Concordato preventivo, si va verso slittamento al 31 ottobre per scadenza adesioni

Economia
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Introduzione

Il termine ultimo per aderire al prossimo concordato fiscale (biennio 2026-27) è destinato a essere portato in avanti di un mese. L'annuncio, secondo quanto riportato dal Il Sole 24 Ore, è del viceministro dell'Economia Maurizio Leo che ha anche prospettato più vantaggi "per chi rinnova l'adesione, dai rimborsi allo stop degli interessi”. L'obiettivo del rinvio di 30 giorni è allineare la scadenza con quella per la presentazione telematica delle dichiarazioni dei redditi, Irap e degli Isa. Slitta così, si spiega ancora, al 15 maggio anche il rilascio del software per la proposta dell'accordo. Allo studio anche la "possibilità di una uscita soft dal concordato nel 2027". Ecco cosa sapere.

Quello che devi sapere

Cosa è il concordato

Il CPB consente di siglare un “accordo” con il fisco definendo in anticipo il reddito imponibile e le imposte da versare per i due anni successivi. Il concordato punta a favorire l’adempimento spontaneo e a ridurre il rischio di contenziosi, garantendo trasparenza e stabilità al contribuente. Il CPB permette di pagare le imposte per due annualità sulla base di una proposta formulata dall’Agenzia delle Entrate, calcolata in base ai dati in possesso dell’Amministrazione finanziaria (ISA, dichiarazioni fiscali, banche dati) e nel rispetto della normativa in materia di privacy. I destinatari del concordato sono le Partite Iva che applicano gli ISA (Indici sintetici di affidabilità), con l’esclusione dei forfettari. L'adesione è vincolata a specifici requisiti di regolarità fiscale.

 

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La proposta di FdI

Nei giorni scorsi, sul tema è arrivato un emendamento di Fratelli d'Italia al decreto fiscale all'esame della commissione Finanze del Senato. Si chiede di estendere il tetto alla proposta del fisco previsto dal concordato preventivo biennale anche a chi ha un'affidabilità fiscale inferiore al voto 8, comprendendo anche chi ha pagelle fiscali insufficienti. Il concordato infatti fissa un tetto alla proposta del fisco, che non può eccedere il 10% del reddito dichiarato per chi ha un'affidabilità di 10, il 15% per chi ha 9 e il 25% per chi ha 8.

 

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La modifica

Con la proposta di modifica si estenderebbe questa possibilità ai “voti” sotto l'8: si introduce il tetto del 30% per il "livello di affidabilità fiscale pari o superiore a 6 ma inferiore a 8" e il 35% per chi ha un'affidabilità "pari o superiore a 1 ma inferiore a 6". La stessa proposta di modifica dimezza le percentuali del tetto nel caso di "rinnovo del concordato", ma solo per i 'voti' da 10 a 8, che passano dal 10% al 5%, dal 15 al 7,5%, dal 25% al 12,5%.

 

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Le novità

Secondo quanto anticipato da Leo, ci sarà quindi lo spostamento del termine di adesione per il biennio 2026-2027 dal 30 settembre al 31 ottobre. Questo slittamento aiuterebbe ad avere il tempo necessario per gli eventuali correttivi dell’emendamento al decreto fiscale. In particolare, come spiega Il Sole 24 Ore, sui “premi fedeltà per una platea potenziale di 460mila partite Iva che hanno già scelto l’accordo due anni fa e ora devono rinnovarlo”.

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La strategia

Il piano, prosegue il quotidiano economico, sarebbe quello di alzare le soglie degli esoneri dall’obbligo del visto di conformità per compensare crediti non oltre i 100mila euro per l’Iva e non oltre i 70mila euro per imposte dirette e Irap e quelle per apporre il visto o presentare la garanzia per i rimborsi Iva non oltre i 100mila euro. Inoltre ci sarebbero altri due benefit: il taglio di due anni dei termini a disposizione del Fisco per effettuare gli accertamenti e lo stop agli interessi per i versamenti a rate che scaturiscono dalle dichiarazioni dei redditi.

Uscita soft dal concordato

Infine è allo studio del governo un altro punto su cui il viceministro Leo ha spiegato che si sta lavorando. Date le incertezze globali create dalla guerra in Medio Oriente e le conseguenti impennate nei costi energetici, si cercherà di prevedere la possibilità di un'uscita soft dal concordato per il 2027.

 

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