In Italia oltre 5 milioni in povertà energetica: la mappa delle regioni più a rischio

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

La povertà energetica riguarda circa 5,3 milioni di italiani, pari a 2,4 milioni di famiglie. Si tratta di nuclei che faticano a sostenere le spese essenziali per l'energia elettrica e il riscaldamento. I dati sono stati elaborati dall'Ufficio studi della Cgia su fonti Istat e Oipe. Ecco cosa sapere.

Quello che devi sapere

Esclusi dall'analisi i costi dei carburanti

Nell'analisi non sono inclusi i costi sostenuti dalle famiglie per l'acquisto dei carburanti per auto e moto. In generale, si parla di povertà energetica anche quando il peso della spesa per l'energia sul reddito familiare supera livelli considerati normali.

 

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La situazione in Puglia

Le situazioni più difficili si concentrano soprattutto al Sud, in particolare in Puglia. Qui sono oltre 302.500 le famiglie in difficoltà, per un totale di quasi 700 mila persone: significa che 18 famiglie su 100 vivono questa condizione.

 

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La situazione in Calabria e in Molise

Subito dopo troviamo la Calabria, con più di 143.400 famiglie coinvolte (oltre 318 mila persone), e il Molise con 22.650 (quasi 49 mila individui in difficoltà). Anche in queste regioni il fenomeno riguarda una quota molto rilevante dei nuclei familiari residenti, rispettivamente il 17,4 e il 17 per cento. Le situazioni meno gravi, invece, interessano le Marche, il Friuli-Venezia Giulia e il Lazio.

I dati

I dati, sottolinea la Cgia, si riferiscono al 2024. Tuttavia, alla luce dei recenti rincari dei prezzi dell'energia elettrica e del gas registrati negli ultimi 40 giorni dopo lo scoppio del conflitto in Iran, "è molto probabile che la situazione sia destinata a peggiorare, con un aumento generalizzato della povertà energetica in tutto il Paese". Un andamento che potrebbe essersi già consolidato nel 2025: rispetto all'anno precedente, infatti, i costi del gas e dell'energia elettrica sono cresciuti rispettivamente del 6,3 e del 6,7 per cento.

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Aumenti pagati due volte

La Cgia sottolinea poi che gli autonomi pagano due volte gli aumenti delle bollette. Una realtà molto diffusa, fatta di piccoli imprenditori e titolari di partita Iva che ogni giorno tengono in piedi botteghe, negozi e attività di servizio. E circa il 70 per cento di artigiani e commercianti lavora da solo, senza dipendenti né collaboratori familiari. 

Cgia: "Queste spese incidono sui margini già ridotti delle attività"

Negli ultimi anni, però, questa fascia è stata colpita duramente dall'aumento dei costi dell'energia. "Il problema principale è che molti di loro si trovano a pagare due volte il caro bollette. Da una parte, come utenti domestici, devono far fronte alle spese più alte per luce e gas nelle proprie abitazioni. Dall'altra, come imprenditori, sostengono costi ancora maggiori per mantenere attiva la propria attività. Tenere accese le luci, riscaldare un laboratorio in inverno o raffrescare un negozio in estate sono necessità quotidiane, non rinviabili. Spese che, con l'aumento dei prezzi energetici, incidono sempre di più sui margini già ridotti di queste attività. Il risultato è una pressione economica crescente che mette in difficoltà molte microimprese, costrette spesso a ridurre i consumi o a rinunciare a investimenti, pur di riuscire a sostenere costi ormai diventati molto pesanti", afferma la Cgia.

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Quando una famiglia è in povertà energetica

Secondo l’OIPE, una famiglia si trova in condizione di povertà energetica quando non riesce ad accedere a servizi energetici essenziali, come riscaldamento, raffrescamento, illuminazione e uso degli elettrodomestici, a un costo sostenibile rispetto al proprio reddito. Si tratta di un fenomeno complesso che emerge dallinterazione tra vulnerabilità economica, qualità dell’abitazione e livelli dei prezzi energetici. Un primo caso tipico riguarda le famiglie che sostengono una spesa energetica eccessivamente elevata rispetto al reddito disponibile. Ad esempio, nuclei a basso reddito che vivono in abitazioni poco efficienti possono arrivare a destinare una quota molto alta delle proprie entrate al pagamento delle bollette. In questi casi, l’elevato fabbisogno energetico è spesso legato a edifici mal isolati o a impianti obsoleti.

Il sottoconsumo energetico

Un secondo esempio è rappresentato dal cosiddetto sottoconsumo energetico. Alcune famiglie, pur di contenere la spesa, rinunciano a servizi essenziali: limitano l’uso del riscaldamento in inverno o evitano il raffrescamento durante l’estate. Questo comportamento, definito anche "deprivazione nascosta", indica una condizione di disagio non sempre visibile nei dati di spesa. 

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La difficoltà nel pagare le bollette

Un ulteriore segnale di povertà energetica è la difficoltà nel pagamento delle bollette, con ritardi, accumulo di arretrati o rischio di distacco delle forniture. A ciò si aggiunge l’incapacità di mantenere condizioni abitative adeguate, come temperature confortevoli o ambienti salubri, spesso compromessi da problemi di umidità o muffa. Infine, alcune categorie risultano particolarmente vulnerabili, tra cui anziani soli, famiglie numerose e nuclei con redditi instabili. In sintesi, la povertà energetica non è solo una questione di reddito, ma il risultato di molteplici fattori che incidono sulla qualità della vita delle famiglie.

 

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Quanto pagheranno in più le famiglie italiane

I rincari delle bollette di luce e gas previsti per l'anno in corso dovrebbero provocare, secondo l'Ufficio studi della Cgia, un prelievo aggiuntivo ai bilanci delle famiglie italiane di 5,4 miliardi di euro, che sale a 6,6 miliardi se il confronto viene eseguito rispetto al 2024. A livello regionale è la Lombardia che in termini assoluti subisce l'aggravio più importante: rispetto al 2025 il rincaro è pari a 1,1 miliardi di euro. Seguono il Veneto con +557 milioni, l’Emilia-Romagna con +519 e il Lazio con +453. Chiudono la graduatoria nazionale la Basilicata con +45 milioni di euro, il Molise con +25 e la Valle d'Aosta con +10.

 

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