Assegno unico 2026, novità nel calcolo Isee: quanto spetta e come cambiano gli importi

Economia
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Introduzione

Le famiglie che percepiscono l’assegno unico universale per i figli devono prestare attenzione al calendario: il termine del 28 febbraio rappresenta il passaggio chiave per aggiornare l’Isee. Dal valore dell’indicatore rinnovato dipenderà, infatti, l’ammontare dell’aiuto riconosciuto a partire dalla mensilità. Ecco cosa sapere

Quello che devi sapere

Le novità

L’anno si è aperto con una profonda revisione delle regole Isee, introdotta dall’ultima Legge di Bilancio, i cui effetti non risultano ancora pienamente visibili nell’attestazione ordinaria. A complicare ulteriormente il contesto, l’Isee 2026 si basa su redditi e patrimoni del 2024, includendo anche le somme già ricevute tramite l’assegno unico, che però non dovrebbero incidere sul calcolo della prestazione. In questo modo diventa difficile stabilire l'importo per oltre cinque milioni di nuclei familiari.

 

Per approfondire: Assegno unico, i beneficiari non dovranno rifare domanda per il 2026. Le regole Inps

Quale Isee conta davvero per l’assegno unico

Per determinare correttamente l’importo dell’assegno, il punto di partenza resta l’Isee del nucleo in cui vivono i figli a carico. Tuttavia, non è corretto affidarsi esclusivamente al valore riportato nell’attestazione standard. Dal 1° gennaio 2026, infatti, la legge di Bilancio (articolo 1, comma 208, legge 199/2025) ha modificato i criteri di calcolo dell’Isee per alcune misure sociali, tra cui proprio l’assegno unico. Una sorta di vero e proprio indicatore “specifico”, valido solo per determinate prestazioni, che si affianca ma non sostituisce l’Isee ordinario.

 

Per approfondire: Pagamenti Inps febbraio 2026, il calendario completo

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Le nuove regole di calcolo

La riforma ha inciso su diversi elementi centrali dell’indicatore, ridefinendo soglie e parametri:

  • la franchigia sull’abitazione principale sale da 51.500 a 91.500 euro (valore catastale ai fini Imu), con un tetto innalzato a 120 mila euro se l’immobile si trova nel capoluogo di una Città metropolitana;
  • è previsto un incremento di 2.500 euro della franchigia per ogni figlio convivente a partire dal secondo;
  • la scala di equivalenza è stata rivista, con maggiorazioni fissate a 0,10 per due figli, 0,25 per tre, 0,40 per quattro e 0,55 per i nuclei con almeno cinque figli.

Questo Isee “riformato”, però, non compare ancora nell’attestazione finale rilasciata dall’Inps.

La soluzione temporanea

In attesa di un decreto direttoriale del ministero del Lavoro, concordato con il Mef, che consenta l’emissione delle nuove attestazioni ufficiali, l’Inps ha predisposto una soluzione temporanea. Accedendo al portale unico Isee con Spid o altre credenziali riconosciute, nella sezione “Consulta le tue dichiarazioni” è possibile visualizzare, accanto all’attestazione ordinaria, una voce aggiuntiva denominata “Isee per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione”. Aprendo questa schermata si trovano i dettagli del nuovo calcolo, basato sull’esclusione dell’abitazione principale e sulla scala di equivalenza aggiornata: è questo il valore utilizzato per l’assegno unico.

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L’esclusione delle somme già incassate

Il percorso non si ferma qui. Ai fini dell’assegno unico, infatti, deve essere considerato un ulteriore ricalcolo, che tiene conto dell’esclusione delle somme già percepite con la stessa misura. Secondo la normativa vigente, gli importi ricevuti nel 2024 rientrano normalmente tra i trattamenti assistenziali conteggiati nell’Isee 2026. Tuttavia, la legge di Bilancio 2025 ha stabilito che tali somme non debbano influire sul calcolo dell’indicatore valido per l’assegno unico, così come per il bonus nido e il bonus nuovi nati. Attualmente, questa neutralizzazione viene effettuata solo internamente dall’Inps ma il risultato finale non viene comunicato alle famiglie.

Se l’Isee non viene rinnovato

Ogni anno circa il 65% delle DSU viene presentato nei primi tre mesi, proprio per evitare interruzioni o riduzioni delle prestazioni. Chi non rinnova l’Isee entro il 28 febbraio (o ne è privo) vedrà applicarsi, da marzo, l’importo minimo dell’assegno. Con la circolare n. 7 del 30 gennaio, l’Inps ha aggiornato importi e soglie per il 2026, tenendo conto della rivalutazione dell’1,4% legata all’inflazione Istat. La quota minima scatterà per chi ha un Isee superiore a 46.582,71 euro o non presenta l’indicatore e sarà pari a 58,3 euro mensili per ciascun figlio minorenne. Non è necessario presentare una nuova domanda per continuare a ricevere il beneficio, purché la richiesta risulti già accolta. Restano invece obbligatorie le comunicazioni relative a eventi che modificano la situazione familiare, come una nuova nascita o il compimento della maggiore età dei figli.

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Gli importi aggiornati

Anche senza Isee aggiornato, l’assegno continuerà a essere erogato. Le famiglie che presenteranno la DSU entro il 30 giugno 2026 otterranno il ricalcolo retroattivo degli importi, con il pagamento di eventuali arretrati. Chi rinnova oltre tale data, invece, beneficerà degli adeguamenti solo dal mese successivo. Dopo l’adeguamento Istat, l’importo massimo per chi ha un Isee fino a 17.468,51 euro sale a 203,8 euro per figlio minorenne. Le somme diminuiscono progressivamente fino alla soglia minima oltre i 46.582,71 euro. Crescono anche le maggiorazioni:

  • fino a 122,3 euro per i figli con disabilità non autosufficienti;
  • 23,3 euro per le madri under 21;
  • da 34,9 euro per i nuclei con entrambi i genitori lavoratori nelle fasce Isee più basse;
  • aumento anche per i figli successivi al secondo, con valori modulati in base all’indicatore.

Le maggiorazioni aggiuntive previste dalla legge

Restano confermati tre incrementi specifici, legati a particolari condizioni familiari:

  • aumento del 50% per i figli sotto l’anno di età, fino al primo compleanno;
  • maggiorazione del 50% per i figli tra uno e tre anni nelle famiglie con almeno tre figli e Isee entro 46.582,71 euro;
  • 150 euro forfettari per i nuclei con almeno quattro figli a carico.

 

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