Indagine penale sul governatore della Federal Reserve, Powell replica: ”Intimidazioni"
EconomiaAl centro dell’indagine c’è il maxi progetto di ristrutturazione della sede della Fed di Washington: troppo onerosa per il presidente Trump e ora al centro dell’indagine del Dipartimento di Giustizia statunitense. In un messaggio video il governatore della banca centrale replica: è una mossa politica. I mercati mostrano nervosismo, il prezzo dell’oro tocca un nuovo massimo storico
È probabilmente un'escalation senza precedenti quella che si sta concretizzando nei rapporti tra Casa Bianca e Federal Reserve. Almeno, così la definisce chi è al centro del ciclone: il presidente della banca centrale americana, Jerome Powell. O Mr. “Too late”, così come lo ha ribattezzato Donald Trump qualche mese fa per accusarlo di essere troppo lento nel taglio del costo del denaro.
Il focus dell’indagine penale
Ecco l’oggetto del contendere. I procuratori statunitensi del Dipartimento di Giustizia hanno avviato un'indagine penale nei confronti di Powell per la ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari della sede centrale della Federal Reserve. Ad essere contestate sono le dichiarazioni rilasciate al Congresso la scorsa estate in merito all’onerosa ristrutturazione degli edifici della Federal Reserve a Washington. Un esborso giudicato eccessivo dal presidente americano che non mancò di esprimere, davanti alle telecamere e accanto allo stesso banchiere centrale, il suo disappunto. Jay Powell cercò di controbattere e si creò uno scontro in piena regola che segnò l’intensificarsi degli attacchi dell'amministrazione Trump alla banca centrale.
La risposta di Powell
In una dichiarazione video, Powell sostiene che la minaccia di un procedimento penale venga usata come leva politica. L'indagine – secondo quanto sostenuto dal banchiere centrale- servirebbe a intensificare la pressione dell'amministrazione Trump sulle decisioni di politica monetaria e a mettere in discussione l'autonomia dell'istituzione. "La minaccia di accuse penali è conseguenza del fatto che la Federal Reserve fissa i tassi sulla base della nostra migliore valutazione di ciò che serve al pubblico, invece di seguire le preferenze del Presidente", afferma.
Come noto, la Federal Reserve – a differenza della Banca Centrale Europea che ha come obiettivo precipuo mantenere un’inflazione vicina e poco inferiore al target del 2% - opera con un doppio mandato: stabilità dei prezzi e piena occupazione. Lo strumento principale è il tasso di riferimento, che orienta il costo del denaro per famiglie e imprese. Trump ha più volte sollecitato tagli dei tassi più rapidi da parte della Fed al fine di dare maggiore slancio all’economia e ha alzato il livello dello scontro fino ad arrivare all’attacco legati appunto ai costi della ristrutturazione della sede della Fed.
La posizione di Trump
Domenica il presidente ha detto di non sapere nulla dell'indagine del Dipartimento di Giustizia, senza perdere l’occasione di puntare il dito contro il “too late” Powell che, non dimentichiamo, ha scelto lui stesso per guidare la banca centrale: "Non ne so niente, ma di certo (Powell, ndr) non è molto bravo alla Fed e non è molto bravo a costruire edifici", ha dichiarato, citato da NBC.
Il successore di Powell
Mancano ancora pochi mesi e alla metà del 2026 scadrà il mandato di Powell. In un'intervista a Politico il mese scorso, Trump ha detto senza mezzi termini che valuterà il successore in base alla disponibilità a tagliare i tassi immediatamente. Il presidente ha comunque evocato in pubblico l'ipotesi di rimuovere Powell ante tempo, puntando intanto sui costi del cantiere: a luglio, la spesa per il restyling della sede di Washington, costruita 88 anni fa, e di un edificio vicino risultava aumentata di 600 milioni di dollari rispetto alla stima iniziale di 1,9 miliardi.
La reazione del mercato
Intanto la risposta dei mercati non si è fatta attendere e questo ennesimo elemento di incertezza sul futuro della Fed e di chi è chiamato a guidarla ha dato un nuovo boost al prezzo dell’oro. Il bene rifugio per eccellenza è salito al massimo storico, con un rialzo di circa il 2% ha toccato la quota dei 4.600 dollari l’oncia. I futures invece sugli indici di riferimento di Wall Street indicano un’apertura in calo e mostrano preoccupazione per il nuovo capitolo di botta e risposta tra Fed e Washington.
Il commento dell’esperto
“È l'ennesimo capitolo, e crediamo il più inquietante fino ad ora, della guerra aperta tra Trump e l'indipendenza della Fed. Usare il Dipartimento di Giustizia come manganello perché la Fed non taglia i tassi quanto e quando vuole il Presidente è un precedente pericolosissimo”. È questo il commento di Antonio Tognoli, esperto di mercati finanziari e responsabile macro analisi di Cfo Sim. “Non stiamo parlando di corruzione, insider trading o reati gravi: stiamo parlando di una testimonianza su costi di un cantiere che sono lievitati (cosa che capita nel 99% dei grandi progetti pubblici). Powell ha risposto con durezza, parlando esplicitamente di intimidazione e pressioni per piegare la politica monetaria (cosa peraltro pericolosissima per i mercati finanziati di tutto il mondo)”. Quali scenari si aprono a questo punto?
“Vedremo se l'inchiesta regge o se verrà archiviata in pochi mesi come molte altre “indagini mirate” dell'era Trump 2.0. Il punto - conclude Tognoli - è che si può dire di tutto e il contrario di tutto sul Presidente, ma non che sia uno sprovveduto. Lo sa benissimo che questo avrebbe causato volatilità sui mercati finanziari. Allora la domanda diventa perché a 4 mesi dalla scadenza del mandato? Intanto il messaggio è chiarissimo”.