Gas, cosa accade se sale il livello di allerta

Economia

Simone Spina

©Ansa

Dall'inizio della guerra in Ucraina siamo in preallarme. Il governo nelle prossime ore potrebbe elevare il livello di emergenza dopo il taglio delle forniture dalla Russia.  Vediamo cosa comporterebbe una decisione di questo tipo

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Non c’è il rischio che non si accenda la fiamma. Se il governo alzerà il livello di allerta sul gas, in casa i fornelli continueranno a funzionare. Il passaggio dall’attuale stato di preallarme, deciso con l’inizio della guerra in Ucraina, a quello di allarme non è però senza conseguenze. Certificherebbe che la situazione è peggiorata: si arriverebbe infatti al secondo dei tre scalini esistenti nel piano per la crisi energetica, quello che precede l’ultimo stadio, classificato come emergenza.

Il rebus degli stoccaggi

Il preallarme, la situazione in cui l’Italia già si trova come molti altri Paesi europei, si ha quando ci sono eventi che possono ridurre gli approvvigionamenti: ecco perché è stato dichiarato dopo l’invasione russa, da cui dipendiamo molto per il metano. L’allarme, invece, scatta quando i flussi si sono ridotti, circostanza accaduta negli ultimi tempi quando Mosca ha venduto a Roma meno gas di quello richiesto, ma comunque sufficiente per gli attuali bisogni, bassi perché le caldaie sono spente. Volevamo un certo quantitativo, per riempire più che in passato i depositi in vista dell’inverno e ce n’è stato dato meno.

Possibili impatti sull'industria energivora

Col passaggio a una soglia più alta diventerebbe, comunque, più probabile la possibilità di ridurre le forniture alle industrie che consumano molta energia, come acciaierie e cementifici. Inoltre, s’intensificherebbe la ricerca di alternative a Mosca, un impegno che l’Italia ha avviato ma che richiede tempo, come il caso - da ultimo - dell’accordo fra Eni e Qatar per il metano liquido che darà risultati concreti dopo il 2025.

Razionamenti con livello "emergenza"

Il terzo livello, quello d’emergenza, potrebbe esserci, invece, nel caso in cui – per esempio – il Cremlino chiudesse del tutto i rubinetti. Scatterebbero misure più drastiche, come i razionamenti. Limiti, per esempio, nelle case alle temperature di termosifoni e condizionatori, come già fatto per gli uffici pubblici.

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