Isopensione 2026, perché è importante la scadenza del 30 novembre? Come funziona
EconomiaIntroduzione
Anche nel 2026 è possibile lasciare il lavoro con diversi anni di anticipo rispetto ai 67 anni fissati per la pensione di vecchiaia dalla riforma Fornero. Tuttavia, questa opportunità non dipende esclusivamente dalla volontà del dipendente: è indispensabile un’intesa con il datore di lavoro, che deve sostenere integralmente l’onere economico dell’operazione. I vantaggi previsti, però, potrebbero scadere nei prossimi mesi: ecco cosa sapere.
Quello che devi sapere
Cos’è l’isopensione
Dal 2013 esiste una soluzione stabile che consente alle aziende di accompagnare alla pensione i dipendenti più vicini al termine della carriera: la cosiddetta isopensione. Si tratta di un istituto rivolto esclusivamente ai dipendenti che si trovano ormai a ridosso del pensionamento e offre la possibilità di lasciare l’attività lavorativa con un anticipo massimo di quattro anni rispetto ai requisiti ordinari, esteso eccezionalmente fino a sette anni per le uscite attivate nel periodo 2018-2026.
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Chi può beneficiarne e come funziona
Possono beneficiarne soltanto coloro ai quali manca un intervallo temporale non superiore a quattro anni, elevato a sette nel regime transitorio valido fino al 2026, per maturare il diritto alla pensione, sia essa di vecchiaia sia anticipata. Per loro l’azienda prevede il finanziamento di un assegno mensile, erogato dall’Inps, il cui importo corrisponde alla pensione maturata al momento dell’uscita. Parallelamente, il datore di lavoro versa i contributi figurativi necessari a coprire il periodo che separa il lavoratore dalla pensione definitiva. In questo modo, il dipendente continua a maturare anzianità contributiva senza subire penalizzazioni sull’importo finale. Questo canale non può però essere utilizzato per accedere ai trattamenti fondati sui meccanismi delle cosiddette “quote” (come 100, 102 o 103). La scelta di aderire resta su base volontaria e deve essere sancita tramite specifiche intese con le organizzazioni sindacali, definite sia nell’ambito di normali processi di riduzione del personale sia all’interno di procedure di licenziamento collettivo.
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Importo dell’assegno
L’indennità percepita durante l’isopensione è sostanzialmente pari alla pensione calcolata al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Tuttavia, nella maggior parte dei casi risulta leggermente inferiore rispetto alla pensione definitiva. Questo accade perché i contributi figurativi versati durante lo scivolo non vengono inclusi nel calcolo dell’assegno mensile percepito in questa fase, ma incidono solo sull’importo della pensione futura. Di conseguenza, la somma ricevuta può essere più bassa sia dell’ultima retribuzione sia del trattamento pensionistico che sarà liquidato al termine del periodo.
Uno strumento poco diffuso
Nonostante i vantaggi, l’isopensione non è particolarmente utilizzata. Il motivo principale è il costo elevato, interamente a carico dell’impresa. Per questo motivo, viene adottata soprattutto nell’ambito di piani di riorganizzazione aziendale o di ricambio generazionale, dove può rappresentare una soluzione utile per conciliare le esigenze dell’azienda con quelle dei lavoratori prossimi al pensionamento.
Caratteristiche dell’isopensione
L’assegno viene corrisposto per 13 mensilità ed è soggetto alla tassazione ordinaria. A differenza della pensione vera e propria, non include alcune componenti accessorie, come l’adeguamento automatico all’inflazione o gli assegni familiari. Inoltre, durante questo periodo non possono essere applicate trattenute come la cessione del quinto o operazioni di riscatto e ricongiunzione, che devono quindi essere definite prima dell’accesso alla misura.
La scadenza del 30 novembre 2026
Una data da tenere bene a mente è il 30 novembre 2026. Entro questo termine deve cessare il rapporto di lavoro per poter sfruttare pienamente l’anticipo massimo di 7 anni previsto dalla normativa, che consente in alcuni casi di uscire già intorno ai 60 anni. Questo perché la possibilità di utilizzare lo scivolo nella sua versione più ampia è prevista solo fino al 31 dicembre 2026. Dopo tale data, l’isopensione tornerà a prevedere un anticipo massimo di 4 anni.
Cosa deve fare il lavoratore
Il primo passo è la stipula di un accordo tra azienda e sindacati, in cui vengono individuati i dipendenti interessati dall’esodo. Successivamente, il lavoratore può decidere liberamente se aderire o meno, spesso valutando anche eventuali incentivi economici. È fondamentale verificare di possedere tutti i requisiti richiesti, ossia che il diritto alla pensione maturi entro il periodo massimo coperto dall’isopensione. Una volta accettata l’uscita, sarà l’azienda a gestire gli adempimenti con l’Inps, inclusa la domanda e le garanzie finanziarie necessarie. Il lavoratore dovrà però controllare che la propria posizione contributiva sia corretta e aggiornata. Infine, al termine del periodo di accompagnamento, non è previsto il passaggio automatico alla pensione: sarà quindi necessario presentare apposita domanda all’Inps per evitare interruzioni tra l’assegno di esodo e la pensione definitiva.
Cosa cambia dal 2027
A partire dal 2027, oltre al ritorno ai quattro anni di anticipo massimi, il quadro si modificherà sensibilmente per effetto dell’adeguamento automatico dei requisiti pensionistici all’aumento della speranza di vita. Non saranno autorizzati piani di esodo quando la maturazione della pensione cade oltre il periodo massimo coperto dallo strumento. In tali circostanze le richieste verranno respinte e la decisione comunicata sia all’impresa sia al lavoratore interessato.
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