L'ultimo Rapporto Eudaimon-Censis ha messo in luce una preoccupazione diffusa sul futuro del proprio lavoro. Un fenomeno che deve essere affrontato tramite risposte organizzative che partano dal fattore umano, perché la tecnologia in sé non basta
Secondo il 9° Rapporto Eudaimon-Censis, quasi un lavoratore italiano su due teme di essere sostituito dall’AI. Nonostante il 70% del campione riconosca i benefici dell’intelligenza artificiale e riscontri miglioramenti nella qualità delle proprie mansioni.
Il fenomeno è chiamato "AI Anxiety"
Il 55,3% dei dipendenti percepisce, inoltre, che i propri manager ripongano più fiducia nelle tecnologie che nel capitale umano. Il paradosso trova conferma anche a livello globale grazie a uno studio dell’Università di Melbourne, condotto su oltre 48mila persone in 47 Paesi. Dalla ricerca è emerso che l’83% degli intervistati riconosce i vantaggi dell’AI, ma meno della metà si fida di questi sistemi e il 36% teme di essere sostituito dalle macchine. Il fenomeno prende il nome di “AI Anxiety” e, secondo uno studio pubblicato su Scientific Reports, si tratta di un blocco psicologico profondo che genera insicurezza duratura sul futuro professionale, minando le capacità di adattamento delle persone.
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Investire sul welfare aziendale ha conseguenze dirette sul lavoro
Le persone rendono meglio quando si sentono al sicuro e la sicurezza, a sua volta, si crea quando un’azienda dimostra che il benessere delle persone è una priorità. Eppure, il 40% del credito welfare in Italia rimane inutilizzato ogni anno, perché i dipendenti hanno difficoltà a orientarsi e le aziende dispongono di pochi strumenti per guidarli in maniera efficace. L’“AI Anxiety” nasce anche dall’incertezza sul proprio valore e dalla sensazione di non essere visti. Oltre che dalla paura che nessuno si preoccupi delle conseguenze reali sulla vita quotidiana di un cambiamento a favore delle macchine. Un aspetto su cui il welfare aziendale può agire per dimostrare considerazione e supporto con risorse concrete. Alberto Perfumo, CEO di Epassi Italia, lo ha spiegato chiaramente: "Le aziende che oggi vogliono rispondere all'incertezza dei propri dipendenti non devono inventare nuovi programmi di welfare aziendale o altri strumenti per valorizzare le persone. Devono fare funzionare quelli che hanno già, rendendoli accessibili, comprensibili, rilevanti per la vita reale delle persone. È lì che si misura la differenza tra un'azienda che dichiara di mettere le persone al centro e una che lo fa davvero”.
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La fiducia è fondamentale per il successo delle innovazioni
Gli investimenti nell’intelligenza artificiale rispondono alla volontà di incrementare la produttività, ottimizzare i costi e velocizzare i processi. Ma l’efficacia della trasformazione digitale è imprescindibile dal fattore umano e dalla capacità delle persone di accogliere il cambiamento in un clima di sicurezza. In un mondo in cui la tecnologia evolve rapidamente, un piano di welfare ben strutturato piò essere un asset strategico perché, confermando la centralità del lavoratore, si pongono le basi per una fiducia solida, elemento indispensabile per il successo di qualsiasi innovazione.