Isopensione, novità dal 2027 con l’aumento dell’età pensionabile: ecco cosa cambia

Economia
©Ansa

Introduzione

L’isopensione permette ai lavoratori più anziani di lasciare l’impresa prima del pensionamento, con costi a carico dell’azienda. Dal 2027, però, l’aumento dell’età pensionabile limiterà la sua applicabilità. Ecco cosa sapere.

Quello che devi sapere

Cos’è l’isopensione

Dal 2013 esiste una soluzione stabile che consente alle aziende di accompagnare alla pensione i dipendenti più vicini al termine della carriera: la cosiddetta isopensione. Si tratta di un istituto rivolto esclusivamente ai dipendenti che si trovano ormai a ridosso del pensionamento e offre la possibilità di lasciare l’attività lavorativa con un anticipo massimo di quattro anni rispetto ai requisiti ordinari, esteso eccezionalmente fino a sette anni per le uscite attivate nel periodo 2018-2026.

 

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Chi può beneficiarne

Possono beneficiarne soltanto coloro ai quali manca un intervallo temporale non superiore a quattro anni, elevato a sette nel regime transitorio valido fino al 2026, per maturare il diritto alla pensione, sia essa di vecchiaia sia anticipata. Questo canale non può essere utilizzato per accedere ai trattamenti fondati sui meccanismi delle cosiddette “quote” (come 100, 102 o 103). La scelta di aderire resta su base volontaria e deve essere sancita tramite specifiche intese con le organizzazioni sindacali, definite sia nell’ambito di normali processi di riduzione del personale sia all’interno di procedure di licenziamento collettivo. L’isopensione non può invece essere utilizzata per conseguire trattamenti pensionistici legati ai meccanismi delle cosiddette “quote”.

 

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Quali imprese possono utilizzarla

La misura non è accessibile a tutte le realtà produttive, ma soltanto alle imprese con una media superiore ai 15 addetti. Inoltre, la sua attivazione richiede un accordo formale con le organizzazioni sindacali e con l’INPS, passaggio indispensabile per disciplinare tempi, costi e modalità dell’esodo. Lo strumento viene impiegato soprattutto nei processi di riorganizzazione o riduzione del personale, consentendo una transizione non traumatica verso la pensione.

Assegno sostitutivo e contributi garantiti

Durante il periodo di accompagnamento l’azienda eroga al dipendente un importo mensile equivalente alla pensione maturata fino a quel momento. A ciò si aggiunge il versamento della contribuzione figurativa necessaria a mantenere integra la posizione assicurativa fino al raggiungimento dei requisiti definitivi. Questo meccanismo evita riduzioni sull’assegno futuro, assicurando continuità previdenziale senza penalizzazioni. L’adesione è formalmente volontaria, anche se spesso sostenuta da incentivi concordati tra le parti.

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Cosa cambia dal 2027

A partire dal 2027 il quadro si modifica sensibilmente per effetto dell’adeguamento automatico dei requisiti pensionistici all’aumento della speranza di vita. Non saranno autorizzati piani di esodo quando la maturazione della pensione cade oltre il periodo massimo coperto dallo strumento. In tali circostanze le richieste verranno respinte e la decisione comunicata sia all’impresa sia al lavoratore interessato.

I canali per l’uscita anticipata finanziata dalle aziende

L’ordinamento prevede oggi due modalità principali di accompagnamento alla pensione sostenute economicamente dal datore di lavoro:

  • Isopensione: anticipo fino a sette anni per le uscite attivate entro il 31 dicembre 2026, destinato a ridursi a quattro anni per gli ingressi dal 1° gennaio 2027;
  • Assegni straordinari dei Fondi di solidarietà: possibilità di anticipo fino a cinque anni.

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L’impatto dell’aumento dell’età pensionabile

Il nodo centrale è rappresentato dall’incremento progressivo dei requisiti anagrafici. Dal 2027 è previsto un primo aumento di un mese, seguito da ulteriori due mesi nel 2028, con possibili adeguamenti successivi negli anni seguenti sulla base delle dinamiche demografiche. Questi slittamenti vengono considerati nelle simulazioni previdenziali per determinare la data effettiva di pensionamento.

Quando i piani rischiano di saltare

Se l’allungamento dell’età pensionabile supera la durata massima dello “scivolo” consentito, sette anni fino al 2026, quattro anni dal 2027 per l’isopensione e cinque anni per i fondi di solidarietà, l’operazione non può essere approvata. In tali casi i programmi di uscita anticipata devono essere rinviati o annullati. Un esempio può essere un’azienda che nel 2026 voglia accompagnare un lavoratore sessantenne verso la pensione di vecchiaia sfruttando i sette anni disponibili. Se, a causa degli adeguamenti legati alla longevità, la maturazione del diritto slitta oltre quel limite temporale, la domanda verrebbe respinta. L’impresa dovrebbe quindi posticipare l’avvio dell’isopensione oppure rinunciare al percorso di esodo.

 

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