Prestiti a famiglie, nel 2025 superati i 604 miliardi. Tassi italiani più alti di media Ue

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Come ogni anno, il sindacato bancario Fabi fotografa la situazione dell’Italia analizzando i dati sui prestiti alle famiglie, compresi i mutui. Dai numeri, ai tassi, alla distribuzione nelle regioni italiane: ecco cos’è emerso dall’ultimo rapporto

Quello che devi sapere

I prestiti alle famiglie

Secondo l’analisi di Fabi, nel 2025 i prestiti complessivi alle famiglie sono tornati a crescere e hanno superato i 604 miliardi di euro. Tuttavia, sottolinea il sindacato bancario, “dietro il dato positivo si nascondono dinamiche differenti. Da un lato i mutui segnalano una capacità di pianificazione ancora presente in alcune aree del Paese. Dall’altro, l’aumento del credito al consumo racconta una pressione crescente sui bilanci familiari e un ricorso al debito per sostenere le spese quotidiane”. In altre parole: una parte delle famiglie italiane riesce ancora a programmare e investire, mentre un’area sempre più ampia utilizza il credito come strumento di tenuta quotidiana. “È in questo scarto che si misura la frattura sociale del credito e non nella crescita dei volumi complessivi”, sottolinea Fabi.

 

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I numeri

L’ammontare complessivo dei prestiti alle famiglie in Italia, comprensivi di tutte le tipologie di finanziamento e in particolare dei mutui per l’acquisto dell’abitazione, dal 2024 al 2025 è aumentato da 580,9 a 604,2 miliardi di euro: si registra un incremento pari a 23,3 miliardi, corrispondente a una crescita del +4%.

 

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Il credito al consumo

Anche il credito al consumo torna a crescere in Italia, ma – sottolinea ancora Fabi - non è un segnale di ripresa. “In un anno passa da 119,1 a 124,5 miliardi di euro, con un aumento di oltre 5,3 miliardi (+4,5%) che riflette soprattutto la difficoltà delle famiglie a sostenere la spesa quotidiana con redditi sotto pressione e un costo della vita ancora elevato”, spiega il sindacato bancario.

 

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Lombardia prima per stock di prestiti alle famiglie

Le dinamiche regionali sono molto diverse. La Lombardia si conferma la prima regione italiana per stock di prestiti alle famiglie: segna un aumento da 132,0 a 136,3 miliardi di euro, pari a +4,32 miliardi e a una crescita del +3,3%, leggermente inferiore alla media nazionale ma significativa in valore assoluto. “Il contributo lombardo rappresenta una quota rilevante dell’aumento complessivo italiano, segnalando una domanda ancora sostenuta di finanziamenti a medio-lungo termine”, spiega Fabi.

 

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Lazio, Veneto ed Emilia-Romagna

Dopo la Lombardia troviamo il Lazio: passa da 72,1 a 73,6 miliardi, con +1,47 miliardi (+2,0%). Si tratta di “una crescita più contenuta che riflette una fase di maggiore stabilità dopo gli incrementi degli anni precedenti”. Il Veneto registra invece un aumento da 51,7 a 53,5 miliardi, con +1,75 miliardi e una variazione del +3,4%, mentre l’Emilia-Romagna cresce da 50,3 a 52,1 miliardi, con +1,76 miliardi (+3,5%). “In entrambe le regioni la dinamica dei prestiti conferma una buona capacità di accesso al credito e una domanda legata prevalentemente al comparto immobiliare”, spiega Fabi.

Toscana, Piemonte, Liguria, Friuli, Trentino e Valle d’Aosta

La Toscana passa da 43,6 a 44,6 miliardi di euro, con un incremento di 1,06 miliardi (+2,4%), mentre il Piemonte cresce da 43,8 a 44,5 miliardi, con +0,68 miliardi e una variazione del +1,5%, “tra le più contenute a livello nazionale”. La Liguria mostra un aumento marginale, da 14,9 a 15,0 miliardi, pari a +0,15 miliardi (+1,0%), segnalando una dinamica più prudente sul fronte dei nuovi finanziamenti. In Friuli-Venezia Giulia la crescita è del +2,8%. Il Trentino-Alto Adige cresce da 13,4 a 13,7 miliardi, con +0,23 miliardi (+1,7%), mentre la Valle d’Aosta registra un incremento da 1,0 a 1,0 miliardi, pari a +0,01 miliardi (+0,9%).

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Marche, Umbria, Abruzzo

Nel Centro Italia, le Marche passano da 12,9 a 13,3 miliardi, con +0,31 miliardi (+2,4%), e l’Umbria da 7,48 a 7,63 miliardi, con +0,15 miliardi (+2,0%). L’Abruzzo registra una crescita più sostenuta, da 9,48 a 9,75 miliardi, con +0,27 miliardi (+2,8%), “evidenziando un rafforzamento progressivo della domanda di prestiti a medio lungo termine”.

Campania, Puglia, Calabria, Basilicata, Molise

Nel Mezzogiorno, la Campania aumenta lo stock di prestiti da 36,8 a 37,9 miliardi di euro, con +1,06 miliardi e una variazione del +2,9%, mentre la Puglia cresce da 30,3 a 31,2 miliardi, con +0,88 miliardi (+2,9%). La Calabria registra un incremento da 9,27 a 9,51 miliardi, pari a +0,24 miliardi (+2,6%), mentre la Basilicata cresce da 2,87 a 2,92 miliardi (+1,6%) e il Molise da 1,69 a 1,71 miliardi (+1,2%).

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Sicilia e Sardegna

Tra le isole, la Sicilia passa da 31,6 a 32,4 miliardi, con +0,74 miliardi (+2,3%), “confermando un’espansione moderata ma continua del credito alle famiglie”. La Sardegna aumenta da 10,6 a 10,9 miliardi di euro, con +0,32 miliardi e una crescita del +3,0%, “in linea con le regioni del Mezzogiorno ma con una dinamica leggermente più vivace”.

Le differenze regionali sui mutui

Focalizzandoci solo sui mutui, anche qui emergono delle differenze regionali. “Se la classifica per valore assoluto dei mutui nel 2025 conferma il primato strutturale del Nord – con Lombardia e Lazio che da sole concentrano oltre 148 miliardi di euro – è nelle variazioni percentuali che emerge il segnale di ripresa del Mezzogiorno, con la Puglia che si colloca al primo posto nazionale per crescita percentuale (+4,5%), superando tutte le grandi regioni settentrionali. Un dato che pesa, perché arriva da una regione che nel 2025 muove comunque 18,2 miliardi di euro di mutui”, spiega Fabi. Ancora: “La Puglia non cresce solo ‘in proporzione’, ma consolida una massa di credito già significativa, affiancandosi alle regioni leader per dinamica, pur restando distante dai volumi assoluti di Lombardia (96,7 miliardi) e Lazio (51,6 miliardi)”. La fotografia che emerge, quindi, è quella di un’Italia in cui “da un lato il Nord continua a detenere la maggior parte degli investimenti immobiliari, dall’altro il Sud torna a correre più veloce”.

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I tassi italiani più alti di media Ue

Tuttavia, nonostante la crescita dei prestiti, Fabi sottolinea un aspetto importante: per le famiglie italiane, nonostante l’allentamento della politica monetaria della Bce, mutui e prestiti restano più cari rispetto ai principali Paesi dell’Eurozona. Dall’analisi emerge che a inizio 2026 il tasso medio sui mutui in Italia si attesta al 3,55%: in Francia è il 3,06%, in Spagna il 2,49% e la media europea è del 3,23%. Più cara del nostro Paese è la Germania, con il 3,84%. Il divario, sottolinea Fabi, è ancora più marcato sul credito al consumo: “I prestiti personali in Italia viaggiano all’8,11%, ben al di sopra della media europea del 7,51%”.

Il costo del credito

“Il confronto europeo sull’andamento dei finanziamenti alle famiglie – sottolinea Fabi – negli ultimi anni conferma differenze significative nel costo del credito tra l’Italia e il resto dell’Eurozona, con effetti diretti sui bilanci e sui redditi di chi ricorre ai prestiti. Dalla Spagna alla Finlandia, passando per i principali mercati europei, l’Italia si colloca stabilmente tra i Paesi con tassi sui mutui sopra la soglia del 3% e con un marcato disallineamento sul credito al consumo, dove il tasso medio supera sempre l’8%”.

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I mutui immobiliari

Per quanto riguarda i mutui immobiliari, nel 2024 sembrava essere iniziata una discesa dei tassi. Tuttavia, negli ultimi mesi del 2025 questa discesa si è fermata e agli inizi del 2026 è stato registrata una risalita. “Con un tasso medio al 3,55% a inizio anno, il costo del finanziamento per le famiglie italiane che investono nella casa resta superiore a quello sostenuto in Francia, Spagna, Portogallo, Austria, Belgio, Finlandia e Paesi Bassi. Oltreconfine, chi acquista un’abitazione paga in media il 2,49% in Spagna, il 3,34% in Portogallo e il 3,06% in Francia. Il differenziale varia da 49 punti base rispetto alla Francia a 21 punti base rispetto al Portogallo, fino a 106 punti base nei confronti della Spagna, traducendosi in rate più elevate e in un maggiore costo complessivo del mutuo italiano”, spiega Fabi.

Il commento

"Serve una regia politica chiara che accompagni l'azione della Bce e favorisca una trasmissione piena dei benefici all'economia reale. Il settore bancario deve recepire più rapidamente gli impulsi monetari, riducendo i tassi praticati e ampliando l'accesso al credito", ha dichiarato il segretario generale della Fabi Lando Maria Sileoni. "Il credito resta una leva strategica per lo sviluppo, l'occupazione e la coesione sociale. Ma questa leva funziona solo se viene attivata in modo coordinato, responsabile e tempestivo", ha aggiunto. Il sindacalista ha poi ricordato come "tensioni geopolitiche e il nuovo shock energetico rischiano di riaccendere l'inflazione, proprio in Europa, particolarmente sensibile alle dinamiche dei prezzi dell'energia. Se l'inflazione dovesse tornare a salire, non si potrebbe escludere che la Bce sia costretta a valutare nuovi interventi sui tassi".

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Gli ultimi dati dell'Abi

Intanto, l'Abi ha diffuso il suo rapporto mensile. A febbraio 2026, si legge, l'ammontare dei prestiti bancari a imprese e famiglie è cresciuto del 2,1% su base annua, "proseguendo il percorso di crescita iniziato a marzo 2025. Per le famiglie è il quattordicesimo mese consecutivo in cui si è registrato un incremento e per le imprese è l'ottavo mese consecutivo in cui sono cresciuti i finanziamenti (a gennaio 2026 i prestiti alle famiglie erano cresciuti del 2,5% e quelli alle imprese dell'1,7%)". Il tasso medio sul totale dei prestiti (quindi sottoscritti negli anni) è stato il 3,99% (come nel mese precedente); il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese è sceso al 3,45% (3,53% nel mese precedente; 5,45% a dicembre 2023); il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni è sceso al 3,42% (3,45% nel mese precedente; 4,42% a dicembre 2023).

 

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