Confindustria: “Alla fine del 2020 l’Italia rischia una seconda recessione”

Economia

Il rapporto mensile del Centro Studi di Confindustria, evidenzia per il nostro Paese il "rischio di nuova caduta", con il Pil del quarto trimestre atteso "di nuovo in calo" a causa della pandemia di Covid-19. Preoccupano i servizi, in particolare il turismo che potrebbe subire perdite vicine al 70%. Secondo il Csc, inoltre, la domanda interna è “fragile” ed è allarme per uno "stop dell'occupazione". Frena anche la crescita dell’Eurozona

A fine 2020 l'Italia rischia una seconda recessione a causa della pandemia di coronavirus (AGGIORNAMENTI IN DIRETTA - SPECIALE). A dirlo è il Centro Studi di Confindustria nella Congiuntura Flash, che evidenzia il "rischio di nuova caduta", con il Pil del quarto trimestre atteso "di nuovo in calo". Il pericolo riguarda soprattutto i servizi, con il turismo che, secondo le stime di Federturismo, subirà nuovamente perdite vicine al 70%. Frena anche la crescita dell’Eurozona, mentre nello scenario globale il petrolio è "in risalita", la crescita Usa è "sotto ritmo", è in evidenza un "Brasile in crescita" e ci sono “segnali incoraggianti anche per la manifattura cinese e indiana". "Si contrae invece l'industria russa - spiega il Csc - che risente dei prezzi del petrolio ancora bassi".

“L’occupazione punta verso il basso”

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"Le recenti misure restrittive per arginare l'epidemia - si legge - inducono a stimare che nel IV trimestre si avrà di nuovo un Pil in calo". L'impatto sull'economia italiana, fa notare il Csc, dovrebbe essere contenuto rispetto al crollo nel I e II (-17,8%), dato che molti settori produttivi restano aperti. Ciò avviene subito dopo il forte rimbalzo nel III (+16,1%), che aveva riportato l'attività al -4,5% dai livelli pre-Covid. Il centro studi di via dell'Astronomia nel rapporto sottolinea le criticità: "Peggiorano i servizi", ma anche l'industria vede una "risalita stoppata". Ed è allarme per uno "stop dell'occupazione": gli economisti di Confindustria rilevano che "l'occupazione si è di nuovo appiattita a settembre, dopo la risalita temporanea a luglio e agosto. La disoccupazione sembra ripuntare verso il basso, come a marzo-aprile, per la contrazione della forza lavoro. Il quarto trimestre anche per l'occupazione si preannuncia in negativo".

“La domanda interna è fragile, la fiducia delle famiglie diminuisce”

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Secondo il Csc, inoltre, la domanda interna è "fragile": "Gli ordini interni dei produttori di beni di consumo sono risaliti a -28,3 (-34,4 nel III trimestre), quelli dei produttori di beni strumentali a -31,4 (da -42,8). La fiducia delle famiglie però diminuisce, con forte calo delle attese sull'economia: ciò alimenta la propensione al risparmio". Nelle imprese c'è poi "più debito per la liquidità. A settembre la dinamica del credito alle imprese ha accelerato ulteriormente (+6,8% annuo, da -1,0% a gennaio), per sopperire alla carenza di liquidità. I prestiti con garanzie pubbliche hanno superato i 110 miliardi a novembre (dati Task Force). Ciò peserà sul debito bancario (da 16,5% a 18,9% del passivo, stime CsC) e sugli oneri finanziari, riducendo le risorse per investimenti". L'export è "in risalita", con un recupero che "ha riguardato tutti i principali tipi di beni e, con ritmi diversi, i maggiori mercati. Le indicazioni a inizio quarto trimestre erano positive: in risalita gli ordini manifatturieri esteri. Tuttavia - avverte il CsC - le probabilità di una nuova caduta a fine anno sono alte, a causa della pandemia, specie nelle voci legate al turismo".

A ottobre frena l’Eurozona

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Anche la crescita dell'Eurozona frena. Dopo il rimbalzo del Pil nel III trimestre (+12,6%), si è avuto un rallentamento a ottobre: il pmi composito è sulla soglia neutrale di 50 e il sentiment è fermo lontano dalla media storica. "Ciò - spiega il Csc - è sintesi di dinamiche divergenti: negativa per i servizi, dove è atteso un ulteriore calo di domanda, per le nuove restrizioni; buona per l'industria, che è sostenuta da un ricco portafoglio ordini. In Germania l'impennata della produzione industriale ha alzato di 5 punti l'utilizzo degli impianti". L'analisi mette anche in evidenza come il tasso sovrano in Italia sia rimasto basso (0,66% medio il Btp decennale a novembre), "nonostante qualche volatilità". Anche lo spread sulla Germania ha tenuto, sui bassi valori di ottobre (+1,23%). "Una buona notizia - sottolinea la nota - rispetto al balzo di marzo, quando l'Italia era percepita come più rischiosa".

“Politiche di Biden impatteranno su Europa e Italia”

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Analizzando poi "conseguenze e prospettive dopo le elezioni Usa", e come potrebbe evolvere lo scenario di politica economica statunitense con la presidenza di Joe Biden, gli economisti del centro studi di Confindustria sottolineano anche quanto gli Stati Uniti siano "il Paese più rilevante per l'economia italiana", e che "un cambiamento di prospettive negli Usa avrebbe ripercussioni rilevanti sull'economia europea e italiana”. Nel concreto, il dollaro potrebbe continuare a indebolirsi sull'euro e "se il trend si rafforzasse sarebbe sfavorevole per l'Italia, perché renderebbe meno competitivo il nostro export". "La sincronicità è forte con l'economia italiana - indica il Csc - sia perché gli Usa sono il terzo mercato di sbocco per il nostro export, con un peso in forte crescita negli ultimi anni, sia attraverso l'elevata partecipazione del manifatturiero italiano alle catene globali del valore. I legami tra Italia e Usa sono alimentati dagli intrecci proprietari nelle imprese e dai flussi di investimenti diretti esteri: gli Usa sono il primo Paese per presenza delle imprese italiane all'estero e anche come controllante delle multinazionali estere operanti in Italia". Ma "nel breve periodo resta preponderante l'emergenza sanitaria: la presidenza Biden potrebbe favorire misure anti-Covid più stringenti, come in vari paesi Ue, provocando però una frenata dell'economia Usa, almeno finché un vaccino non sarà disponibile su larga scala".

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