Banche, in Italia prosegue il calo degli sportelli: -516 nel 2025. Le regioni più colpite

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Nel nostro Paese continua la riduzione degli sportelli bancari, con centinaia di chiusure su tutto il territorio ma non in modo omogeneo. A fotografare la situazione è l’Osservatorio First Cisl: ecco cosa emerge dall’ultimo rapporto con i dati aggiornati al 31 dicembre 2025

Quello che devi sapere

L’Osservatorio

L’Osservatorio sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba di First Cisl si occupa di monitorare la situazione delle banche e degli sportelli bancari nel nostro Paese. L’Osservatorio elabora i dati resi disponibili dalla Banca d’Italia e dall’Istat.

 

Per approfondireBce: nuovi stress test nel 2026, focus su rischi geopolitici e cyber

Le chiusure degli sportelli bancari

Da quanto emerge dall’ultimo aggiornamentoanche nel 2025 si registra un calo del numero degli sportelli bancari. Le banche italiane, quindi, hanno continuato a ridurre la propria rete fisica e nel corso dell’anno c’è stata la chiusura di 516 sportelli. A livello nazionale, al 31 dicembre 2025 il numero complessivo degli sportelli bancari è sceso a 19.140: un dato che si conferma stabilmente sotto la soglia dei 20mila. Rispetto alla fine del 2024, il calo complessivo è stato pari a circa il 2,6%.

 

Per approfondireMutui, risalgono i tassi: per la casa aumentati al 3,37% a dicembre

pubblicità

Forti squilibri territoriali

L’Osservatorio sottolinea come, anche nel 2025, i tagli alla rete fisica non abbiano interessato in modo omogeneo le diverse aree del Paese. Le chiusure, quindi, hanno confermato l’esistenza di forti squilibri territoriali.

 

Per approfondireMutui, dai tassi variabili fino alle cifre richieste: tutte le novità del mercato

Le province

In base all’Indicatore di desertificazione provinciale elaborato dall’Osservatorio, tra le province meno desertificate c’è la conferma di Barletta-Andria-Trani, Brindisi, Ferrara, Grosseto, Pisa, Ragusa, Ravenna, Reggio-Emilia. Sugli ultimi gradini della classifica, invece, ritroviamo Verbano-Cusio-Ossola, Vibo Valentia e Isernia

pubblicità

Le regioni più colpite dai tagli

Le Marche sono la regione italiana più colpita dai tagli degli sportelli bancari: nel 2025 si è registrato un calo del 4,3%. Seguono la Toscana (-3,5%), la Calabria e il Veneto (entrambe -3,2%). Quelle meno colpite sono Emilia-Romagna (-1,4%) e Trentino Alto Adige (-0,2%).

I comuni senza sportelli

Analizzando le regioni con la maggiore incidenza di comuni senza sportelli, al primo posto troviamo il Molise: 83,8%. Seguono la Calabria (74,5%), la Valle d’Aosta (74,3%), il Piemonte (65,8%), l’Abruzzo (61,3%). Dal lato opposto, valori sensibilmente più contenuti si registrano in Emilia-Romagna: 8,2%.

pubblicità

I comuni

In base agli ultimi dati emerge anche un altro dato relativo allo scorso anno: è aumentato ancora il numero di comuni italiani totalmente privi di sportelli bancari: al 31 dicembre 2025 sono 3.457, il 44% del totale. Si tratta di 75 comuni in più rispetto all’anno precedente.

I servizi bancari

Dall’ultimo rapporto, inoltre, risulta in aumento anche il numero di persone che non ha accesso ai servizi bancari o rischia di perderlo: sono quasi 11,5 milioni. Di queste, quelle che vivono in comuni totalmente desertificati sono circa 4,9 milioni (+ 5,3%); mentre quelle che vivono in comuni in via di desertificazione, cioè con un solo sportello bancario, sono oltre 6,5 milioni (+ 4,6%). Risulta in aumento anche il numero di imprese che ha la propria sede in comuni desertificati: sono 16.800 in più rispetto alla fine del 2024.

pubblicità

Le città

L’Osservatorio sottolinea come la desertificazione bancaria non sia un fenomeno che riguarda solo i piccoli comuni o le aree interne. “Al contrario, se si guarda all’evoluzione del fenomeno, si nota che dalla fine del 2021 al 31 dicembre 2025 la percentuale di chiusure nelle due più grandi città italiane è superiore alla media nazionale”, si legge nel rapporto. Nel dettaglio: a Roma la percentuale è -14% e a Milano -16,1%, mentre la media nazionale è -11,6%. Guardando ad altri capoluoghi di regione, sempre rispetto al 2021, Palermo segna -15,3%, Genova -12,6%, Firenze -12,4%.

L’internet banking

“Nel complesso, il 2025 conferma che la desertificazione bancaria continua ad ampliare il numero di cittadini con accesso limitato ai servizi bancari, in un contesto in cui la diffusione dell’internet banking non è ancora sufficiente a compensare la perdita della presenza fisica, soprattutto per la popolazione anziana e per le fasce più fragili”, sottolinea il rapporto. A proposito di internet banking, in Italia tra il 2024 e il 2025 il suo utilizzo è cresciuto di poco più di un punto percentuale (dal 55,01% al 56,37%). In alcune regioni si è verificato anche un calo: ad esempio nel Lazio (dal 60% al 59%), in Umbria (dal 60% al 56%), in Veneto (dal 66% al 61%).

pubblicità

Distanti dalla media europea

Sull’internet banking, la distanza dalla media europea resta ampia: 69,7%, contro il 56,37% italiano. Guardando alle maggiori economie europee, il nostro Paese è indietro anche rispetto a Francia (78,3%), Spagna (74,8%) e Germania (70,7%). L’Osservatorio sottolinea: “A smentire ulteriormente il nesso di causa-effetto tra digitalizzazione e desertificazione bancaria è il caso francese, che a un elevato livello di utilizzo dell’internet banking da parte della clientela accompagna una presenza sul territorio da parte delle banche ben più radicata rispetto a quella che si registra in Italia (48 sportelli ogni 100mila abitanti in Francia contro 33 in Italia)”. Tornando all’Italia, si registra una crescita del 2,7% nell’utilizzo dell’internet banking nella fascia d’età compresa tra 65 e 74 anni: il dato è comunque inferiore alla media dei paesi Ue (+ 3,2%). In Europa, inoltre, a utilizzare i canali digitali è il 47,9% della popolazione più anziana contro il 36,7% di quella italiana. 

I gruppi bancari

L’Osservatorio sottolinea come, con la nuova ondata di chiusure degli sportelli, si sia modificata anche la classifica della presenza territoriale dei gruppi bancari. Ora al primo posto c’è il Gruppo Iccrea (2.447 sportelli a fine 2025), che ha superato Intesa Sanpaolo (2.298). Al terzo posto, a tallonare sempre più da vicino il secondo, c’è Unicredit (2.245).

pubblicità

Il commento

“Nell’ultimo trimestre del 2025 le chiusure sono in larga misura dovute a Intesa Sanpaolo. Ciò ha fatto sì che il gruppo Iccrea, che ha sostanzialmente mantenuto stabile la sua presenza, abbia conquistato il primo posto nella classifica dei gruppi bancari per numero di sportelli. Anche le chiusure in Banco Bpm sono state numerose nell’ultimo trimestre. E nel 2026 il fenomeno continuerà: Bper chiuderà una novantina di sportelli nel mese di aprile. La speranza è che Unicredit non si limiti a mantenere l’attuale rete, ma magari inverta la tendenza”, ha commentato il segretario generale nazionale First Cisl Riccardo Colombani. “Sui territori restano, spesso da sole, le banche di prossimità, punto di riferimento delle famiglie e soprattutto delle micro imprese, mentre le grandi banche si orientano verso il business del risparmio e, soprattutto, verso la gestione della ricchezza delle famiglie abbienti. Tra le banche di prossimità spicca il credito cooperativo a mutualità prevalente, che complessivamente detiene il 21,4% del totale degli sportelli bancari”, ha aggiunto.
 

Riguardo all’internet banking, invece, ha sottolineato: “Nel 2025 l’andamento dell’utilizzo in Italia, pur in modesta crescita, resta significativamente inferiore alla media europea e molto distante dai principali Paesi dell’Unione. Ma soprattutto i dati smentiscono la tesi che esista un nesso causale diretto tra digitalizzazione e chiusura degli sportelli: in Europa convivono alti livelli di utilizzo dei servizi digitali e una rete fisica ben più capillare di quella italiana. Siamo oltre l’allarme sociale. I numeri descrivono un fenomeno su larga scala di esclusione sociale delle fasce più fragili della popolazione. Le banche che vogliono essere considerate socialmente responsabili devono dimostrarlo coi fatti: o riaprono le filiali o realizzano programmi gratuiti di educazione digitale, soprattutto per la clientela più anziana e comunque per quella non avvezza all’utilizzo del digitale. Oppure, possono sempre fare ambedue le cose”, ha concluso Colombani.

 

Per approfondireConti correnti, in 10 anni costi aumentati del 23%: la spesa media supera i 100 euro

pubblicità