Nonostante il cessate il fuoco temporaneo, l'esito incerto della guerra in Medio Oriente continua ad alzare il rischio razionamento di jet fuel per gli scali italiani e non solo. Ne abbiamo a sufficienza per i prossimi mesi? Anche di questo si è parlato nella puntata di "Numeri", di Sky TG24, andata in onda il 7 aprile
L’esito incerto della guerra in Medio Oriente, nonostante il cessate il fuoco di due settimane (GLI AGGIORNAMENTI LIVE), preoccupa sempre di più sul fronte energetico. Non solo per i prezzi del petrolio, e quindi di benzina e diesel, ma anche sulla tenuta del sistema stesso. Si continua così a parlare di razionamenti, specie negli aeroporti: alcuni scali italiani hanno già emesso diversi bollettini per carenza di carburante. Gli ultimi, in ordine di tempo, sono gli scali di Pescara, Reggio Calabria e Brindisi (anche se per l’aeroporto pugliese poi l’allarme è rientrato) che si aggiungono a Milano Linate, Bologna, Treviso e Venezia. Per oggi, 8 aprile, è previsto a Bruxelles un nuovo incontro del gruppo Ue di coordinamento sul petrolio, a cui partecipano anche i rappresentanti delle industrie più colpite dalla guerra in Medio Oriente, tra cui appunto le compagnie aeree. Cosa sta succedendo? Anche di questo si è parlato nella puntata di Numeri, approfondimento di Sky TG24, andata in onda il 7 aprile.
L'Italia importa la metà del suo jet fuel
Il cherosene per aerei, da quando è scoppiata la guerra in Medio Oriente con l’attacco di Usa e Israele contro l’Iran, è il carburante che è aumentato più di prezzo: +96% dall’inizio del conflitto. Il problema però, come detto, non è solo il costo, ma anche la quantità disponibile. Ne abbiamo a sufficienza? In Italia la situazione è complicata, perché la metà del cherosene utilizzato viene acquistato all’estero. Questo ci rende più dipendenti dall’andamento della guerra.
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Per il jet fuel il quadro è peggiore di quello che si delinea invece per benzina e gasolio, di cui siamo esportatori netti.
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Ipotesi aerei a terra per Lufthansa
Le difficoltà sul fronte aeroporti e voli non sono però solo italiane. La tedesca Lufthansa, per fare un esempio, se il conflitto andasse avanti fino a maggio, potrebbe tenere a terra tra i 20 e i 40 aerei, cioè circa 200 voli al giorno.
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