Buoni pasto elettronici, soglia di esenzione a 10 euro nel 2026: cosa cambia e per chi
EconomiaIntroduzione
Novità da quest’anno per aziende e lavoratori che utilizzano i buoni pasto. La Legge di bilancio 2026, approvata dal Parlamento a fine dicembre, ha innalzato da 8 a 10 euro la soglia di esenzione fiscale sul benefit riconosciuto in forma elettronica
Quello che devi sapere
Come funziona
Ai fini fiscali, il costo sostenuto dall’impresa per la pausa pranzo dei dipendenti presso mense, bar o ristoranti concorre alla formazione del reddito da lavoro sottoposto a tassazione Irpef. Per sostenere le politiche di welfare, tuttavia, la legge prevede una franchigia che, fino allo scorso anno corrispondeva a 8 euro per i buoni pasto elettronici e a 4 per il formato cartaceo.
Per approfondire: Buoni pasto, ipotesi esenzione fiscale a 10 euro. Cosa cambia per lavoratori e aziende
A cosa servono i ticket
Il ticket rappresenta a pieno titolo uno strumento di integrazione al reddito. Per le famiglie del ceto medio, tra i 25mila e i 50mila euro annui, l’apporto annuale corrisponde in media ad una mensilità in più.
La proposta
Tra i primi a proporre una modifica legislativa delle soglie spiccano le società che gestiscono l’emissione dei ticket digitali. Secondo i dati pubblicati dall’Osservatorio Welfare 2025 di Edenred Italia, il 60% dei lavoratori colloca il caro-vita in cima alla classifica delle preoccupazioni. Sette appartenenti su dieci alla Generazione Z, i nati tra il 1997 e il 2012 molti dei quali iniziano ad affacciarsi ora nel mercato del lavoro, temono l'aumento dei prezzi sui beni di prima necessità. “In questo contesto, strumenti come il buono pasto diventano essenziali, ma il loro potenziale è limitato da una soglia fiscale ferma al 2020. Rivedere quella soglia non è un costo, ma un investimento strategico per incentivare le imprese a erogare più valore ai propri dipendenti”, aveva detto lo scorso luglio l’amministratore delegato, Fabrizio Ruggiero, in un’intervista a La Repubblica.
Buoni pasto cartacei invariati
La modifica introdotta in manovra si concentra sui ticket elettronici che da quest'anno consentiranno al datore di garantire un importo giornaliero maggiore senza effetti sul costo del lavoro. Resta inviata invece la soglia relativa ai buoni pasto cartacei più difficili da sottoporre ai controlli del Fisco.
L’obiettivo
Scopo della misura è soprattutto quello di sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti tramite la diffusione di uno strumento di welfare a disposizione delle aziende pubbliche e private. Sono diverse, inoltre, le aziende che autorizzano l’utilizzo del buono per la spesa al supermercato.
L’effetto in busta paga
Ipotizzando un'erogazione continuativa lungo l’intero anno lavorativo, che corrisponde in media a 220 giorni, l’innalzamento di 2 euro della soglia si traduce in uno sconto complessivo che supera i 440 euro. Con un limite esentasse a 10 euro, infatti, il valore complessivo è destinato a salire in media da 1.760 a 2.200 euro.
I lavori interessati
Secondo i dati forniti da Associazione nazionale società emittenti buoni pasto (Anseb) l’aumento della quota esentasse da 8 a 10 euro avrà effetti su una platea di circa 3,5 milioni di lavoratori, di cui 2,8 nel privato e 700mila nel pubblico.
L’impatto sulla filiera della ristorazione
In secondo luogo, la norma mira a sostenere le attività commerciali che accettano i buoni pasto. Come evidenziani i dati dell'associazione di categoria la misura avrà un impatto su circa 250mila enti che acquistano il servizio e 170mila esercizi convenzionati, dai bar a ristoranti e gastronomie. Si punta in questo caso al duplice obiettivo di incentivare la diffusione dello strumento e a scontrini fiscali più elevati sulle singole consumazioni. "L’adeguamento a 10 euro va nella direzione giusta: rende più competitivo il sistema delle imprese, sostiene i pubblici esercizi e attiva un effetto moltiplicatore sui consumi, contribuendo a rimettere al centro l’economia reale e i bisogni delle famiglie", è il commento di Matteo Orlandini, presidente dell'Anseb.
Aumento non automatico
Va tuttavia ricordato che all’innalzamento della soglia esentasse non corrisponde in automatico il riconoscimento di buoni pasto con un valore più elevato. Le aziende possono decidere di mantenere lo strumento con gli importi precedenti azzerando di fatto gli effetti positivi in busta paga.
Rischio penalizzazioni
Un aspetto potenzialmente critico del provvedimento riguarda inoltre la forbice tra i buoni pasto elettronici e cartacei. L’agevolazione si limita alle aziende che investono nello strumento digitale di welfare che, come detto, risponde in modo più efficace al tracciamento. In molte piccole e medie imprese, tuttavia, l’innovazione procede a rilento e il formato cartaceo rimane ancora un mezzo diffuso con il rischio di penalizzazioni per i dipendenti.
Per approfondire: Buoni pasto, da 1 settembre tetto 5% sulle commissioni alle imprese: novità e cosa cambia