Tabacchi, da oggi sigarette più care: aumenti fino a 30 centesimi a pacchetto

Economia
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Introduzione

Il 16 gennaio scattano i primi rincari decisi con la manovra. Si parte dalla Philip Morris, la multinazionale che ha la quota di mercato più alta in Italia, con aumenti che saranno fino a 30 centesimi a pacchetto. Ad esempio le Marlboro passano da 6,50 a 6,80 euro a pacchetto. Aumenteranno anche i sigari ed il tabacco trinciato ma non il tabacco “riscaldato”. Poi a seguire nei prossimi giorni i Monopoli pubblicheranno le tabelle con gli aumenti per tutte le altre marche. Sul sito dell'Adm sono disponibili tutti i nuovi prezzi espressi in euro al kg e con relativo aumento a pacchetto.

Quello che devi sapere

L’annuncio

La Federazione italiana tabaccai avvisa sul proprio sito: "Si comunica che i prodotti riportati nel listino, già pubblicato sul sito internet dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (www.adm.gov.it), subiranno una modifica tariffaria che entrerà in vigore dal 16 gennaio 2026”. Gli aumenti, come previsto dalla manovra, proseguiranno anche nel 2027 e 2028. Il gettito atteso per quest'anno sarebbe di circa 900 milioni.

 

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Assoutenti: aumento costerà 1,47 miliardi di euro tra 2026 e 2028

La stangata non si fermerà al 2026 - ricorda Assoutenti - in quanto gli aumenti delle accise sul tabacco saranno progressivi e proseguiranno fino al 2028. La manovra prevede un aumento progressivo negli anni 2026-2028 dell'importo minimo fisso delle accise su sigarette, sigaretti e tabacco trinciato, e ridetermina i coefficienti per il calcolo dell'accisa sui prodotti a tabacco riscaldato.

 

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Le accise

Nello specifico l'accisa sui tabacchi lavorati passa da 29,50 euro per 1.000 sigarette del 2025 ai 32 euro del 2026, per poi salire a 35,50 euro nel 2027 e 38,50 euro nel 2028, spiega Assoutenti. L'importo minimo dell'accisa sui sigaretti sale da 37 a 47 euro il chilogrammo convenzionale per l'anno 2026, a 49 euro per l'anno 2027 e, a decorrere dall'anno 2028 a 51 euro il chilogrammo convenzionale. L'importo minimo dell'accisa sul trinciato (tabacco trinciato a taglio fino da usarsi per arrotolare le sigarette) sale da 148,50 euro il chilogrammo convenzionale a 161,50 euro per l'anno 2026, a 165,50 euro per l'anno 2027 e a 169,50 euro il chilogrammo a decorrere dall'anno 2028.  

Le sigarette elettroniche

Colpite anche le sigarette elettroniche: il coefficiente per i prodotti da inalazione senza combustione costituiti da sostanze liquide contenenti nicotina è stabilito pari al 18% per l'anno 2026; 20% per l'anno 2027; 22%, a decorrere dall'anno 2028. Invece, per i prodotti da inalazione senza combustione costituiti da sostanze liquide senza nicotina è previsto nella seguente misura: 13% per l'anno 2026; 15% per l'anno 2027; 17% per l'anno 2028.

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Il gettito

"Secondo le previsioni del governo l'aumento dei prezzi al pubblico di sigarette e tabacco garantirà un maggiore gettito da 1,47 miliardi di euro nel triennio: 213 milioni di euro per l'anno 2026, 465,8 milioni per l'anno 2027 e 796,9 milioni per l'anno 2028”, spiega il presidente di Assoutenti Gabriele Melluso. “È bene ricordare che la tassazione sul tabacco porta ogni anno nelle casse dello Stato la bellezza di 15 miliardi di euro”.

Sima: “Errore tassare solo le sigarette”

La Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), commentando i rincari, afferma che il fumo rappresenta ancora la più grande minaccia per la salute umana e provoca in modo diretto più decessi di alcol, droga, incidenti stradali, aids, omicidi e suicidi messi insieme. Tuttavia prevedere una maggiore tassazione che colpisce solo i prodotti da tabacco è un errore e non rappresenta un approccio realmente efficace e giusto per la tutela della salute pubblica.

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Sima: “I prodotti dannosi per la salute sono molti”

"Non si può ignorare che il tabacco non è l'unico prodotto che grava sulla salute pubblica: i superalcolici, il consumo eccessivo di zuccheri, e persino il cosiddetto "cibo spazzatura" sono tutti elementi che hanno un impatto significativo sulla salute dei cittadini e sui costi per il SSN”, afferma il presidente Alessandro Miani. “Eppure, questi prodotti vengono spesso esclusi dalle iniziative di tassazione mirata, come quella per le sigarette prevista dalla legge di bilancio”.

La tassa sui “vizi”

Se si ragiona nell'ottica di aumentare le tasse su beni dannosi per la salute, “bisognerebbe valutare un approccio più completo, che prenda in considerazione una vasta gamma di prodotti potenzialmente nocivi. In molti altri Paesi, infatti, l'idea della 'sin tax' (tassa sui vizi) è stata applicata con successo su diversi prodotti, dai superalcolici alle bevande zuccherate. Questo non solo ha contribuito a ridurre il consumo di tali prodotti, ma ha anche portato a un incremento delle entrate pubbliche, destinate a coprire i costi sanitari associati”, prosegue la Sima.

 

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Occorre strategia più ampia

"Sebbene l'aumento del prezzo delle sigarette possa rappresentare un valido strumento per disincentivare il fumo e raccogliere risorse per il SSN, esso dovrebbe far parte di una strategia più ampia. Occorre affrontare in modo integrato tutte le sostanze che danneggiano la salute, adottando misure fiscali coerenti e proporzionali rispetto al loro impatto sanitario. Solo così si potrà avere un approccio realmente efficace e giusto, sia per la tutela della salute pubblica che per il sostentamento del sistema sanitario", conclude il presidente Sima.

 

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