Piano Casa, il decreto è in Gazzetta Ufficiale: cosa cambia su ristrutturazioni e permessi

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto-legge n. 66/2026 sul Piano Casa voluto dal governo Meloni. Il testo definitivo, approvato dalla Ragioneria, introduce però alcune modifiche rispetto alla versione arrivata inizialmente in Consiglio dei ministri. Le novità sono nate dopo il confronto interno tra Matteo Salvini e Alessandro Giuli sul ruolo delle soprintendenze nella gestione degli interventi di edilizia pubblica e sociale. Ecco cosa sapere.

Quello che devi sapere

Lo scontro sulle soprintendenze

Il nodo principale riguardava il ridimensionamento dei poteri delle soprintendenze previsto nella prima bozza del decreto. Dopo le tensioni emerse durante il Consiglio dei ministri del 30 aprile, il testo è stato rivisto in una riunione tecnica successiva tra Palazzo Chigi e Ministero delle Infrastrutture. Alla fine è stata trovata una mediazione: salta la corsia veloce per il commissario nelle autorizzazioni sugli immobili da riqualificare, mentre viene introdotta una Conferenza di servizi semplificata. Le amministrazioni competenti per la tutela del patrimonio culturale e paesaggistico manterranno comunque la possibilità di opporsi ai progetti con un dissenso motivato.

 

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Recupero degli immobili pubblici

Il primo passo del Piano Casa resta il programma straordinario di recupero e manutenzione del patrimonio di edilizia pubblica. L’obiettivo è ristrutturare e mettere a norma circa 60mila immobili da destinare poi ad affitti o vendite a prezzi calmierati. La ricognizione degli edifici da recuperare sarà affidata a un commissario straordinario, che dovrà stilare entro 30 giorni dalla nomina l’elenco delle strutture interessate, lavorando insieme agli enti locali e alle società pubbliche in una cabina di monitoraggio. Tra i soggetti attuatori vengono indicati anche gli Iacp e Invitalia.

 

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Procedure e semplificazioni

Il decreto conferma diverse semplificazioni amministrative. Gli interventi di ristrutturazione urbanistica, edilizia o di demolizione e ricostruzione potranno essere effettuati tramite Scia, senza necessità del permesso di costruire. Restano inoltre le facilitazioni sul cambio di destinazione d’uso, che anche per edifici fino a 25 immobili seguirà le regole previste per un singolo appartamento, nel rispetto dei vincoli comunali. La nuova destinazione dovrà essere mantenuta per almeno trent’anni. Previsto anche il dimezzamento degli onorari notarili in caso di cessione degli immobili.

Stop alla corsia veloce

Una delle principali novità riguarda però l’eliminazione della procedura accelerata inizialmente prevista per le autorizzazioni paesaggistiche. Nella prima versione del testo sarebbe bastata una semplice segnalazione alla soprintendenza, che avrebbe avuto 30 giorni per eventuali contestazioni. Questa corsia preferenziale è stata cancellata nel testo definitivo. Al suo posto arriva una Conferenza di servizi semplificata, che dovrà chiudersi entro 40 giorni e coinvolgerà le amministrazioni competenti per ambiente, paesaggio, beni culturali e salute, senza deroghe alle normali procedure autorizzative.

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Timori sui tempi

Le modifiche introdotte sul ruolo delle soprintendenze potrebbero però rallentare gli interventi dei privati. Procedure autorizzative più lunghe rischiano infatti di incidere sui tempi di realizzazione delle opere e, di conseguenza, anche sulla redditività degli investimenti. Per questo il tema potrebbe tornare centrale durante l’iter parlamentare di conversione del decreto, che dovrebbe iniziare alla Camera, con possibili tentativi di reintrodurre alcune delle semplificazioni eliminate.

Il ruolo dei privati

Ampio spazio viene dedicato all’edilizia integrata e al coinvolgimento dei privati, chiamati a investire almeno un miliardo di euro nei programmi di riqualificazione e realizzazione di nuovi immobili senza consumo di suolo. Il piano guarda soprattutto a chi non rientra nei requisiti dell’edilizia sociale ma, allo stesso tempo, non riesce a sostenere i prezzi del mercato immobiliare. I progetti dovranno destinare almeno il 70% degli investimenti all’edilizia convenzionata e garantire una riduzione dei prezzi di vendita o affitto non inferiore al 33% rispetto ai valori di mercato.

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Fondo morosità ridotto

Tra le novità del testo definitivo compare anche il taglio al Fondo per la morosità incolpevole destinato alle case popolari. Per il 2026 vengono confermati 22 milioni di euro, mentre per il 2027 lo stanziamento scende drasticamente da 20 a 2 milioni. Il tema delle coperture economiche resta quindi aperto e accompagnerà il Piano Casa anche nelle prossime fasi, soprattutto in vista dell’utilizzo delle risorse europee legate alla rimodulazione del Pnrr.

Le norme anti-furbetti

Il decreto introduce infine misure contro eventuali irregolarità nell’assegnazione degli immobili. Se emergerà che un beneficiario non aveva diritto alla casa, dovrà restituire la differenza rispetto ai prezzi di mercato per tutto il periodo contestato. Inoltre, chi rivenderà l’immobile prima del previsto dovrà farlo mantenendo il prezzo calmierato stabilito dal piano.

 

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