
Agenzie di rating, da Moody’s a Fitch: perché l’Italia è nel mirino
I conti italiani sono sotto osservazione e si susseguono i moniti internazionali. Si guarda con attenzione al debito e a come il nuovo governo dispiegherà i fondi Next Generation Eu, punto centrale per spingere la crescita del Paese

Da più parti arrivano moniti internazionali sui conti pubblici dell’Italia. Il 6 ottobre è stato il turno dell’agenzia di rating Fitch, che in un nuovo focus sul Bel Paese ha posto l’attenzione sull’eredità che l’esecutivo Draghi lascia al nuovo governo. Si tratterebbe di “un punto di partenza fiscale più forte di quanto atteso” ma per spingere la crescita, “anche attraverso un efficace dispiegamento dei fondi Next Generation Eu”, resta centrale una duratura riduzione del debito
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Fitch sottolinea come lo spazio per cambiare il Pnrr sia "limitato" e dunque "l'approccio del prossimo governo a qualsiasi potenziale rinegoziazione sarà importante sia per la crescita che per il sentiment del mercato”. "La crisi energetica e i limiti della politica fiscale che l'Italia ha di fronte rendono i fondi del Ngeu ancora più importanti per migliorare le prospettive di crescita", afferma l’agenzia di rating
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Sul desiderio di rinegoziare parti del Pnrr, espresso da Giorgia Meloni, Fitch ritiene “sia improbabile che la Commissione europea mostri molta flessibilità sulle riforme strutturali. Questo significa che c'è solo uno stretto percorso per rinegoziare il Pnrr, con il rischio di un confronto pubblico che porti solo a piccoli cambiamenti”. Pur partendo, come emerso dalla Nadef, con conti pubblici migliori di quelli attesi ad aprile, il nuovo governo dovrà fare i conti con un contesto difficile
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Sempre secondo Fitch, il nuovo esecutivo si dovrà adattare "a prospettive di tassi più alti e di crescita più debole", che produrranno "entrate fiscali calanti" mentre le spese saranno messe sotto pressione dall'indicizzazione di quelle previdenziali e assistenziali, incluse le pensioni, e dai sostegni per far fronte al caro energia, con i bond governativi che a fine settembre hanno toccato i massimi da nove anni
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"Questo significa che lo spazio fiscale per manovrare sarà molto limitato se si vuole che il rapporto debito pubblico e Pil continui a scendere", sottolinea Fitch, che mette in guardia dal rischio di "avverse reazioni di mercato" nel caso di annuncio di "deficit più alti". "La legge di bilancio 2023 si focalizzerà probabilmente su una risposta fiscale aggiuntiva alla crisi energetica e la nostra attuale previsione è che il nuovo governo adotterà una posizione fiscale sostanzialmente responsabile”, è la conclusione dell’agenzia di rating
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Più severo è invece il giudizio di Moody’s, che ha anticipato il rischio concreto di un abbassamento del rating italiano. “Probabilmente declasseremmo i rating dell’Italia se dovessimo vedere un significativo indebolimento delle prospettive di crescita di medio termine del Paese, a causa della mancata attuazione delle riforme a favore della crescita, comprese quelle delineate nel Pnrr”, hanno scritto

Nel report di aggiornamento di Moody’s si legge ancora che “politiche fiscali e/o economiche che indeboliscono il sentiment del mercato e l’aumento dei livelli di indebitamento nel medio termine” porterebbero al ribasso dei rating dall’attuale Baa3. Moody’s ha però messo sul tavolo anche i fattori che porterebbero a un cambio del rating sull’Italia in positivo

"Sebbene sia improbabile un aumento del rating nel prossimo futuro, prenderemmo in considerazione la possibilità di cambiare l'outlook a stabile (da negativo, ndr) se ci fosse la prova "che il prossimo governo è impegnato nell'attuazione di riforme strutturali a sostegno della crescita, comprese quelle delineate nel Pnrr" e se questa "fosse accompagnata da un credibile piano di risanamento di bilancio a medio termine che impedirebbe un aumento significativo del debito”

Sia Fitch che Moody’s, in sostanza, evidenziano le stesse criticità, ovvero come il nuovo esecutivo potrebbe pensare di rinegoziare il Pnrr. Il motivo di questa osservazione è semplice: l'Italia è di gran lunga la destinataria principale dei fondi di Next Generation Eu, e dunque i risultati del programma italiano sono decisivi anche per un consuntivo a livello comunitario

Il debito, nell'ottica degli osservatori internazionali e in particolare ovviamente in quella delle agenzie di rating, resta quindi l'osservato numero uno, in uno scenario di previsioni generalmente meno rosee di quelle appena elaborate nella Nadef. In particolare per Fitch, che solo poche settimane fa ha ipotizzato per il Pil italiano un arretramento dello 0,7% nel 2023
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