Introduzione
L’accensione e lo spegnimento del riscaldamento in Italia è regolato dal decreto del Presidente della Repubblica numero 412 del 1993, che stabilisce quali sono le date in base alle zone climatiche del Paese.
Anche nel 2026, quindi, come sempre negli anni passati, i giorni in cui il riscaldamento deve essere spento dipendono dalla fascia climatica di appartenenza. In ogni caso, qualora si verifichino temperature particolarmente rigide, ai Sindaci è concesso prorogare temporanemante lo spegnimento.
Quello che devi sapere
A cosa è dovuta la divisone in zone
Lo scopo principale di questo sistema a zone è quello di cercare contenere i consumi energetici, riducendo così l’impatto sull'ambiente. Proprio per questo scopo la normativa mira a ottimizzare l’uso degli impianti termici in base a quelle che sono le necessità climatiche delle diverse aree del Paese. L’Italia viene dunque divisa dalla normativa in zone, che sono indicate con lettere che vanno dalla A alla F: la suddivisione è composta in base ai gradi-giorno, un parametro che tiene conto della temperatura media annua di una determinata località. Laddove questa risulti più bassa, maggiore sarà il tempo concesso per tenere accesi i riscaldamenti.
Per approfondire: Caro carburanti, prezzi in rialzo su benzina e gasolio nonostante lo sconto: ecco perché
Le zone, dalla A alla F
I territori appartenenti alla zona A sono i più caldi, quelli alla F sono i più freddi. Tutti i Comuni appartengono a una specifica zona, e dunque è sempre necessario controllare sotto quale lettera ricade la propria città. In generale:
- La Zona A comprende solo i comuni Lampedusa, Porto Empedocle e Linosa;
- La Zona B comprende diversi comuni appartenenti alle aree costiere della Sardegna, della Sicilia e della Calabria;
- La Zona C invece comprende i territori di molte località in Sardegna, Sicilia, Calabria, Puglia, Campania e tratti costieri della Basilicata, del Lazio, della Toscana e della Liguria;
- La Zona D poi comprende diverse aree del Paese, dalle zone interne del Centro-Sud fino ad ampie parti del Centro-Nord e buona parte della zona costiera della Liguria;
- La Zona E invece comprende quasi interamente i comuni della Pianura Padana così come diverse aree collinari e montane lungo la catena appenninica, spingendosi fino a Calabria e Sicilia;
- Infine, la Zona F comprende la maggior parte dei comuni alpini e dell’Appennino settentrionale.
Leggi anche: Bollette, il 75% degli italiani le paga puntualmente: in difficoltà i più giovani. I dati
Il calendario per il 2026
Le date di spegnimento del riscaldamento, come detto, variano a seconda della zona climatica di appartenenza. Tuttavia, in caso di condizioni climatiche particolarmente rigide o miti, i singoli Comuni possono decidere di prorogare l’accensione o anticipare lo spegnimento degli impianti, purché con un uso limitato a metà del tempo massimo consentito dalla legge. Ecco quando è previsto lo spegnimento dei termosifoni per il 2026, zona per zona.
- Zona A: 15 marzo.
- Zona B: 31 marzo.
- Zona C: 31 marzo.
- Zona D: 15 aprile.
- Zona E: 15 aprile.
- Zona F: nessuna limitazione
Riscaldamento autonomo e centralizzato
Nei condomini con impianti centralizzati è necessario rispettare queste date, mentre chi possiede un impianto autonomo può spegnerlo in base alle proprie esigenze. Tuttavia, per garantire il risparmio energetico, è sempre consigliato risparmiare e ottimizzare l’uso del riscaldamento nei periodi più miti
Nei prossimi anni
Nei prossimi anni il panorama cambierà, anche perché le caldaie a gas saranno progressivamente sostituire. Le direttive europee sulle nuove costruzioni puntano a una transizione graduale verso sistemi più sostenibili, limitando progressivamente l’uso dei tradizionali impianti a gas
I cambiamenti dal 2029
Dal 2029 i nuovi impianti di riscaldamento dovranno rispettare standard energetici molto più rigidi, rendendo più difficile la commercializzazione di sistemi obsoleti e meno efficienti. Dal 2040 è previsto lo stop definitivo alla produzione e alla vendita di nuovi impianti di riscaldamento a gas, per favorire l’adozione di tecnologie a basso impatto ambientale come le pompe di calore, il teleriscaldamento e altre soluzioni innovative e meno energivore. Questo significa che chi possiede un impianto tradizionale potrà continuare a utilizzarlo, ma in caso di sostituzione dovrà scegliere soluzioni alternative. Il passaggio sarà incentivato da bonus statali e agevolazioni fiscali, con eventuali sconti e detrazioni per chi investe in sistemi di riscaldamento più sostenibili ed efficienti