Annunci di lavoro, scatta l’obbligo di indicare la retribuzione prevista: cosa cambia
EconomiaIntroduzione
Annunci professionali "al buio" verso l'addio. Come previsto dalla direttiva europea 2023/970 sulla trasparenza retributiva, che gli Stati membri recepiranno entro il 30 giugno prossimo, qualsiasi offerta di lavoro dovrà mostrare in chiaro la retribuzione prima della fase di colloquio. Ecco qual è la situazione in Italia e in altri Paesi europei.
Quello che devi sapere
In Italia circa un terzo delle aziende comunica il salario in anticipo
Secondo una ricerca di Indeed Hiring Lab, in Italia circa tre aziende su 10 (36%) riportano nell'annuncio la retribuzione prevista per la posizione aperta. Si tratta di un avanzamento a doppia cifra rispetto al dato di inizio 2025 quando solo il 20% delle compagnie del settore privato mostravano l'informazione.
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Il divario tra i Paesi europei
L'analisi condotta dal dipartimento di ricerca economica della piattaforma evidenzia una distanza tra le principali economie europee. Con il 12% degli annunci che indicano lo stipendio la Germania si colloca all'ultimo posto in classifica, dietro alla Spagna (17%). Rispetto all'Italia la norma sulla trasparenza salariale è osservata in modo più netto dalle aziende con sede in Irlanda, Francia e Paesi Bassi con percentuali tra il 39 e il 48%.
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Regno Unito primo per trasparenza
Fuori dall'Unione Europea, e dunque dalla direttiva comunitaria, svetta il Regno Unito dove oltre la metà delle aziende, il 56%, riportano sul sito o sui canali social ufficiali la retribuzione prevista per un ruolo disponibile. In confronto al Vecchio Continente il mercato del lavoro britannico risulta più virtuoso anche sul fronte della precisione: il 32% degli annunci mostra la cifra esatta che la risorsa percepirà, al mese o all'anno, qualora assunta.
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Forbice preferita al dato esatto
Per quanto riguarda la precisione della cifra, l'informazione esatta sul salario proposto nell'annuncio è comunicata dal 24% delle aziende private che operano in Francia o in Spagna. L'Italia "insegue" staccata al 10%, davanti solo ai Paesi Bassi (8%) mostrando una tendenza diffusa a riportare una forbice indicativa tra un minimo e massimo.
Ampiezza del range
Dai dati di Indeed Hiring Lab emerge inoltre la tendenza negli annunci di lavoro italiani a comunicare forchette salariali più ampie rispetto agli altri sei Paesi analizzati. Un candidato che applica per una posizione sapendo che il suo stipendio potrebbe oscillare fino al 50% incontra un ostacolo ulteriore sulla valutazione dell'offerta.
L'Italia ha recepito la direttiva UE
In vista della scadenza sul recepimento della direttiva Ue 2023/970, il Consiglio dei ministri ha approvato il 30 aprile scorso un decreto legislativo che obbliga le aziende a comunicare al candidato le informazioni salariali prima del colloquio. Tra le nuove regole spicca il divieto di domandare al candidato quanto guadagnava per la posizione precedente. Un ulteriore aspetto riguarda la trasparenza sui criteri applicati per la progressione retributiva: le aziende sono tenute a chiarire quali componenti sono state prese in considerazione per giustificare un aumento di stipendio, ad eccezione di motivi personali, temporanei o discrezionali.
Superminimi individuali
Per l'azienda italiana resta l'esenzione dall'obbligo di giustificare l'applicazione dei superminimi, ovvero la quota aggiuntiva sui tabellari del Contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl) riconosciuta al singolo dipendente per particolari meriti o responsabilità. L'approccio su superminimi, premi e riconoscimenti discrezionali dove si annida circa il 20% della disparità retributiva nel settore privato allarga il solco rispetto alla direttiva europea che prevede un approccio esteso sulla trasparenza salariale.
La mappa
Come mostrano i dati di Ius Laboris risalenti al 19 maggio scorso, l'Italia è, insieme alla Slovacchia, l'unico Paese UE ad aver completato l'iter di recepimento della direttiva. Un'applicazione parziale è stata prevista in Polonia e in Belgio mentre nei restanti Stati membri i Parlamenti sono ancora in fase di elaborazione delle norme attuative.
Obiettivo
Scopo della direttiva Ue sulla trasparenza salariale varata nella passata legislatura è quello di rafforzare la parità retributiva tra uomo e donna su una stessa posizione o su posizioni differenti ma di "pari valore".
Come cambia il mercato degli annunci
Sulle nuove regole votate alla trasparenza diverse agenzie italiane specializzate nella ricerca di personale per le aziende e nella somministrazione di lavoratori sono entrate nella fase di rodaggio. "L’80% dei nostri annunci di lavoro riporta già la retribuzione da offrire ai candidati o il range salariale. È importante per le aziende indicare non solo la retribuzione lorda annua ma l’intero pacchetto salariale, composto anche da remunerazioni variabili, benefit e così via", spiega a Il Sole 24 Ore Sirra Arnoldi di Randstad Italia.
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