Nel 2025 il costo dell'energia è rimasto elevato rispetto ai livelli registrati nel periodo pre crisi. A preoccupare oggì però, sottolinea il curatore dell'Analisi Enea sul mercato energetico italiano da cui sono stati estrapolati i dati, è la crisi mediorientale. A causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, da cui transita il 6% di greggio e il 9% di GNL diretto in Eruopa, sarà inevitabile registrare un'impennata dei prezzi
I prezzi dell'energia restano elevati rispetto allo stesso periodo pre crisi del 2022 (gas +70%, elettricità +100%). La situazione nel 2025 è rimasta stazionaria per emissioni e consumi energetici in Italia che sono rimasti fermi ai valori dell'anno precedente, in linea con i dati registrati nell'intera Ue. Questo è quanto emerge dall'Analisi Enea del sistema energetico italiano per l'intero 2025, che evidenzia anche una lieve crescita delle rinnovabili (+1%), seppur ancora molto indietro rispetto agli obiettivi Pniec (-20%). I dati preliminari del primo trimestre 2026 vedono emissioni di CO2 e consumi di energia in calo entrambi dell'1%. Per il futuro, avverte Francesco Gracceva, curatore dell'analisi sul mercato energetico italiano, bisognerà fare i conti con la crisi mediorientale.
La guerra in Medio Oriente avrà pesanti ricadute sui prezzi di greggio e gas
"Solo per il mese di marzo - ha sottolineato Gracceva - si stima che il costo del gas importato possa superare ampiamente i 2 miliardi di euro, almeno mezzo miliardo in più del costo che si sarebbe registrato al prezzo medio dei precedenti dodici mesi. Anche nel caso del petrolio una stima conservativa porta a un extracosto delle importazioni di oltre mezzo miliardo di euro". Gracceva ricorda che nello stretto di Hormuz, transiti oltre un quinto del petrolio mondiale e circa il 6% di greggio e il 9% di GNL diretto in Europa e questo avrà pesanti ricadute sui prezzi.
Approfondimento
Iran, cosa potrebbe cambiare con l’apertura dello Stretto di Hormuz?
Come raggiungere il target dell'Energy Efficiency Directive (EED) europeo
Secondo Gracceva, occorrerebbe un calo dei consumi del 3% medio annuo, mentre il Pniec in Italia ha fissato "un obiettivo meno "ambizioso" dell'EED, che per essere centrato necessiterebbe di una diminuzione inferiore al 2% all'anno". Per fonti primarie, i consumi 2025 vedono in aumento quelli di gas (+2%), per le temperature più rigide e per una maggiore domanda da parte delle centrali elettriche, pur restando inferiori del 14% rispetto alla media 2017-2022 e in linea con i regolamenti Ue. Sono rimasti invariati i consumi di petrolio nei trasporti e sono calati nel settore petrolchimico. A crollare è stato il carbone (-16%), tornato ai minimi termini nella generazione elettrica. Pur in aumento di 1 punto percentuale, la quota di rinnovabili sui consumi finali si è fermata a poco più del 20%, a fronte del 25% previsto dal PNIEC. A crescere è stato soprattutto il fotovoltaico (+25%), che è in grado di generare più di 1/6 della produzione elettrica totale. I consumi per settori vedono un lieve aumento nei trasporti (+0,5%), mentre rimangono stazionari nel civile.
Potrebbe interessarti
Stretto Hormuz, quali Paesi lo usano di più per gas e petrolio?
L'Italia è in difficoltà nella transizione energetica
La domanda di energia elettrica resta sui livelli del 2024, a conferma della stazionarietà del grado di elettrificazione dei consumi. Sul fronte prezzi, appare consolidato sui massimi storici lo spread tra valore dell'elettricità sulla Borsa italiana (116 euro al MWh la media annua) e quello dei principali mercati europei (90 euro al MWh in Germania, 65 euro al MWh in Spagna, 61 euro al MWh in Francia), mentre è tornata ad allargarsi la differenza tra il prezzo del gas sul mercato italiano e il principale hub europeo (TTF). L'estrema difficoltà della transizione energetica italiana è confermata dal nuovo minimo storico dell'indice Enea isprep , in calo del 30% rispetto al 2024. "Per raggiungere il target 2030 fissato dal PNIEC, sarebbe necessario ridurre le emissioni del 6% per ciascuno dei prossimi cinque anni", ha spiegato Gracceva. "La transizione italiana risulta fuori traiettoria sia per il petrolio (+2% rispetto -5% degli obiettivi PNIEC), che per le rinnovabili, soprattutto nel settore dei trasporti, dove sono arrivate a coprire solo il 10% dei consumi contro il 15% atteso", ha concluso Gracceva.
Potrebbe interessarti
Guerra in Iran, perché è importante il giacimento di gas di South Pars
Tecnologie low carbon
L'Analisi ha dedicato uno specifico focus alle tecnologie low carbon, evidenziando una riduzione del deficit commerciale italiano che passa da oltre 5 a meno 4 miliardi di euro nel 2025. Il miglioramento è stato trainato dalla forte crescita delle esportazioni di veicoli ibridi plug-in, più che raddoppiate verso i mercati extraeuropei, in primis negli Stati Uniti, dove l'import ha cercato di anticipare i dazi annunciati. Non è migliorato invece il saldo per il fotovoltaico e continua a peggiorare quello per i veicoli elettrici puri, per i quali il deficit supera i 2,3 miliardi di euro, rendendo nel complesso il miglioramento ancora fragile e concentrato in pochi segmenti.