Fringe benefit, boom in Italia: valore cresce del 34% in un anno. Ecco per cosa si usano
EconomiaIntroduzione
Nel nostro Paese il welfare aziendale rappresenta sempre di più uno strumento di supporto al reddito dei lavoratori. A trainarlo sono soprattutto i fringe benefit, che rappresentano il 74% del credito totale speso e oltre il 91% degli ordini. Nel 2025, inoltre, il loro valore è cresciuto del 34% rispetto al 2024 e di quasi 7 volte rispetto al 2021. A fotografare la situazione è il Report Welfare di Randstad, che ha analizzato 40 milioni di euro di welfare erogato per comprendere impatto e utilizzi più frequenti. Quello che emerge è che il welfare aziendale - tra buoni acquisto, rimborsi bollette, mutui e affitto - si afferma come “seconda busta paga” per far fronte al caro vita. La maggior parte del credito viene usata per gli acquisti, con in testa buoni spesa per supermercati (29%), e-commerce (27%) e carburante (18%). Nei rimborsi, invece, ci sono soprattutto spese per la scuola (26%) e spese mediche (24%). Ecco i dettagli.
Quello che devi sapere
Il welfare aziendale
Il welfare aziendale, in Italia, sta diventando sempre di più uno strumento concreto di supporto al reddito. A guidarlo sono i fringe benefit: tra buoni acquisto e rimborsi di quasi ogni tipo, nel 2025 hanno visto un vero e proprio boom. È quanto emerge dal Report Welfare di Randstad, che “ha analizzato 40 milioni di euro di welfare erogato per comprenderne le dinamiche di utilizzo tra lavoratori e aziende”.
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I fringe benefit
Secondo il Report, in Italia il welfare aziendale si è ormai affermato come “strumento capillare, utilizzato quotidianamente dai lavoratori”. I fringe benefit, spiega lo studio, sono arrivati a quasi il 74% del credito welfare utilizzato e oltre il 91% degli ordini totali. Nel 2025, sottolinea ancora l’analisi, il valore dei fringe benefit è cresciuto del 34% rispetto all’anno precedente e di quasi 7 volte (+615%) rispetto al 2021.
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L’analisi
L’analisi è stata condotta da Randstad Welfare, che crea piani di welfare aziendale su misura, con una piattaforma welfare di proprietà. Sono state studiate quasi 370.000 transazioni di welfare erogate nel 2025, per un valore di oltre 40 milioni di euro e una spesa media per ordine di circa 110 euro.
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Il valore dei fringe benefit
L’analisi mette in evidenza come sia in atto un cambio di paradigma nell’utilizzo del welfare aziendale: più che come un beneficio occasionale, è sempre di più utilizzato come una “componente stabile e continuativa della retribuzione”. E l’adozione dei fringe benefit, in questo contesto, rappresenta un trend in costante ascesa. Rispetto al 2024, quando l’incidenza dei fringe benefit si attestava al 73% del valore della spesa di welfare, si registra un incremento di 1 punto percentuale, al 74%. Ma la crescita, come detto, è ancora maggiore in valore assoluto: “+34% in anno, in un trend di espansione costante, addirittura +615% rispetto al 2021”.
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Il vantaggio fiscale
Il Report Welfare di Randstad sottolinea come i fringe benefit “per le aziende rappresentano un significativo vantaggio fiscale: grazie alle riforme legislative, che hanno fissato le soglie di esenzione a 1.000 euro per la generalità dei dipendenti e a 2.000 euro per quelli con figli a carico fino al 2027 incluso, possono erogare premi abbattendo totalmente il cuneo fiscale e ogni euro investito si traduce in valore netto per il lavoratore”. “Per i dipendenti – continua l’analisi – sono uno strumento apprezzato non solo per l’opportunità di usufruire di servizi accessori, ma per la possibilità di supporto nelle spese quotidiane, a tutti gli effetti una ‘seconda busta paga’”.
Acquisti, rimborsi, versamenti
Da quanto è emerso, la maggior parte del credito welfare utilizzato riguarda gli acquisti: si tratta dell’84% del totale speso, “a dimostrazione di un utilizzo orientato soprattutto ai consumi immediati”. Il 13% della spesa, invece, riguarda i rimborsi e il 3% i versamenti.
Gli utilizzi più frequenti
Guardando agli acquisti, spiega il Report, emerge che i lavoratori “privilegiano soluzioni semplici e flessibili”: vengono acquistati soprattutto buoni per supermercati, e-commerce e carburante. Non manca, comunque, anche lo svago, tra vacanze e attività per il tempo libero. Guardando ai rimborsi, invece, si nota che uno su quattro riguarda le spese sanitarie e un altro quarto le spese scolastiche dei figli.
Le principali destinazioni degli acquisti
La grande maggioranza del Welfare aziendale è quindi impiegata per “acquisti”, che concentra l’84% del valore totale e il 96% degli ordini. La percentuale più alta è rappresentata dai buoni acquisto: da soli rappresentano l’83% della spesa e il 95% delle transazioni di questo ambito. Le principali destinazioni sono supermercati (29%), e-commerce (27%) e carburante (18%). Tuttavia, sottolinea lo studio, accanto alle spese essenziali emerge anche una componente legata alla qualità della vita: il 14% degli acquisti è destinato a viaggi e vacanze, il 2% riguarda attività per il tempo libero. Quote più contenute si registrano per spese mediche (1%) e corsi di formazione (1%), che “pur rimanendo marginali nella sezione acquisti, contribuiscono a delineare un utilizzo del welfare sempre più articolato e vicino ai bisogni individuali”.
Su cosa si concentrano i rimborsi
Per quanto riguarda i rimborsi, il Report spiega: “I ‘rimborsi’ sono una quota più contenuta di welfare aziendale, ma con caratteristiche distintive: pur incidendo per il 13% del valore totale erogato, copre solo il 4% degli ordini, a indicare un ricorso meno frequente ma legato a spese di importo medio più elevato”. Ma su cosa si concentrano i rimborsi? Principalmente su bisogni essenziali e strutturali: circa un quarto riguarda le spese sanitarie (il 24%) e poco meno le spese per l’istruzione dei figli, tra cui scuola (26%), università (13%), asili (6%) e servizi collegati. Tra le altre voci rilevanti, poi, emergono le spese legate alla mobilità quotidiana, come gli abbonamenti ai trasporti (5%). Non mancano i contributi per utenze domestiche – energia (5%) e gas (4%) – e per esigenze familiari come baby-sitter (6%) e assistenza (3%), a conferma di “un utilizzo orientato alla copertura di costi rilevanti per il bilancio familiare”.
Il commento
“I dati del Report Welfare 2025 mostrano come il welfare aziendale sia diventato un pilastro essenziale della strategia HR. Da un lato è un reale vantaggio fiscale per le imprese, dall’altro uno strumento molto apprezzato dai lavoratori, per cui è il primo alleato contro l’inflazione”, ha commentato Jacqueline Verdicchio, Head of welfare business di Randstad. “In un contesto di crescente pressione sul potere d’acquisto – ha aggiunto – soprattutto i fringe benefit si sono affermati come la risposta più immediata ed efficace ai bisogni dei lavoratori, perché consentono di intervenire direttamente sulle spese quotidiane. Allo stesso tempo, grazie ai vantaggi fiscali, rappresentano per le aziende uno strumento efficiente per trasformare il costo del lavoro in valore netto per i dipendenti. Una combinazione che permette di investire in soluzioni flessibili e ad alto impatto, capaci di generare valore reale e percepito, rafforzando al tempo stesso engagement e capacità di attrarre e trattenere talenti”.
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