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Pnrr, l'Italia conferma il suo impegno all'Ue

Economia

Simone Spina

Nel loro incontro a Roma, Giorgia Meloni e Ursula Von der Leyen hanno parlato anche del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il nostro governo ha confermato di voler realizzare quanto previsto nel programma anti-crisi varato due anni fa nel pieno della pandemia. Da qualche tempo però l'Esecutivo parla di modifiche

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LO SPECIALE SUL PNRR

 

L’Italia conferma il suo impegno per attuare il Piano Nazionale di Ripresa, il programma finanziato con 191,5 miliardi di euro di fondi comunitari (ai quali se ne aggiungono 30,6 di risorse nazionali). Un impegno che consiste non solo nel raggiungere gli obiettivi che ogni sei mesi ci siamo impegnati a centrare per ottenere le rate da Bruxelles, ma anche nel concludere tutti i cantieri entro il 2026 e attuare le riforme.

Le richieste dell'Italia

Roma ha firmato tutte queste promesse nel pieno della pandemia di Covid, quando il Piano venne varato e l’Europa decise di darci la fetta più grossa dei soldi a disposizione. Sono passati due anni e il nostro governo, però, da qualche tempo parla della necessità di modifiche al Pnrr per renderlo più flessibile e per tenere conto dell’aumento dei costi dell’energia, che ha fatto lievitare i prezzi, soprattutto nel campo delle costruzioni.

Quali modifiche sono possibili

L’Europa potrebbe venire incontro ad alcune richieste anche perché a voler cambiare i loro Piani sarebbero una decina di Paesi, fra i quali Germania e Spagna. Altri denari dovrebbero arrivare grazie ai fondi comunitari per l’energia (il RepowerEu) ma adattare i programmi è possibile, stravolgerli no. Di fronte a circostanze definite dagli accordi Ue “oggettive” si possono ottenere varianti agli investimenti, mentre appare molto più difficile avere il via libera per cancellare o rinviare una riforma.

Obiettivi 2023, iniziata la corsa

Il tempo intanto scorre e siamo in ritardo nella tabella di marcia della spesa, con Regioni e Comuni spesso in affanno. I 55 obiettivi di fine 2022 sono stati raggiunti e si aspetta la terza rata da 19 miliardi, ma è già tempo di fare altri compiti: entro giugno ci sono 27 traguardi (dei quali 12 per marzo) che valgono 16 miliardi e, ancora più impegnativo, potrebbe essere il semestre successivo (96 obiettivi per 34 miliardi).

Il negoziato con Bruxelles

Sarà necessario correre ma alcuni dei progetti previsti appaiono riscuotere scarso interesse, come il caso dei bandi per l’idrogeno verde nei trasporti. In altri casi, come il nuovo codice degli appalti, invece, potrebbe esserci un rinvio dell’entrata in vigore con l’intento di non frenare l’assegnazione delle gare. Tutte modifiche, però, che andrebbero contrattate con Bruxelles.