Lavoro, dalle detrazioni all'Irpef: quali misure incidono sulla busta paga dei dipendenti?

Economia
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Introduzione

Anche nel 2026 restano validi diversi benefit a favore dei lavoratori. L’ultima Legge di Bilancio ha infatti confermato il taglio del cuneo fiscale, il meccanismo di riduzione dei contributi previdenziali a carico dei dipendenti che prevede uno sgravio che varia in base al livello di reddito prodotto nell’ambito del rapporto di lavoro. Non è il solo: ecco tutte le misure che incidono sulla busta paga

Quello che devi sapere

Come funziona il taglio del cuneo fiscale

Il taglio del cuneo fiscale si configura come una misura di alleggerimento contributivo rivolta sia a chi opera nel settore pubblico sia a chi è impiegato nel privato. Non si tratta di un’erogazione diretta, ma di un vero e proprio “sconto” sui contributi previdenziali che normalmente gravano sul dipendente. Il vantaggio economico emerge automaticamente nello stipendio mensile, senza necessità di presentare alcuna istanza: è il datore di lavoro ad applicare l’agevolazione in fase di elaborazione della busta paga.

 

Per approfondire: Nuova Irpef e aumenti contrattuali: stipendi più alti a gennaio. Per chi e di quanto

Percentuali di riduzione e soglie di reddito

L’entità del taglio contributivo cambia in funzione del reddito annuo complessivo del lavoratore. In particolare:

  • lo sgravio raggiunge il 7,1% per chi non supera gli 8.500 euro annui;
  • lo sgravio scende al 5,3% per i redditi compresi tra 8.501 e 15 mila euro;
  • lo sgravio si attesta al 4,8% per chi guadagna tra 15.001 e 20 mila euro.

Per la fascia di reddito immediatamente successiva è prevista una detrazione annuale fissa pari a mille euro, valida fino a 32 mila euro. Oltre tale limite, il beneficio si riduce progressivamente fino ad annullarsi completamente al raggiungimento dei 40 mila euro.

 

Per approfondire: Irpef, come funziona la no tax area e quali sono le fasce di reddito che non pagano

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Effetti concreti sullo stipendio mensile

La riduzione dei contributi previdenziali incide direttamente sull’importo netto in busta paga. Meno contributi trattenuti significano infatti una retribuzione mensile più elevata. L’aumento varia a seconda della fascia reddituale di appartenenza. Ad esempio, con un reddito annuo di 8.500 euro, lo sconto del 7,1% consente un beneficio di circa 603 euro l’anno, pari a poco più di 46 euro al mese. Con 14 mila euro di reddito, l’aliquota del 5,3% porta a un vantaggio annuo di circa 742 euro, ovvero 57 euro mensili. Per chi rientra nella fascia tra 20 e 32 mila euro, la detrazione resta fissa a mille euro l’anno. Per i redditi più elevati, le detrazioni si riducono gradualmente:

  • 875 euro con 33 mila euro di reddito;
  • 625 euro a 35 mila euro;
  • 500 euro a 37 mila euro;
  • 250 euro a 38 mila euro;
  • 124 euro a 39 mila euro.

Periodi agevolabili: contano le giornate retribuite

Per accedere correttamente al bonus non è sufficiente risultare formalmente assunti. A questo proposito sono arrivati chiarimenti rilevanti dall’Agenzia delle Entrate. Con la risposta n. 7 del 16 gennaio 2026, fornita a un’azienda sanitaria, il Fisco ha precisato che nei casi di permessi non retribuiti o di assenza di compenso, pur in presenza di un contratto attivo, il datore di lavoro deve procedere al ricalcolo della retribuzione teorica, escludendo le giornate non pagate. In questo modo viene individuata la corretta fascia di agevolazione spettante.

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Le altre misure che incidono sulla busta paga

Il taglio del cuneo fiscale non è l’unica novità che interessa i lavoratori dipendenti nel 2026. La Legge di Bilancio introduce infatti ulteriori interventi fiscali. È stato confermato il taglio dell’Irpef con la diminuzione dell’aliquota del secondo scaglione, che passa dal 35% al 33%. Le nuove aliquote sono quindi:

  • 23% fino a 28 mila euro;
  • 33% tra 28.001 e 50 mila euro;
  • 43% oltre i 50 mila euro.

Questa revisione consente un risparmio fino a 440 euro annui per i redditi pari o superiori a 50 mila euro, mentre per chi guadagna tra 35 e 40 mila euro il beneficio varia indicativamente tra 140 e 240 euro l’anno.

Stretta sulle detrazioni per i redditi più alti

Per i contribuenti con redditi elevati sono stati introdotti limiti più rigorosi alle detrazioni fiscali. In particolare, oltre i 75 mila euro, le agevolazioni vengono rimodulate tenendo conto del numero di figli e del reddito complessivo. Restano in larga parte escluse dai tagli le spese sanitarie, detraibili al 19%, mentre per le spese di istruzione scolastica e universitaria è confermato il tetto massimo di mille euro per studente.

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Fringe benefit: soglie stabili fino al 2027

Accanto al bonus contributivo, continuano a giocare un ruolo importante i fringe benefit. Per il triennio 2025-2027 sono state stabilizzate le soglie di esenzione:

  • fino a mille euro per la generalità dei dipendenti;
  • fino a 2 mila euro per chi ha figli fiscalmente a carico.

Nel 2026 un figlio è considerato a carico se il suo reddito non supera 2.840,51 euro, soglia che sale a 4 mila euro per gli under 24. Tra i benefit rientrano il rimborso delle utenze domestiche, il canone di affitto o gli interessi del mutuo sulla prima casa. Diversa la tassazione per le auto aziendali a uso promiscuo, modulata in base alle emissioni.

 

Per approfondire: Fringe benefit 2026, confermato il bonus esentasse fino a 2 mila euro: come ottenerlo

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