Lavoro e IA, un buon curriculum vitae non basta più: i consigli per valorizzare il profilo

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Il mercato del lavoro cambia in profondità e, con esso, il “biglietto da visita” da presentare in fase di selezione e sintetizzato nel curriculum vitae. Come mostra un’analisi realizzata dall’agenzia Job Farm, dal 2013 ad oggi la ricerca di un impiego in Italia si è trasformata e per fare breccia su una posizione aperta non basta più avere un buon profilo ma occorre dimostrare nell’immediato il proprio potenziale. Ecco i consigli 

Quello che devi sapere

L’analisi di Job Farm

Il “Decalogo per la ricerca di lavoro 2026”, nato dall’interazione con giovani e selezionatori, tiene conto delle innovazioni tecnologiche introdotte dall’intelligenza artificiale che, come in altri settori, hanno rivoluzionato anche l'organizzazione delle risorse umane.

 

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Il mercato nel lavoro nel 2013

Job Farm mette a confronto il mercato del lavoro in Italia nell’arco degli ultimi 12 anni. Nel 2013 l’occupazione fa i conti con gli strascichi della crisi economico-finanziaria. Stando ai dati Istat, la platea di lavoratori ammonta quell’anno a 22 milioni di unità, il 55-56% del totale degli occupabili.

 

La disoccupazione supera il 12%, soprattutto tra i giovani dove il tasso oltrepassa il 40%. A preoccupare gli analisti dell'epoca è anche il dato sui Neet. Come certificato dall’Istituto nazionale di statistica e da Eurostat, un italiano su quattro tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora con un tasso complessivo prossimo al 26%, tra i più alti in Europa.

 

Il conseguimento della laurea comporta in media l’avvio di un percorso di inserimento lento caratterizzato da lunga precarietà, stage poco o per nulla retribuiti e stabilizzazione posticipata di diversi anni. A completare il quadro è il miraggio del “posto fisso” a fronte della capacità di proporsi sul mercato con flessibilità e adattamento.

 

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Lo scenario attuale

Come evidenzia l’agenzia specializzata nell’orientamento lavorativo, in 12 anni il quadro attuale è profondamente mutato, a partire dal numero totale degli occupati saliti a 24 milioni di unità, il 62% della forza lavoro complessiva. Di contro, Istat e Employment Outlook 2005 dell’Ocse calcolano che in Italia il tasso di disoccupazione si è dimezzato passando dal 12 al 6%. A calare è anche il dato sulla disoccupazione giovanile, sotto la soglia del 22% pur restando oltre la media europea e quello sui Neet, in diminuzione di circa dieci punti percentuali.

 

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Criticità e opportunità

Come segnala il Rapporto 2025 di AlmaLaurea, l’occupazione di chi possiede un titolo di studio universitario continua a superare in modo netto quella dei non laureati con tempi di ingresso nel mercato del lavoro sempre più rapidi. Crescono le opportunità internazionali, le forme di mobilità professionale e di attività flessibile, a partire dallo smart working. Tra le principali criticità persiste il divario territoriale tra Nord e Sud e il disallineamento tra titolo di studio conseguito e mansione offerta con retribuzioni d’ingresso inferiori alla media Ue.

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Scenario competitivo

Il decalogo si inserisce in un contesto generale più competitivo e selettivo. Per fare breccia su una posizione aperta non basta più avere un buon profilo ma occorre dimostrare nell’immediato il proprio potenziale. In primo luogo, il curriculum vitae in versione 2026 deve essere in grado di riportare le informazioni essenziali in una sola pagina. A differenza del passato, dove venivano premiati documenti descrittivi utili a raccontare lo storico formativo come segno di affidabilità, oggi il Cv deve risultare il più sintetico possibile. La necessità di condensare le informazioni essenziali dipende soprattutto dal fatto che selezionatori, programmi e software dotati di intelligenza artificiale impiegano pochi secondi per effettuare la lettura, determinante per operare una scrematura. 

Curriculum specifici

In secondo luogo, in un mercato del lavoro sempre più specializzato la ricerca impone di inviare un curriculum tarato per ogni esigenza. Non basta più “sparare nel mucchio” inviando lo stesso documento ad una moltitudine di aziende. A contare in misura maggiore è la capacità di costruire un biglietto da visita cucito “su misura” valorizzando esperienze e capacità richieste per il ruolo specifico.

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Competenze prima dei titoli

Il terzo consiglio contenuto nel decalogo di Job Farm riguarda la visibilità da dare alle competenze operative, digitali e professionali. Se in passato le cosiddette “skills” occupavano solitamente l’ultima pagina, dietro a voto di laurea, durata del percorso accademico e ateneo di provenienza, oggi devono comparire in cima. Per quanto riguarda le attività svolte, non basta elencare le esperienze ma devono spiccare i risultati ottenuti, quanto più misurabili e spendibili nella nuova posizione.

Ecosistema digitale

Nel decalogo trova spazio inoltre l’importanza dei link all’interno del Cv: il documento deve essere in grado di contenere rimandi immediati alla pagina personale di Linkedin, dove il profilo è più approfondito, così come a eventuali portofolio e progetti utili a verificare nell’immediato le capacità citate. 

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Curriculum IA “friendly”

Il curriculum vitae del 2026 deve poi essere in grado di dialogare con i software di selezione (Ats). Diventa dunque prezioso affinare il documento in modo chiaro e leggibile, se necessario ricorrendo a strumenti di intelligenza artificiale generativa. Prima di arrivare all’occhio umano i Cv spesso vengono passati al setaccio dai sistemi automatici in grado di operare un filtro preliminare. 

Esperienze brevi e di volontariato

Un aiuto ulteriore può arrivare infine dalla valorizzazione delle esperienze personali. Dagli stage alle collaborazioni temporanee fino ai progetti, anche di volontariato: per quanto brevi queste attività migliorano l’immagine complessiva del profilo in quanto dimostrano competenze concrete e risultati misurabili.

 

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