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Bankitalia taglia stime di crescita del Pil 2018 dall'1,2% allo 0,9%

I titoli di Sky TG24 delle 18 del 14 dicembre

2' di lettura

Nelle proiezioni di Via Nazionale rimane invariata la previsione all’1% per il 2019, cifra stimata per tutto il triennio 2019-2021. Ma “ritmi di crescita più elevati potrebbero essere conseguiti se gli spread sovrani tornassero verso i valori medi del secondo trimestre”

La Banca d'Italia, nelle proiezioni macroeconomiche, taglia le stime di crescita del Pil per quest'anno allo 0,9% dall'1,2% precedente. Per il 2019 la previsione resta invariata all'1%, cifra stimata per tutto il triennio 2019-2021. Pesa anche il differenziale tra Btp e Bund tedeschi (COS'È LO SPREAD): "Ritmi di crescita più elevati potrebbero essere conseguiti se gli spread sovrani tornassero verso i valori medi registrati nel secondo trimestre dell'anno".

Cosa include la stima di crescita

La stima di crescita per il 2018 allo 0,9%, spiega la Banca d'Italia, include le informazioni di contabilità nazionale diffuse il 30 novembre, dopo la chiusura dell'esercizio previsivo. Senza considerare queste informazioni, la stima di crescita per il 2018 è pari all'1%. 

“Resta elevata l'incertezza connessa agli interventi della politica di bilancio”

Da Via Nazionale parlano anche della manovra, spiegando che "gli effetti sull'attività economica delle misure espansive contenute nella manovra di bilancio sarebbero contrastati dai più elevati tassi di interesse fin qui registrati e attesi, che conterrebbero l'espansione della domanda interna". Tuttavia, spiega Bankitalia, "i rischi al ribasso che circondano queste proiezioni sono assai elevati": "Quelli provenienti dal contesto internazionale sono associati principalmente a ulteriori irrigidimenti delle politiche commerciali" mentre "sul piano interno, resta elevata l'incertezza connessa agli interventi della politica di bilancio e alle possibili ripercussioni sui mercati finanziari e sulla fiducia di famiglie e imprese". Infatti, precisa la Banca d'Italia, "ulteriori aumenti dei tassi di interesse sui titoli pubblici, una più rapida trasmissione alle condizioni di finanziamento del settore privato o un più marcato deterioramento della propensione all'investimento delle imprese metterebbero a rischio la prosecuzione della crescita".

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