Dimore storiche, una risorsa economica da valorizzare: da Art Bonus a Iva, le proposte
EconomiaIntroduzione
Le dimore storiche italiane rappresentano un tesoro culturale per il nostro Paese. Ma non solo: attirano investimenti e turisti e hanno un forte impatto economico sui territori. Tuttavia, dicono gli esperti del settore, servirebbero degli interventi per permettere a questo patrimonio di esprimere al meglio anche il potenziale economico. Ecco alcune proposte di cui si sta discutendo
Quello che devi sapere
Le dimore storiche
Dell’importanza delle dimore storiche si è parlato nei giorni scorsi, durante la 49esima Assemblea dell'Associazione Dimore Storiche Italiane (Adsi). Durante l’evento, dal titolo "Patrimonio privato, valore pubblico: il ruolo delle dimore storiche per il sistema Paese", si è discusso di come valorizzare anche economicamente questo patrimonio italiano. Tra le proposte sul tavolo: allargamento dell’Art Bonus, semplificazione burocratica e accorciamento dei tempi per ottenere le Scia, creazione di infrastrutture, riconoscimento del valore economico dell’attività privata capace di incidere positivamente sul Pil.
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“Strumenti efficaci”
"Il patrimonio culturale italiano rappresenta un potenziale volano economico, ma perché questo possa accadere è necessario che la collaborazione fra pubblico e privato sia supportata da strumenti efficaci, in primis da un quadro normativo adeguato", è stato uno dei messaggi lanciato da Adsi durante l’evento.
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I numeri
Adsi, attraverso i dati del VI Rapporto dell'Osservatorio sul Patrimonio Culturale Privato, ha sottolineato l’importanza del ruolo economico e sociale delle dimore storiche in Italia: si tratta di 46.000 beni culturali privati distribuiti su tutto il territorio nazionale, con quasi il 30% che si trova in comuni sotto i 5mila abitanti in cui rappresentano presidi culturali e identitari. Inoltre, il 60% di questo patrimonio genera valore diretto attraverso attività nei settori del turismo, della cultura e dell'agricoltura, contribuendo anche all'occupazione giovanile. Nel 2024 hanno richiamato oltre 35 milioni di visitatori, grazie anche alle più di 20mila realtà che promuovono eventi e aperture al pubblico.
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Gli investimenti
L'associazione ha anche ricordato che, sul fronte della manutenzione, l'85% degli interventi è autofinanziato, con una spesa media superiore a 50.000 euro annui per bene. Gli investimenti in restauri, invece, hanno raggiunto 1,2 miliardi di euro per gli interventi straordinari nel 2024 e oltre 1,9 miliardi complessivi, pari a più del 10% della crescita del Pil registrata nel 2023.
Le proposte
Adsi, durante l’evento, ha sottolineato come oltre 10.000 dimore siano pronte ad ampliare le proprie attività ma hanno deciso di aspettare e di farlo, eventualmente, solo in presenza di un contesto normativo più favorevole. Per questo, nel corso del dibattito, si è parlato di quali interventi potrebbero migliorare la situazione attuale e valorizzare ancora di più le dimore storiche anche sotto il profilo economico. È stata anche sottolineata la necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni pubbliche e private. Inoltre, si è parlato dell’importanza dell'estensione dell'Art Bonus ai beni culturali privati, gestiti da fondazioni o realtà del terzo settore, in modo da rendere più sostenibili gli investimenti in manutenzione, restauro e valorizzazione. Federculture ha anche proposto di armonizzare l’Iva per i restauri e le attività del settore culturale, auspicando che si abbassi dal 22 al 5%, in linea con gli altri Paesi europei.
Il contributo delle dimore storiche
"Le dimore storiche sono oggi parte integrante del nostro sistema Paese, non solo per il loro inestimabile valore culturale, ma anche per il contributo concreto che offrono ogni giorno ai territori. Creano occupazione, sostengono intere filiere produttive", ha sottolineato Maria Pace Odescalchi, presidente dell'Associazione Dimore Storiche Italiane, che le ha definite “il più grande museo diffuso d’Italia”.
Semplificazione burocratica
All’evento sono intervenuti anche vari politici, dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida a quello della Giustizia Carlo Nordio, al vice ministro dell’Economia Maurizio Leo, al vice presidente della Camera Giorgio Mulè. Proprio Mulè, parlando di semplificazione burocratica, ha sottolineato la necessità di “una corsia preferenziale per la proposta di legge già depositata in commissione Cultura che prevede tempi più rapidi per gli interventi all’interno delle dimore storiche”. Quanto all’Art Bonus da estendere ai privati, Mulè ha parlato di un “credito d’imposta del 65 per cento rimborsabile in tre anni”.
Gli altri interventi
Tra gli interventi, anche quello del presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti. “Le nostre dimore storiche agricole contribuiscono alla bellezza dell’Italia e il modello italiano, che vede produzioni agricole e produzioni culturali insieme, rappresenta un unicum in Europa: è un modello che porta ricchezza ed è lo scheletro del Paese. Questo impegno va accompagnato da un potenziamento delle infrastrutture soprattutto viarie e dalla sburocratizzazione”, ha detto. Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, ha evidenziato che le dimore storiche sono “strutture private con funzione pubblica” perché sono visitabili e contrastano il fenomeno dell’overtourism. “Le istituzioni devono essere vicine alla proprietà privata affinché queste realtà possano continuare a garantire la tenuta del territorio”, ha concluso il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.
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