Partite Iva, aumento redditi: le categorie che dichiarano di più e i dati delle "flat tax"
EconomiaIntroduzione
Risultano essere in aumento i redditi medie delle partite Iva soggette agli Indici sintetici di affidabilità (Isa), cioè le pagelle fiscali: secondo i dati pubblicati dal ministero dell’Economia relativi alle dichiarazioni presentate nel 2025 per l’anno d’imposta 2024 - il primo a cui si applica il regime del concordato preventivo biennale - emerge come la crescita sia stata pari all’8,6%, arrivando a quota 56mila euro. E ad aumentare sono anche il numero di soggetti che rientrano nell’are di affidabilità, pari a un voto dall’8 in su.
Quello che devi sapere
Chi sono le partite Iva in Italia
In generale dai dati diffusi dal Dipartimento delle Finanze sul suo sito emerge come nel 2024 le persone fisiche titolari di partita Iva che hanno presentato dichiarazione ai fini delle imposte dirette - cioè Irpef o regimi sostitutivi - sono circa 3,8 milioni, in aumento dello 0,7% rispetto all'anno precedente. I titolari di partita Iva sono suddivisi tra gli imprenditori, che sono il 28,3% del totale, i lavoratori autonomi (13,8%), gli agricoltori (5,8%) e i contribuenti in regimi fiscali agevolati ("regime fiscale di vantaggio" e "regime forfetario”).
Leggi anche: Fisco, possibili controlli su prelievi o versamenti: quali sono le operazioni a rischio
Il peso delle “flat tax”
In totale i contribuenti titolari di partita Iva con regimi agevolati risultano essere oltre la metà dei titolari di partita Iva, pari al 52%. La quasi totalità degli aderenti ai regimi fiscali agevolati è composta da soggetti aderenti al regime forfetario, anche noto come “flat tax”, che risultano circa 2 milioni: si tratta di un aumento pari al 3,3% rispetto all'anno precedente.
Quali redditi sono in aumento
Rispetto all'anno d'imposta 2023, risulta essere in aumento l'ammontare complessivo del reddito agricolo (+14,6%) e del reddito del regime forfetario (+3,8%). Osservando invece la classificazione dei contribuenti in base al reddito prevalente, l'85,5% dei circa 42,8 milioni di contribuenti Irpef detiene prevalentemente reddito da lavoro dipendente o pensione e solo il 6,5% del totale ha un reddito prevalente derivante dall'esercizio di attività d'impresa o di lavoro autonomo, che include anche quello in regime forfetario e di vantaggio. Nel 2024 si registra in generale un incremento del 1,5% nei ricavi e compensi medi dichiarati. Anche il valore aggiunto medio è aumentato del 6,1% rispetto al periodo d'imposta precedente, mentre il reddito medio da impresa o da lavoro autonomo è salito del 8,6%.
Le differenze tra categorie
Tuttavia, come sottolineato dal Sole24Ore, analizzando i dati emerge come rimangano profonde le differenze tra quanto dichiarato dalle diverse categorie professionali. Se infatti i notai fanno registrare un reddito medio pari a 336.930 euro, si scende fino a quota 4.040 euro per i lavoratori nel settore della concia delle pelli e del cuoio. Mentre per coltivazioni agricole, silvicoltura ed utilizzo di aree forestali lil reddito medio è di 5.830 euro.
Dove sono le partite Iva
Osservando invece la distribuzione territoriale, la Regione con il maggior numero di contribuenti titolari di partita Iva (713.707) è la Lombardia, seguita a lunga distanza dal Lazio (390.398 contribuenti). Il volume d'affari complessivo della Lombardia è di 1.465.272.796 euro con una media di 2.333,15 euro. Mentre per il Lazio il volume d'affari è di 740.220.193 euro con una media di 2.299,14 euro.
Gli indici di affidabilità
Tornando poi al numero di soggetti interessati dagli Indici sintetici di affidabilità, nel 2024 questo risulta essere stato pari a 2.686.494, in diminuzione del 2% rispetto all'anno 2023. Tuttavia, come detto, il numero di coloro che hanno un voto pari a 8 o superiore è salito fino a quota 1,25 milioni: sono oggi il 46,7% del totale, con un aumento del 2,2% rispetto all’anno d’imposta precedente. E come detto l’aumento del reddito medio d’impresa o di lavoro autonomo è stato pari all’8,6%, toccando la cifra di 56.100 euro. Per coloro che rientrano nella categoria dei più affidabili, invece, il reddito medio è di poco superiore ai 91mila euro con un aumento del 7,4% rispetto al 2023.
L’intervento del Decreto fiscale
Intanto è diventato legge nei giorni scorsi il decreto fiscale, al cui interno è previsto anche un intervento che riguarda proprio gli Indici sintetici di affidabilità. Per incentivare le adesioni al concordato preventivo biennale è stato infatti rivisto il calendario, dando più tempo per l'adesione con la scadenza passata al 31 ottobre, e sono state introdotte le soglie di incremento per le partite Iva fiscalmente meno affidabili: 30% per chi ha voti nelle pagelle fiscali tra 6 e 8, 35% per i punteggi tra 1 a 6. L'obiettivo portare nell'area di compliance chi poi è difficilmente controllabile.
Leggi anche: Mercato immobiliare, cala offerta di case in vendita: eccezioni a Bologna e Firenze. I dati