Crisi energetica, l'Italia rinvia l'addio al carbone. Le centrali restano fino al 2038

Economia
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Introduzione

Per far fronte alla crisi energetica il governo di Giorgia Meloni guarda alle centrali a carbone. In caso di emergenza si potrà continuare a utilizzare il combustibile fossile più inquinante almeno fino al 2038, 13 anni oltre la scadenza fissata dal Piano nazionale energia e clima, che prevedeva lo stop entro dicembre dello scorso anno. Il rinvio è entrato nell’ultimo decreto bollette, sulla base di alcuni emendamenti presentati dalla Lega e da Azione

Quello che devi sapere

Ministro Foti: "Tutte le fonti di energia vanno utilizzate al meglio"

Il ministro per gli Affari europei e il Pnrr, Tommaso Foti, difende una scelta che ha già fatto molto discutere, considerando gli effetti del carbone sull’inquinamento, sul cambiamento climatico e sul riscaldamento globale: "Tutte le fonti di energia, almeno nell'immediato, devono essere utilizzate al meglio", dice.

 

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Deputati della Lega: "Proroga è giusta e responsabile"

I deputati della Lega in Commissione Attività produttive definiscono la proroga "giusta e responsabile", in una fase di crisi energetica internazionale come quella che stiamo attraversando a causa della guerra in Medio Oriente. "La sicurezza energetica del Paese, la competitività delle imprese e la tutela delle bollette delle famiglie italiane devono essere le priorità", scrivono in una nota Alberto Gusmeroli, Giorgia Andreuzza, Andrea Barabotti, Salvatore Di Mattina e Luca Toccalini.

 

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Orlando: "Chiacchiere e propaganda". Bonelli: "Climafreghismo"

Non tutti la pensano allo stesso modo. Per il Pd quelle del Carroccio sono solo "chiacchiere pericolose e propaganda", come dice Andrea Orlando, perché di fatto gli impianti sono fermi da anni e riattivarli richiede tempo. Il leader di Europa Verde Angelo Bonelli accusa il governo di "climafreghismo".     

 

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Da tempo il governo guarda alle centrali a carbone

C’è da dire che è in realtà da tempo che il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin sta parlando chiaramente della volontà di mantenere "in riserva" le centrali di Brindisi e Civitavecchia. Adesso il decreto consente però di fare un passo in più, utilizzandole. 

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Tra gas ed Ets, il carbone è davvero conveniente?

Attualmente, il ministero dell’Ambiente stima che i costi economici dell'utilizzo sarebbero sostenibili se il prezzo del gas salisse stabilmente sopra i 70 euro al megawattora, una soglia al momento lontana rispetto ai circa 55 euro di questi ultimi giorni. Il carbone tornerebbe però a essere una fonte più conveniente soltanto se in sede europea fosse allentata - o addirittura sospesa - la normativa sugli Ets, così come richiesto dal governo italiano.  

Cosa sta succedendo negli altri Paesi

L’Italia non è comunque l’unica che sta tornando a guardare al carbone. A livello internazionale diversi Paesi stanno facendo lo stesso. Negli Stati Uniti, per esempio, l'amministrazione di Donald Trump ha rimosso i vincoli sulle emissioni. In Germania, dove l'uscita è prevista nel 2038, il cancelliere Friedrich Merz non esclude rinvii.   

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Il caso del Giappone: tornano operative centrali anche più obsolete

Anche il Giappone ha deciso di aumentare per un anno il ricorso al carbone, a partire dal prossimo mese, sospendendo tutte le restrizioni operative per le centrali più datate e meno efficienti. Nel quadro delle politiche energetiche nazionali, il governo di Tokyo mantiene l'obiettivo della neutralità carbonica entro il 2050: proprio per questo aveva introdotto un meccanismo che limitava al 50% annuo l'utilizzo delle centrali a carbone più obsolete. Tuttavia, spiega il ministero dell'Economia, del Commercio e dell'Industria (Meti), l'attuale contesto internazionale ha imposto una revisione temporanea delle priorità.

Anche le Filippine spingono sul carbone

Restando in Asia, la segretaria dell'Energia delle Filippine, Sharon Garin, ha fatto sapere che il Paese cercherà di aumentare la produzione delle proprie centrali elettriche a carbone per "contenere gli aumenti delle tariffe elettriche dovuti al conflitto in Medio Oriente", che sta ostacolando le forniture di idrocarburi. Le Filippine dipendono dal carbone per circa il 60% della loro produzione di elettricità e quindi, ha spiegato Garin, con l'impennata dei costi del Gnl (gas naturale liquefatto) saranno "temporaneamente" costrette a fare ancora più affidamento su questo combustibile fossile ad alto impatto ambientale. Pur auspicando di "massimizzare" l'utilizzo del carbone locale, le Filippine mantengono anche la possibilità di aumentare gli acquisti di carbone dal loro principale fornitore, l'Indonesia.

 

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