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Manovra: il governo punta a chiudere, l'Ue concede più tempo all’Italia

4' di lettura

Il dialogo con Bruxelles prosegue, ma non c’è ancora l’intesa per evitare la procedura d'infrazione. Il governo avrebbe proposto alla Commissione una revisione in calo delle stime di crescita del Pil 2019. L’esame del testo in Senato slitta a giovedì o venerdì

Il giorno del giudizio dell'Ue sulla manovra economica sembra allontanarsi, ma l’Italia non ha ancora raggiunto un'intesa per evitare la procedura d'infrazione. E anche se il dialogo con Bruxelles prosegue, la strada sembra ancora in salita. Il ministro dell'Economia Giovanni Tria ha inviato a Bruxelles un nuovo "schema", che disegna una manovra più snella: il deficit si abbassa al 2,04% e - a quanto si apprende - il governo avrebbe proposto una revisione delle stime di crescita del Pil nel 2019, che potrebbe calare dall'1,5% fino all'1%. Se la proposta convincerà i tecnici della Commissione, potrebbe essere tradotta in una lettera del ministro all'Ue e poi finalmente nelle norme della legge di bilancio (LE NOVITÀ NEL DDL). All’interno della maggioranza, però, c’è preoccupazione, soprattutto su reddito di cittadinanza e “quota cento”, anche se i due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, sostengono che non cambia nulla, che aver ridotto le cifre sulle due misure cardine del contratto non comporta alcun passo indietro. Intanto la ripresa dell'esame degli emendamenti in commissione Bilancio del Senato è stata spostata alle 9.30 di martedì mattina e si va verso la richiesta di far slittare di qualche giorno l'approdo del testo in Aula a Palazzo Madama, probabilmente a giovedì o a venerdì.

Conte e Tria puntano a chiudere rapidamente e positivamente

Gli altri attori della manovra, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Giovanni Tria, che si sono incontrati di nuovo a Palazzo Chigi, puntano a chiudere la partita con l’Ue e sono al lavoro per definire l'accordo con Bruxelles ed evitare la procedura di infrazione. Il governo ha ben presenti i costi di una bocciatura della manovra, la Commissione Ue ha ben presenti le ripercussioni politiche di una mancata intesa dopo le difficoltà create dalla Brexit e dalla protesta dei gilet gialli in Francia. Ma Salvini, in giornata, ha ribadito la linea dura: "Mi auguro che a Bruxelles ci sia buonsenso e non figli e figliastri: all'Italia contano anche i peli del naso e alla Francia di Macron fanno fare quel che gli pare. Mi auguro che la partita sia chiusa. Abbiamo fatto quel che dovevano fare, se ci chiedono di tagliare ancora no, basta"

La revisione delle stime di crescita del Pil che potrebbe piacere a Bruxelles

A spingere verso una soluzione positiva, ovvero evitare la procedura d’infrazione, potrebbe essere la revisione delle stime di crescita. Secondo quanto si apprende, il taglio della previsione del Pil programmatico dall'1,5 all'1% per il 2019 è tra le proposte avanzate alla Commissione Ue e ora al vaglio. Una crescita dell'1% nel 2019 sarebbe infatti in linea con le stime dei maggiori previsori internazionali. L'ultima a essere stata diffusa, in ordine di tempo, è quella della Banca d'Italia, secondo cui il Pil salirà dello 0,9% quest'anno e dell'1% il prossimo. Esattamente il contrario prevede l'Ocse, che scommette su un incremento del prodotto dell'1% nel 2018 e dello 0,9% nel 2019. Un po' più ottimista è il Fmi, secondo cui la crescita potrebbe attestarsi all'1,2% quest'anno e allo 0,9% il prossimo. L'Istat crede invece che l'economia italiana possa segnare un aumento dell'1,1% a fine 2018 per poi accelerare all'1,3% nel 2019.

Fonti M5s: tensioni con Lega e Giorgetti

Qualche problema, però, sembra esserci all’interno dell’asse Lega-M5s. Secondo fonti pentastellate, nel Movimento 5 stelle ci sarebbe tensione soprattutto verso il sottosegretario alla presidenza Giancarlo Giorgetti, che mantiene i rapporti proprio con quel mondo della finanza che vuole che il governo cada. Una certa insofferenza nei confronti della Lega sarebbe trapelata, riferiscono fonti parlamentari del Movimento, anche ieri nel brindisi di Natale che Grillo ha tenuto con alcuni deputati e senatori. Nessuna intromissione nei confronti dell'operato di Di Maio, anzi c'è la convinzione che questo governo deve andare avanti, ma noi del Movimento - avrebbe osservato Grillo secondo quanto riferisce chi era presente - siamo un'altra cosa. C'è poi da sciogliere il nodo del Global Compact (si va verso un rinvio), da stringere i bulloni a Montecitorio sul ddl anticorruzione (restano i mal di pancia dei leghisti) e da definire il calendario di gennaio. A partire dal tema dell'autonomia ("quelli della Lega pensano al nord ma poi vogliono i voti anche al sud", afferma un deputato pentastellato), delle riforme costituzionali e della legittima difesa.

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