Inps, il contributo per il reddito di libertà sale a 530 euro: cosa sapere

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

L’Istituto di previdenza sociale fa sapere che l'importo del contributo mensile del Reddito di libertà per le donne vittime di violenza e in condizione di bisogno è stato aumentato a 530 euro mensili in attuazione del decreto interministeriale del 17 settembre 2025 , per un massimo di dodici mensilità, nei limiti delle risorse disponibili.

Quello che devi sapere

L’aumento

L'Inps in una circolare (n. 44 del 9 aprile 2026) precisa che le domande accolte nel 2025 saranno oggetto di integrazione dell'importo, fino alla misura di 530 euro mensili per un massimo di dodici mensilità, tenendo conto delle risorse disponibili. Il contributo era pari a 400 euro mensili nel 2023 e 2024 e di 500 euro nel 2025, importo quest'ultimo che sarà integrato.

 

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I fondi

L'integrazione sarà effettuata utilizzando le risorse statali o le risorse regionali trasferite per il finanziamento della misura. Completata l'integrazione delle domande accolte nel 2025, l'Inps, si legge in una nota, procederà a disporre il pagamento delle domande presentate nel 2026, sempre nei limiti delle risorse a disposizione, dandone comunicazione alle interessate. Le risorse complessive destinate al beneficio per l’anno 2026 ammontano a 16,5 milioni di euro.

 

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Le nuove domande

L'Istituto ricorda che le domande presentate entro il 31 dicembre 2025 e non accolte per insufficienza di risorse sono decadute, ma possono essere ripresentate dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026 per accedere al contributo nel 2026.

 

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Il ruolo dei Comuni nell’invio delle domande

La domanda è trasmessa all'Inps esclusivamente tramite i Comuni, che devono inviare solo le domande per le quali abbiano verificato preventivamente il possesso dei requisiti e la validità e completezza dei dati indicati nel modulo, inclusa la sussistenza dello stato di bisogno e il proseguimento del percorso di fuoriuscita dalla violenza. La condizione di povertà, legata a uno stato di bisogno straordinario o urgente, è dichiarata dal servizio sociale professionale di riferimento territoriale. Perché la domanda sia inviata all'Inps le donne devono essere seguite da un centro antiviolenza riconosciuto dalla Regione e da un servizio sociale.

 

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Cos’è il Reddito di Libertà

Il Reddito di Libertà è un contributo economico destinato alle donne vittime di violenza, con o senza figli, seguite dai centri antiviolenza e dai servizi sociali. Si rivolge alle donne residenti nel territorio italiano, che siano cittadine italiane, comunitarie o cittadine di Stato extracomunitario in possesso di regolare permesso di soggiorno, comprese le straniere aventi lo status di rifugiate politiche o di protezione sussidiaria. Devono risultare in condizione di povertà, legata a uno stato di bisogno straordinario o urgente, dichiarato dal servizio sociale professionale di riferimento territoriale; seguite da un centro antiviolenza riconosciuto dalla Regione e da un servizio sociale.

Come funziona

Il Reddito di Libertà è un contributo finalizzato a sostenere le donne nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza favorendo l’autonomia abitativa e personale e il percorso scolastico e formativo dei figli minori. Ha un importo massimo di 530 euro mensili, concesso in un’unica soluzione per massimo 12 mesi; è compatibile con altri strumenti di sostegno come l’Assegno di Inclusione.

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La domanda

A partire dal 1° gennaio di ogni anno, le donne in possesso dei requisiti, comprese quelle la cui domanda presentata entro il 31 dicembre dell’anno precedente è risultata “Non accolta per insufficienza di budget”, possono presentare la domanda tramite i Comuni di riferimento. La domanda per accedere al Reddito di Libertà per l’annualità in corso deve essere presentata utilizzando il modulo “SR208”, denominato “Domanda Reddito di Libertà”.

I passaggi burocratici

Per accedere al contributo, nella domanda il rappresentante legale del centro antiviolenza che ha preso in carico la donna deve attestare il percorso di emancipazione e autonomia intrapreso. Il servizio sociale deve attestare lo stato di bisogno legato alla situazione straordinaria o urgente. I Comuni inviano la domanda completa all’INPS utilizzando il servizio disponibile nella pagina “Trasmissione domande, istruzioni e software delle prestazioni sociali”. Tramite il servizio possono acquisire il codice univoco che riporta la data e l’ora di invio della domanda, determinando l’ordine nella graduatoria regionale, per l’accoglimento nei limiti delle risorse disponibili.

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Le domande non accolte

Le domande non accolte per insufficienza di budget potranno essere accolte in seguito, entro il 31 dicembre dell’anno di presentazione, nei limiti delle ulteriori risorse disponibili, altrimenti decadono in via definitiva e possono essere ripresentate l’anno successivo.

 

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