteso è più contenuto (2,7% da 2,6%). Secondo Mark Dowding, analista di Rbc BlueBay, "persistono le prospettive sull'inflazione, che probabilmente si avvicinerà al 4% negli Stati Uniti e al 3% nell'Eurozona, spingendo verso probabili rialzi dei tassi da parte della Bce e della Bank of England, nonostante traiettorie di crescita deboli". Sempre negli Stati Uniti martedì sarà pubblicata la fiducia delle piccole imprese, importante per capire le attese delle aziende sul fronte salari ed occupazione. Giovedì invece focus sulle vendite al dettaglio di aprile, che potrebbero risentire dell'effetto guerra. Nella zona euro sono invece in calendario la seconda lettura del Pil del primo trimestre, che dovrebbe confermare il dato preliminare, e i segnali finali sull'inflazione di aprile da alcuni Paesi dell'area, con quello italiano in programma nella mattinata di venerdì.
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I prezzi del petrolio
I prezzi del petrolio, nel frattempo, "rimarranno elevati e i futures sul greggio resteranno intorno agli 85 dollari fino alla fine di quest'anno, anche ipotizzando che lo Stretto riapra in tempi relativamente brevi", ha aggiunto Dowding.
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L’incontro fra Trump e Xi Jinping
Poi c’è l’incontro fra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il suo omologo cinese Xi Jinping, in programma a Pechino giovedì 14 e venerdì 15 maggio, durante il quale "si parlerà sicuramente di dazi ma anche della guerra in Iran", hanno sottolineato gli analisti del Market strategy team di Mps. Un faccia a faccia che ha fatto salire anche la pressione per chiudere il conflitto in Medio Oriente, con la crisi che ha gettato nel caos i mercati energetici e l'economia globale. Pechino percepisce la debolezza degli Stati Uniti, per l'incapacità di gestire il dossier iraniano e la sicurezza nello Stretto di Hormuz, al punto che un editoriale del Global Times, il tabloid nazionalista del Quotidiano del Popolo, ha definito l'America un "gigante che zoppica". Trump quindi non arriverà a Pechino in una posizione di forza. E non solo per la guerra in Iran, che gli sta togliendo consensi e sta danneggiando fortemente l'economia mondiale, ma anche perché la crescita cinese ha dimostrato che i dazi Usa hanno inciso poco. Un'arma in più per il leader cinese Xi Jinping, che con il tycoon dovrà negoziare anche il rinnovo della tregua commerciale siglata a ottobre dell'anno scorso a Busan, in Corea del Sud.
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