Introduzione
Con l’avvicinarsi della chiusura delle scuole, torna per tantissimi nuclei familiari italiani il problema di trovare un equilibrio tra impegni professionali e gestione dei figli durante i mesi estivi. Tra le opzioni più utilizzate ci sono i centri estivi e le attività ricreative, ma le quote settimanali possono avere un peso significativo sulle spese di casa. Per questo non mancano le opportunità di sostegno economico: sono infatti presenti aiuti su più livelli, nazionale, regionale e aziendale, a cui presto potrebbe aggiungersi il contributo INPS. Ecco cosa sapere.
Quello che devi sapere
Fondo nazionale
La misura principale riguarda il fondo dedicato alle politiche familiari, reso stabile dalla Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199 del 30 dicembre 2025). Il provvedimento ha confermato uno stanziamento annuale da 60 milioni di euro destinato al rafforzamento dei servizi socioeducativi presenti sul territorio. Le risorse non vengono però accreditate direttamente ai cittadini. I fondi seguono infatti una procedura precisa che coinvolge gli enti locali.
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Come arrivano i contributi
I Comuni dovevano presentare la richiesta al Dipartimento per le politiche della famiglia entro ieri, 28 maggio 2026. Successivamente, tra giugno e luglio, dopo aver ricevuto le somme assegnate in base al numero di minori residenti, le amministrazioni locali pubblicheranno i relativi bandi. Ogni Comune può decidere autonomamente come utilizzare le risorse: ridurre le tariffe dei centri comunali oppure distribuire voucher utilizzabili nelle strutture private convenzionate. Per questo motivo è importante monitorare frequentemente l’Albo Pretorio del proprio Comune, considerando che molti avvisi restano aperti per pochi giorni e spesso seguono il criterio cronologico di presentazione delle domande.
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Aiuti delle Regioni
Accanto ai fondi statali, diverse Regioni, tra cui Emilia-Romagna, Toscana e Veneto, finanziano ulteriori contributi attraverso programmi collegati al Fondo Sociale Europeo. Queste iniziative dedicate alla conciliazione tra lavoro e vita familiare prevedono requisiti specifici: in genere entrambi i genitori devono lavorare oppure uno dei due deve trovarsi in cassa integrazione o in mobilità. Inoltre, i bandi regionali si rivolgono soprattutto alle famiglie con Isee compreso indicativamente tra 30mila e 35mila euro. Una parte consistente delle risorse viene inoltre destinata all’assistenza dei minori con disabilità, coprendo i costi degli educatori di sostegno previsti dalla Legge 104 senza ulteriori spese per i genitori.
Detrazione nel 730
Chi non riesce ad accedere ai bonus può comunque recuperare una parte delle spese attraverso la dichiarazione dei redditi, anche se in misura limitata. Le rette dei centri estivi, infatti, non rientrano automaticamente tra le spese scolastiche detraibili. L’agevolazione del 19% è riconosciuta soltanto se il centro viene gestito da una Associazione Sportiva Dilettantistica oppure da una società sportiva iscritta al Registro Nazionale delle Attività Sportive. La detrazione si applica su una spesa massima di 210 euro per ciascun figlio tra i 5 e i 18 anni, consentendo di recuperare circa 40 euro nella dichiarazione presentata l’anno successivo.
Welfare aziendale
Per molti lavoratori dipendenti del settore privato, il sostegno più vantaggioso può arrivare dal welfare aziendale. Nel 2026, grazie all’innalzamento delle soglie dei fringe benefit fino a 2mila euro per chi ha figli fiscalmente a carico, numerose imprese consentono il rimborso totale delle rette dei centri estivi. Si tratta di uno strumento particolarmente conveniente perché le somme erogate non sono soggette né a Irpef né a contributi. Il rimborso può arrivare direttamente in busta paga oppure tramite piattaforme dedicate e voucher messi a disposizione dall’azienda.
In arrivo il bonus centri estivi INPS
Il bonus centri estivi INPS è un contributo economico destinato alle famiglie con figli tra i 3 e i 14 anni iscritti ai campus estivi durante il periodo compreso tra giugno e settembre. L’agevolazione consiste in un rimborso, totale o parziale, delle spese sostenute per le attività ricreative dei minori e può arrivare fino a 100 euro a settimana per un massimo di quattro settimane, anche non consecutive. Il contributo copre diverse voci di costo, tra cui attività sportive e ludiche, pasti, merende, assicurazione ed eventuali gite previste dal programma del centro estivo scelto dalla famiglia. Al momento, però, il bando INPS relativo al 2026 non è ancora stato pubblicato e quindi non è ancora possibile presentare domanda per ottenere il beneficio.
A chi potrebbe rivolgersi
Seguendo il modello degli ultimi anni, la misura dovrebbe essere rivolta ai figli di dipendenti e pensionati della Pubblica Amministrazione iscritti alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali, oltre ai pensionati della Gestione Dipendenti Pubblici e agli orfani appartenenti alle stesse categorie. Per accedere al bonus è necessario avere un ISEE valido e aver sostenuto le spese per la frequenza del centro estivo. L’INPS assegna il contributo tramite graduatoria, con un massimo di 3mila beneficiari ammessi, motivo per cui l’indicatore Isee diventa determinante per aumentare le possibilità di rientrare tra gli aventi diritto. La Gestione Unitaria, nata negli anni Novanta ed erede del sistema ex Inpdap, finanzia infatti prestazioni di welfare, credito e sostegno dedicate ai lavoratori pubblici e ai pensionati del comparto.
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