Piano casa, a chi andranno gli alloggi a prezzi calmierati? I requisiti richiesti

Economia
©Ansa

Introduzione

I 100mila alloggi a prezzo calmierato che dovrebbero essere assegnati nei prossimi 10 anni, come parte del Piano casa varato dal Consiglio dei ministri negli scorsi giorni, hanno già dei destinatari più o meno definiti. Il decreto approvato dal governo fissa infatti diversi requisiti per poter ottenere gli immobili, dal reddito alla nazionalità dei potenziali beneficiari. 

Quello che devi sapere

Piano casa, a chi andranno gli alloggi? Il requisito della nazionalità

Il provvedimento stabilisce innanzitutto che gli alloggi potranno andare non solo ai cittadini italiani, ma anche a quelli europei e a chi viene da fuori l’Ue. Si richiede però che gli stranieri dispongano di un regolare permesso di soggiorno in corso di validità concesso per attività lavorativa in Italia.

 

Ti potrebbe interessare anche: Piano Casa, dall’edilizia popolare ad housing sociale e sgomberi veloci: le misure

La condizione di difficoltà economica sul mercato libero

I richiedenti devono avere un Isee familiare superiore a 20mila euro, sopra il limite per accedere alle case popolari, ma come anticipato da Il Sole 24 Ore, i soggetti interessati dovranno anche dimostrare di essere in condizione di difficoltà nella ricerca di un immobile, sulla base delle cifre che regolano il mercato libero. È lo stesso Piano a prevedere infatti che “gli oneri su base annua connessi all’acquisto in proprietà o alla locazione a prezzo o canone in base ai correnti valori di mercato” dovranno essere superiore ad almeno “il 30% del reddito medio disponibile personale o del nucleo familiare convivente”. 

 

Ti potrebbe interessare anche: Bonus casa per i genitori separati, quando arriva e cosa sappiamo

pubblicità

Studenti fuori sede e lavoratori dipendenti e stagionali

Oltre a giovani coppie e separati, il governo vorrebbe coinvolgere anche gli studenti fuori sede e i lavoratori dipendenti “per le relative esigenze abitative”, cioè quelli che sono costretti a spostarsi dal luogo dove vivono. In questo caso, a sostenere i costi per gli alloggi dovrà essere il datore di lavoro. Ai casi già citati si aggiungono anche i lavoratori stagionali

Le norme anti-furbetti

Nel testo ci sono anche norme anti-furbetti: se dopo aver ottenuto la casa, si scopre che non se ne aveva diritto, verrà richiesto di coprire la differenza con i prezzi di mercato per tutto il  periodo contestato. E se si rivende la casa prima, bisognerà  rifarlo a prezzo calmierato.

pubblicità

I tre pilastri del Piano casa

Il Piano casa si basa su tre pilastri: edilizia popolare, housing sociale e investimenti privati. In primo luogo si dovranno quindi rendere agibili migliaia di alloggi popolari che al momento non lo sono. Per questo capitolo, il governo ha messo in campo 1,7 miliardi di euro, integrabili con i fondi per la rigenerazione urbana fino a un massimo di 4,8 miliardi, per rimettere sul mercato 60mila immobili inutilizzati entro un anno dall’approvazione del decreto. Per la creazione di nuovi alloggi a canone calmierato, quindi per l’housing social, sono invece stati stanziati 3,6 miliardi di euro. Sul fronte degli investimenti dei privati, il Piano cerca di snellire il sistema con semplificazioni burocratiche e procedure più veloci. Per gli investimenti superiori a 1 miliardo di euro viene prevista la nomina di un commissario straordinario e il rilascio di provvedimenti unici di autorizzazione. A poter accedere alla "corsia preferenziale” saranno però solo i costruttori che si impegnano a destinare almeno il 70% degli edifici all’edilizia convenzionata con uno sconto minimo del 33% sul prezzo di mercato. 

Le critiche

Il pilastro dell’housing sociali e quello degli investimenti non convince tutti. Secondo l’Uppi, Unione Piccoli Proprietari Immobiliari, basterebbe infatti lavorare di più sulle case che sono già disponibili, per cui servono però tutele più efficaci contro gli inquilini morosi e l'eliminazione della selva di disposizioni burocratiche che oggi impediscono di locare gli immobili non perfettamente conformi ai requisiti normativi. "Senza spendere miliardi né inseguire investitori per progetti di social housing rivelatisi puntualmente deludenti, basterebbe accogliere le proposte che i piccoli proprietari hanno già avanzato un anno fa", spiega il presidente nazionale Uppi, Fabio Pucci, in una nota. Si chiede quindi di "rendere più semplice il recupero degli immobili sfitti attraverso una sanatoria edilizia mirata alle irregolarità minori, collegata al riaffitto degli alloggi rimessi sul mercato a canoni che i piccoli proprietari sono disposti a negoziare, purché alla fine della locazione l'abitazione torni disponibile”.

 

Per approfondire: Superbonus, 1 casa su 2 non in regola con il Catasto: 45mila lettere dell'Agenzia dell'Entrate

pubblicità