Introduzione
Sembra ormai sicuro che giovedì 11 giugno la Banca centrale europea deciderà di aumentare i tassi di interesse dello 0,25%, portandoli al 2,25%. Sarebbe la prima volta in quasi tre anni. In parallelo verranno aggiornate le stime sull'inflazione e c’è molta curiosità per le parole della presidente Christine Lagarde, da cui si cercherà di capire come intende muoversi in futuro Francoforte.
Quello che devi sapere
Economisti prevedono due rialzi dei tassi nel 2026
Secondo quanto emerge da un sondaggio condotto da Bloomberg tra esperti del settore, la previsione è che la Bce alzerà i tassi due volte quest'anno, con la prima mossa nella riunione dell’11 giugno, per fare fronte all'aumento dell'inflazione scatenata dal conflitto in Medio Oriente che, nei primi tre mesi dell'anno, è salita ancora. Secondo le opinioni raccolte, la Banca centrale alzerà di un quarto di punto i tassi la prossima settimana con una ulteriore mossa possibile entro fine anno (la maggioranza propende per settembre) portando così il tasso sui depositi al 2,5%. Gli economisti ritengono poi che la Bce giovedì vedrà al rialzo le stime sull'inflazione per il 2026 (al 3,5%) e il 2027 e al ribasso quelle della crescita del Pil dell'eurozona, che si limiterà a un +0,6%.
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Pesa l’inflazione
Le pressioni sui prezzi scatenate dalla guerra in Medio Oriente, a causa dei prezzi del petrolio, hanno fatto balzare l'inflazione nell'Eurozona al 3,2% a maggio, al top dal settembre 2023 e la Bce vuole correre ai ripari. Peraltro è il terzo mese consecutivo in cui la crescita dei prezzi ha superato l'obiettivo a medio termine del 2%. Solo l'energia è costata il 10,9% in più rispetto a un anno fa, in leggero aumento rispetto al 10,8% di aprile.
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Le opinioni degli esperti
Come scrive l'Agi, secondo Claus Vistesen, economista della società di consulenza Pantheon Macroeconomics, interpellato dal Financial Times, i dati sull'inflazione "saranno più che sufficienti per giustificare un aumento dei tassi da parte della Bce” questa settimana. Anche l'inflazione core, che esclude i prezzi volatili dei prodotti alimentari e dell'energia, è aumentata di 0,3 punti percentuali al 2,5%, leggermente superiore al 2,4% previsto dagli analisti e al livello più alto da oltre un anno. Quest'accelerazione dell'inflazione core è addirittura "più preoccupante" dell'aumento dell'inflazione complessiva, ha sottolineato a FT Francesco Pesole, stratega FX presso ING. Ciò "rafforza la necessità di mantenere un atteggiamento restrittivo", ha aggiunto.
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I "falchi" della Bce
I 'falchi' all'interno del Comitato direttivo, tra cui il capo economista della Bce Philip Lane e il membro del comitato esecutivo Isabel Schnabel, hanno preparato nelle ultime settimane il terreno per un probabile aumento dei tassi d'interesse avvertendo che gli alti prezzi del petrolio stavano alimentando l'inflazione. Dopo la pubblicazione dei dati che hanno dato loro ragione, secondo gli operatori la percentuale di possibilità che la Bce innalzi i tassi al 2,25% è al 95%.
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Decisione non facile
Non sarebbe però una decisione presa a cuor leggero perché secondo gli analisti la Bce sta affrontando uno shock stagflazionistico. Vale a dire, quella particolare situazione in cui mentre l'inflazione corre, contemporaneamente (in questo caso per colpa della guerra) l'attività economica subisce un rallentamento. E in genere, quando la ripresa si indebolisce, le banche centrali sono riluttanti ad alzare i tassi perché così facendo potrebbero deprimere ancora di più l’economia.
Improbabile un nuovo rinvio dell’aumento
Secondo gli analisti, non è però questo il caso in quanto il Pmi manifatturiero ha tenuto finora, nonostante la decelerazione di maggio. Anche se calano i consumi, le prospettive per le famiglie non sono incoraggianti e il mercato del lavoro è a un soffio dal suo minimo storico, tali indicatori non si sono insomma indeboliti a sufficienza perché la Bce rinvii un aumento dei tassi di fronte a una maggiore pressione inflazionistica.
Il confronto con le altre Banche centrali
Gli osservatori sottolineano anche che l'aumento dei tassi di un quarto di punto non significa per forza che è stata avviata una fase di stretta monetaria. I costi potenziali di un aumento di un quarto di punto rispetto all'attuale livello del 2% sono minimi: a differenza della Federal Reserve o della Banca d'Inghilterra, la Bce si trova in una posizione neutra e un piccolo aumento la manterrebbe comunque all'interno del suo intervallo neutro. L'aumento sarebbe invece finalizzato solo a smorzare le aspettative di inflazione, in attesa di capire come evolverà la situazione geopolitica. Il mood della riunione dell'11 giugno sarà insomma quello della prudenza, come ha sintetizzato il governatore della banca centrale bulgara Dimitar Radev: "Il costo di agire troppo tardi può superare il costo di agire un po' prima”.
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