Concorrenza, la riforma si arena sulle spiagge

Economia

Simone Spina

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Il nodo riguarda le concessioni balneari. Il governo vuole la fine delle proroghe automatiche dei permessi e l’avvio delle gare dal 2024. Ma in Parlamento c'è chi si oppone. La questione ha importanti implicazioni economiche: dai prezzi per lettino e ombrellone, ai canoni delle licenze, passando per i gestori che temono danni alle loro attività

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Quando il gestore di uno stabilimento balneare non si vedrà rinnovato automaticamente il permesso per affittare lettino e ombrellone? E’ questo il nodo principale che tiene in stallo la riforma della concorrenza, uno dei provvedimenti da approvare in tempi stretti, altrimenti c’è il rischio che l’Europa non ci dia i miliardi del Recovery Fund.

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La questione sembrava essersi risolta a febbraio, quando il governo aveva dato il via libera alle nuove regole, che prevedono che le licenze dal 2024 siano assegnate tramite gara. Nella maggioranza, invece, c’è chi (Lega in primis) preme perché questo termine venga allungato. Bisogna ricordare che è dal 2006 che Bruxelles (con la direttiva Bolkestein) ha stabilito che le concessioni (cioè lo sfruttamento economico di un bene pubblico) debbano essere messe all’asta per favorire la concorrenza. Noi non ci siamo adeguati, col risultato di continui richiami comunitari e il rischio di una maxi-multa. Lo scorso autunno, poi, il Consiglio di Stato ha stabilito il divieto di proroga dopo il 2023.

Rendite ingiustificate

Un motivo in più per spingere Palazzo Chigi a un cambio di passo, che ha lo scopo di scardinare rendite a volte ingiustificate e che dovrebbe portare tariffe meno salate quando si va al mare. C’è anche la questione dei prezzi delle licenze. Adesso spesso sono molto bassi, col risultato che lo Stato incassa poco: circa 100 milioni all'anno a fronte di un giro di affari del settore di 15 miliardi. Con la riforma i canoni saranno adeguati al tipo di spiaggia, in base al loro pregio naturalistico.

I timori dei gestori

Per contro, le imprese temono di dover sostenere spese più alte o perdere la propria attività. Per questo un’altra questione è quella degli indennizzi. Sono previste delle tutele, in particolare per le aziende più piccole a conduzione familiare e a chi sta pagando il mutuo per lo stabilimento. Ma anche questo aspetto è ancora da mettere a punto.

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