In 22 anni il Sud Italia ha perso 350 mila laureati. Aumentano anche gli anziani emigrati
EconomiaIntroduzione
Il Sud Italia continua a perdere abitanti. Si spostano verso il Centro e il Nord sempre più giovani con competenze qualificate, in cerca di retribuzioni più alte e in generale di più opportunità, in molti casi già al momento di iscriversi all’università. Ma a muoversi sono anche gli anziani: sono i “nonni con la valigia” che, pur mantenendo formalmente la residenza nella loro regione di origine, raggiungono figli e nipoti emigrati altrove.
In tutto, si legge nel report della Svimez “Un Paese, due emigrazioni”, presentato in questi giorni in collaborazione con Save the Children, tra il 2002 e il 2024 sono 350 mila i laureati under 35 che hanno lasciato il Mezzogiorno, con una perdita secca – al netto dei rientri – di 270 mila abitanti. Gli anziani che nello stesso periodo hanno fatto lo stesso sono 184 mila.
Quello che devi sapere
In 22 anni 45 mila giovani dal Sud sono andati all’estero
Nei 22 anni di riferimento temporale presi a parametro dallo studio, la quota di laureati tra i migranti meridionali tra i 25 e i 34 anni è triplicata: dal 20% del 2002 a circa il 60% nel 2024. Ai flussi migratori interni, si affianca la crescente scelta della rotta Sud-estero: tra il 2002 e il 2024 oltre 63 mila under 35 laureati meridionali hanno lasciato il Paese. Al netto dei rientri, in questo caso la perdita complessiva per il Sud è di 45 mila giovani qualificati.
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Nel 2024 24 mila giovani sono andati via dal Sud
Solo nel 2024, i giovani qualificati del Mezzogiorno che si sono trasferiti al Centro-Nord sono 23 mila, quelli che hanno scelto l’estero arrivano a più di 8 mila. In un anno la perdita netta di giovani laureati del Sud, sommando migrazioni interne ed estere, ammonta a 24 mila unità.
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Sono soprattutto le donne a lasciare il Mezzogiorno
A lasciare casa al Sud, tra il 2002 e il 2024, è stata soprattutto la popolazione femminile: emigrate 195 mila donne laureate verso il Centro-Nord, 42 mila in più degli uomini. La quota di “qualificate” che sono andate via è cresciuta negli anni in modo esponenziale, passando dal 22% nel 2002 a quasi il 70% nel 2024, contro un aumento dal 14,6% al 50,7% tra gli uomini “qualificati”.
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Dal Nord i laureati vanno verso l’estero
Anche il resto d’Italia registra comunque una crescente emigrazione internazionale: tra il 2002 e il 2024, 154 mila laureati hanno lasciato una regione del Centro-Nord. Il fenomeno ha raggiunto il picco nel 2024: 21 mila giovani laureati under 35 centro-settentrionali si sono trasferiti all’estero, valore doppio di quello del 2019 (circa 10 mila). È però vero che, almeno per ora, il Centro-Nord compensa ampiamente le proprie perdite estere grazie ai flussi dal Mezzogiorno: +270 mila, con saldo netto positivo nei confronti del Sud.
L’emigrazione dei laureati costa miliardi ai territori d’origine
L’emigrazione dei laureati è una grossa perdita economica per i territori in cui si sono formati, anche per la dispersione dell’investimento pubblico sostenuto per la loro istruzione a beneficio delle regioni e dei Paesi di destinazione. La Svimez quantifica in 6,8 miliardi di euro l’anno il costo associato alla mobilità interna dei giovani laureati dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord. A questo si aggiunge il costo delle migrazioni estere. Per il Sud la perdita di investimento formativo è stimabile in 1,1 miliardi di euro all’anno, mentre per il Centro-Nord si superano i 3 miliardi di euro annui.
Tra il 2024 e il 2025 70 mila studenti meridionali sono andati altrove
Come dimostrano i dati, la scelta di lasciare casa è sempre più anticipata al momento degli studi universitari. Solo nell’anno accademico 2024/2025, quasi 70 mila studenti meridionali, su circa 521 mila, si sono iscritti in un ateneo del Centro-Nord: oltre il 13% del totale, con picchi del 21% nelle discipline STEM. Campania e Sicilia generano da sole quasi metà del flusso in uscita. Dal lato opposto, la Lombardia si conferma la regione più attrattiva, seguita – nell’ordine - da Emilia-Romagna e Lazio.
Meno del 70% dei laureati al Sud trova lavoro
Dietro alla scelta di non studiare al Sud ci sono le maggiori opportunità di lavoro del resto d’Italia. Tra i laureati occupati che hanno conseguito il titolo in un ateneo del Centro-Nord, l’88,5% risulta occupato nella stessa macro-area a tre anni dalla laurea. La situazione appare significativamente diversa per chi si è laureato in un ateneo del Mezzogiorno: meno del 70% dei laureati trova occupazione nei territori di origine.
Qualche segnale in controtendenza
Qualcosa sta però cambiando. Svimez evidenzia come, negli ultimi anni, sia migliorata la capacità attrattiva degli Atenei meridionali, almeno per quanto riguarda le lauree triennali e quelle a ciclo unico. A parità di immatricolazioni al Sud (108 mila), per i corsi citati, gli immatricolati meridionali negli Atenei nel Centro-Nord si sono ridotti dai 24 mila studenti tra il 2021 e il 2022 a 17 mila tra il 2024 e il 2025.
La scelta di andare via dal Sud matura già in adolescenza
Per i ragazzi che vivono in aree marginali e periferiche, come attestano i dati di Save the Children, già in età adolescenziale oltre un terzo dei giovanissimi che vivono nelle regioni del Sud e nelle Isole ritiene particolarmente importante spostarsi in futuro in un altro comune o città: 37,5% contro il 26,9% di chi vive al Centro o Nord Italia. I ragazzi e le ragazze che vivono nelle regioni meridionali sono anche i più propensi a valutare positivamente l’idea di andare a vivere all’estero (38,2% rispetto al 35,6% di chi vive al Centro o al Nord). Tra gli adolescenti figli di famiglie immigrate, il 58,7% dichiara di volersi trasferire in futuro in un altro Stato, possibile testimonianza delle difficoltà incontrate nel percorso di crescita anche a causa di uno status giuridico incerto.
La differenza di retribuzioni
A tre anni dal conseguimento del titolo, i laureati italiani che lavorano all’estero guadagnano tra 613 e 650 euro netti in più al mese rispetto a chi resta in Italia. All’interno del Paese, il Mezzogiorno registra la retribuzione media più bassa (1.579 euro), contro i 1.735 euro del Nord-Ovest. Il differenziale retributivo tra una laureata del Sud e un laureato del Nord-Ovest ammonta a circa 375 euro mensili a favore di quest’ultimo (1.862 contro 1.487 euro).
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