Riscatto di laurea sulla pensione, quando richiederlo e a chi non conviene. Le simulazioni
EconomiaIntroduzione
Lo strumento Inps consente di trasformare gli anni di studi universitari in contributi previdenziali utili all’uscita anticipata dal lavoro. Come mostrano alcune simulazioni del Corriere della Sera, non sempre però conviene richiederlo. Ecco cinque esempi
Quello che devi sapere
Le variabili
A determinare l’utilità o meno di riscattare la laurea è soprattutto la storia lavorativa del potenziale beneficiario. Come noto, le regole per andare in pensione sono mutate nel corso del tempo e in particolare a metà anni Novanta. Con la riforma Dini del 1995 il sistema previdenziale italiano è passato dal metodo retributivo al metodo contributivo con effetti diretti sul calcolo dei requisiti. Vanno poi considerati altri fattori come l’età nella quale il lavoratore ha iniziato a versare stabilmente contributi e, per i casi "post-1996", anche il reddito maturato al momento della richiesta.
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Caso A: convenienza piena
Il Corriere della Sera prende in esame come primo caso un lavoratore di 60 anni che ha intrapreso la carriera a 24 anni. Ipotizzando il riscatto di laurea a 5 anni, il guadagno temporale ottenuto sarebbe pari a 5 anni e 4 mesi. I 4 mesi “extra”, in particolare, sarebbero frutto di un salto sugli incrementi legati alla speranza di vita. La Legge Fornero, infatti, prevede l’adeguamento ogni due anni dei requisti anagrafici per la pensione all’aumento dell’aspettativa di vita, ma il riscatto interviene su anni nei quali questo sistema non era attivo.
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Perché conviene
Secondo l’analisi del quotidiano la convenienza piena si estenderebbe anche al caso di una lavoratrice di 61 anni che abbia iniziato la professione a 24 anni. Ipotizzando 4 anni di studi riscattati, la richiedente spunterebbe - per le stesse ragioni sopracitate - un anticipo di 4 anni e 5 mesi. I due esempi sono uniti da una condizione analoga: entrambi i lavoratori hanno iniziato a versare contributi prima del 1996 laureandosi in corso e trovando nell’immediato un impiego stabile.
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Caso B: convenienza parziale
La situazione cambia, invece, se la carriera è partita tre anni dopo. È il caso di un lavoratore di 60 anni con l’inizio dell'attività avvenuto a 27 anni. Il riscatto della laurea a 5 anni dimezza i suoi effetti consentendo un anticipo pari a 2 anni e 3 mesi. Il meccanismo “premia”, come detto, chi ha iniziato a lavorare presto maturando da subito l'anzianità contributiva. Ad essere esclusi sono, per esempio, gli stage o esperienze professionali intermittenti.
Lavoratrice "pre-1996"
Il dimezzamento si applica anche nell’ipotesi che a richiedere il riscatto di laurea sia una lavoratrice 61enne che ha esordito nell’impiego a 27 anni, nel 1994. In questo caso la trasformazione degli anni di studio darebbe diritto a un bonus pari a 2 anni e 4 mesi.
Pensione anticipata ordinaria
Per i lavoratori che hanno avviato la carriera dopo il 1° gennaio 1996 l’importo della pensione concorre a determinare l’opportunità o meno di far valere gli anni di studio accademici. Il sistema contributivo attualmente vigente prevede già la possibilità di uscita dal lavoro con qualche anno di anticipo. La legge ammette la pensione anticipata ordinaria per i lavoratori con almeno 64 anni di età e 20 anni di contribuzione a patto che l’assegno minimo lordo valga almeno 3 volte l’assegno sociale. Per le lavoratrici con un figlio la soglia scende a 2,8 e a 2,6 nel caso abbiano almeno due figli.
Caso C: nessuna convenienza
Con questa opzione in campo non basta valutare gli anni eventualmente guadagnati con il riscatto ma occorre considerare anche il valore dell’assegno rispetto all’anticipo pensionistico. Chiunque abbia una pensione superiore all’assegno sociale potrebbe trovare vantaggioso utilizzare l’anticipo invece di pagare la trasformazione degli anni di studio. Stando alla simulazione del Corriere, un lavoratore di 45 anni che avesse iniziato l’attività a 27 ricaverebbe dal riscatto del quinquennio in ateneo un beneficio nullo.
Lavoratrice post-1996
Situazione analoga toccherebbe il caso di una lavoratrice di 46 anni che desidera riscattare 4 anni di studio precedenti all’ingresso nella carriera, a 27. La convenienza verrebbe meno se la pensione percepita superasse la quota di 3 volte rispetto all’assegno sociale e ancora di meno in presenza di uno o più figli.
Caso D: convenienza parziale
Lo scenario cambia per un lavoratore “post 1996” che, a conti fatti, arrivasse a percepire una pensione inferiore alla soglia stabilita dall’anticipo pensionistico ordinario. Nel caso del lavoratore 45enne, secondo la simulazione del quotidiano di via Solferino, un riscatto di studi a 5 anni potrebbe portare un beneficio di 2 anni e 3 mesi sul requisito di vecchiaia. Anche nel caso della lavoratrice 46enne il riscatto a 4 anni si tradurrebbe in un guadagno temporale di 2 anni e 3 mesi.
Caso E: rischio penalizzazione
Analizzando il meccanismo di riscatto della laurea c’è infine un caso che potrebbe addirittura comportare un’uscita dal lavoro più lunga rispetto alle regole vigenti. Il Corriere della Sera prende in esame i lavoratori che hanno iniziato l’attività dopo il 1996 ma con una parte di studi conclusi entro il 1995. È il caso di un 55enne che abbia iniziato la carriera a 28 anni. Ai fini del riscatto di studi a 5 anni verrebbe considerato un lavoratore “pre 1996” perdendo di fatto i benefici offerti dalla pensione anticipata ordinaria. Ipotizzando una pensione superiore 3 volte l'assegno sociale, l’uscita dal lavoro slitterebbe di 1 anno e 11 mesi. Al contrario, se rimasse sotto la soglia il riscatto equivarrebbe a un anticipo parziale di 1 anno e 4 mesi.
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